Alla ricerca del terzo uomo
di WALTER LIPPMANNQuesto articolo fa parte dello speciale La grande corsa sulle presidenziali negli Stati Uniti, uscito in versione originale il 28 luglio 1968 su L’Espresso.
Una tragedia l’assenza di un nuovo leader repubblicano. È difficile distinguere Humphrey da Nixon ascoltando le loro dichiarazioni sulla guerra e sulle spese militari.
Anche ora, benché il conteggio dei delegati indichi che il vicepresidente Hubert Humphrey e l’ex vicepresidente Richard Nixon sono in testa con largo margine nei rispettivi partiti, c’è la diffusa sensazione che il gioco sia ancora aperto. Ciò deriva, non v’è dubbio, da un esteso, generalizzato rifiuto di accettare l’alternativa Humphrey-Nixon come la sola possibile. La nazione si sente coinvolta in grandi problemi che non vede riflessi nell’atteggiamento evasivo dei due più probabili candidati. A molti non sembra giusto che in un periodo di crisi come quello attuale il nostro sistema politico non riesca a registrare e riflettere i problemi che ci tormentano.
Cos’è accaduto? Si direbbe che il sistema politico americano, così efficiente in tempi normali, proceda senza tenere in alcun conto la guerra nel Vietnam e le crisi razziali dell’interno. Nei periodi tranquilli della nostra vita pubblica i…
Cos’è accaduto? Si direbbe che il sistema politico americano, così efficiente in tempi normali, proceda senza tenere in alcun conto la guerra nel Vietnam e le crisi razziali dell’interno. Nei periodi tranquilli della nostra vita pubblica i…
Anche ora, benché il conteggio dei delegati indichi che il vicepresidente Hubert Humphrey e l’ex vicepresidente Richard Nixon sono in testa con largo margine nei rispettivi partiti, c’è la diffusa sensazione che il gioco sia ancora aperto. Ciò deriva, non v’è dubbio, da un esteso, generalizzato rifiuto di accettare l’alternativa Humphrey-Nixon come la sola possibile. La nazione si sente coinvolta in grandi problemi che non vede riflessi nell’atteggiamento evasivo dei due più probabili candidati. A molti non sembra giusto che in un periodo di crisi come quello attuale il nostro sistema politico non riesca a registrare e riflettere i problemi che ci tormentano.
Cos’è accaduto? Si direbbe che il sistema politico americano, così efficiente in tempi normali, proceda senza tenere in alcun conto la guerra nel Vietnam e le crisi razziali dell’interno. Nei periodi tranquilli della nostra vita pubblica il sistema dei partiti sembra una istituzione meravigliosamente unitaria. Suo scopo è di nascondere, comporre e mettere a tacere i grossi conflitti, e di confinare il dibattito su di essi nell’ambito delle regioni e degli Stati per impedire che diventi un motivo di divisione per l’intera nazione.
In tempi normali gli elettori sono chiamati a scegliere, il giorno delle elezioni, fra uomini e partiti che in realtà dicono le stesse cose. Il sistema non è apprezzabile da un punto di vista intellettuale, ma ha rappresentato in pratica il test dell’unità nazionale. È questo un momento del genere. È difficile distinguere Humphrey da Nixon ascoltando le loro pubbliche dichiarazioni sulla guerra, sull’intervento nelle regioni asiatiche e sulle gigantesche spese militari, sulla violenza e sulla gravità dei nostri problemi interni.
Perciò grandi masse di americani provano un senso d’impotenza nei confronti del nostro sistema politico. Sembra che i grandi problemi del nostro tempo dipendano da uomini che hanno abbandonato e falsificato le loro convinzioni e le loro intenzioni. Ma benché questa sia la scelta che offre la politica dei partiti, la democrazia american ha ancora una grande vitalità e non sembra disposta ad accettare senza alternative un così oscuro impasse. Il rifiuto di stare al gioco si esprime fra i democratici col successo del senatore Eugene McCarthy e fra i repubblicani col governatore Nelson Rockefeller. Molto dipende da questi due uomini.
Infatti, anche se può sembrare troppo tardi perché uno dei due sia nominato, è della massima importanza che essi perseverino nella loro lotta e dimostrino così che l’elettorato americano non ha accettato in silenzio e senza reagire la mancanza di una reale scelta elettorale e il soffocamento dei principi democratici.
I democratici devono sapere che c’è una attiva maggioranza fra loro la quale non ha accettato la commedia, e che può costituire in futuro il centro d’una azione per il ringiovanimento e di riforma del partito. Il partito non può identificarsi completamente e supinamente con lo storico disastro degli scorsi tre anni.
Ai repubblicani bisogna chiedere se intendano cogliere l’occasione storica di costituire una nuova coalizione governativa nella vita pubblica americana. Se essi decideranno di cogliere l’opportunità, cosa che possono far meglio e con maggiore sicurezza col governatore Rockefeller, hanno tutte le ragioni di aspettarsi un lungo periodo di potere.
A mio avviso, il fatto più probabile è che, a meno che i repubblicani non commettano qualche grosso errore, il paese punirà i democratici per i loro errori e li lascerà fuori dalla porta. Ciò potrebbe avvenire anche se i repubblicani non facessero nulla di male. Ma se faranno il gioco di Nixon, perderanno una grande opportunità. Se non nomineranno il governatore Rockefeller, il quale ha alle spalle il moderno mondo delle città e delle industrie, essi non solo perderanno una grande occasione ma apriranno la via al disastro.
Cos’è accaduto? Si direbbe che il sistema politico americano, così efficiente in tempi normali, proceda senza tenere in alcun conto la guerra nel Vietnam e le crisi razziali dell’interno. Nei periodi tranquilli della nostra vita pubblica il sistema dei partiti sembra una istituzione meravigliosamente unitaria. Suo scopo è di nascondere, comporre e mettere a tacere i grossi conflitti, e di confinare il dibattito su di essi nell’ambito delle regioni e degli Stati per impedire che diventi un motivo di divisione per l’intera nazione.
In tempi normali gli elettori sono chiamati a scegliere, il giorno delle elezioni, fra uomini e partiti che in realtà dicono le stesse cose. Il sistema non è apprezzabile da un punto di vista intellettuale, ma ha rappresentato in pratica il test dell’unità nazionale. È questo un momento del genere. È difficile distinguere Humphrey da Nixon ascoltando le loro pubbliche dichiarazioni sulla guerra, sull’intervento nelle regioni asiatiche e sulle gigantesche spese militari, sulla violenza e sulla gravità dei nostri problemi interni.
Perciò grandi masse di americani provano un senso d’impotenza nei confronti del nostro sistema politico. Sembra che i grandi problemi del nostro tempo dipendano da uomini che hanno abbandonato e falsificato le loro convinzioni e le loro intenzioni. Ma benché questa sia la scelta che offre la politica dei partiti, la democrazia american ha ancora una grande vitalità e non sembra disposta ad accettare senza alternative un così oscuro impasse. Il rifiuto di stare al gioco si esprime fra i democratici col successo del senatore Eugene McCarthy e fra i repubblicani col governatore Nelson Rockefeller. Molto dipende da questi due uomini.
Infatti, anche se può sembrare troppo tardi perché uno dei due sia nominato, è della massima importanza che essi perseverino nella loro lotta e dimostrino così che l’elettorato americano non ha accettato in silenzio e senza reagire la mancanza di una reale scelta elettorale e il soffocamento dei principi democratici.
I democratici devono sapere che c’è una attiva maggioranza fra loro la quale non ha accettato la commedia, e che può costituire in futuro il centro d’una azione per il ringiovanimento e di riforma del partito. Il partito non può identificarsi completamente e supinamente con lo storico disastro degli scorsi tre anni.
Ai repubblicani bisogna chiedere se intendano cogliere l’occasione storica di costituire una nuova coalizione governativa nella vita pubblica americana. Se essi decideranno di cogliere l’opportunità, cosa che possono far meglio e con maggiore sicurezza col governatore Rockefeller, hanno tutte le ragioni di aspettarsi un lungo periodo di potere.
A mio avviso, il fatto più probabile è che, a meno che i repubblicani non commettano qualche grosso errore, il paese punirà i democratici per i loro errori e li lascerà fuori dalla porta. Ciò potrebbe avvenire anche se i repubblicani non facessero nulla di male. Ma se faranno il gioco di Nixon, perderanno una grande opportunità. Se non nomineranno il governatore Rockefeller, il quale ha alle spalle il moderno mondo delle città e delle industrie, essi non solo perderanno una grande occasione ma apriranno la via al disastro.