Bill alle prese con la destra ideologica
di FURIO COLOMBOQuesto articolo fa parte dello speciale La grande corsa sulle presidenziali negli Stati Uniti, uscito in versione originale il 7 novembre 1996 su La Repubblica.
Il nome di Newt Gingrich ha raggiunto grande celebrità perché rappresenta un metodo nuovo e rivoluzionario per fare a pezzi lo stato sociale roosveltiano.
Vittoria amara, si è detto negli Stati Uniti, dopo il risultato elettorale di martedì. Il presidente realizza il sogno di essere il primo democratico a governare per due periodi consecutivi. Ma la Camera e il Senato restano dominati dal partito avversario. Clinton dunque ha avuto dagli elettori la libertà condizionata di governare sotto la tutela di un congresso che sfugge al suo controllo? E il suo è un destino identico (ma politicamente rovesciato) a quello di Eisenhower che, da eroe repubblicano, ha dovuto governare con un Parlamento a maggioranza democratica perciò ostile? La risposta non è automatica.
Nella tradizione politica americana, infatti, Camera e Senato tendono a interpretare se stessi come potere autonomo che decide di volta in volta come agire nei confronti del presidente. La prova è che in molti casi (il più celebre quello di John Kennedy) il presidente ha dovuto lottare e perdere con un congresso del suo stesso…
Nella tradizione politica americana, infatti, Camera e Senato tendono a interpretare se stessi come potere autonomo che decide di volta in volta come agire nei confronti del presidente. La prova è che in molti casi (il più celebre quello di John Kennedy) il presidente ha dovuto lottare e perdere con un congresso del suo stesso…
Vittoria amara, si è detto negli Stati Uniti, dopo il risultato elettorale di martedì. Il presidente realizza il sogno di essere il primo democratico a governare per due periodi consecutivi. Ma la Camera e il Senato restano dominati dal partito avversario. Clinton dunque ha avuto dagli elettori la libertà condizionata di governare sotto la tutela di un congresso che sfugge al suo controllo? E il suo è un destino identico (ma politicamente rovesciato) a quello di Eisenhower che, da eroe repubblicano, ha dovuto governare con un Parlamento a maggioranza democratica perciò ostile? La risposta non è automatica.
Nella tradizione politica americana, infatti, Camera e Senato tendono a interpretare se stessi come potere autonomo che decide di volta in volta come agire nei confronti del presidente. La prova è che in molti casi (il più celebre quello di John Kennedy) il presidente ha dovuto lottare e perdere con un congresso del suo stesso partito.
Ma con le elezioni di ‘mezzo termine’ del 1994 non c’è stato soltanto un cambio di maggioranza. È accaduto qualcosa di nuovo, senza precedenti nella tradizione politica americana: ha fatto irruzione l’ideologia. Il nome di Newt Gingrich, vincitore di quelle elezioni e da allora presidente della Camera, ha raggiunto un’improvvisa celebrità perché rappresenta il fatto nuovo e profondamente rivoluzionario.
Da quel momento il Parlamento americano ha perduto la sua qualità esclusiva di istituzione e di sede di uno dei tre poteri dello Stato per diventare luogo di guerriglia politica. Quella guerriglia si era data due obiettivi. Il primo era abbattere o danneggiare il più possibile il presidente. Non l’istituzione, ma la persona. Il secondo era di distruggere, con strappi violenti lo stato sociale roosveltiano.
La rielezione di Bill Clinton con un margine di voti superiore a quello del 1992 è il risultato non solo della debolezza del candidato repubblicano Bob Dole. È un vero e proprio colpo mancato per la destra ideologica. Ma Newt Gingrich torna rafforzato alla Camera e si porta una discreta maggioranza in ciascuno dei due rami del Parlamento. Dunque il secondo obiettivo non è stato mancato. Di colpo la leggendaria e invidiata diversità americana rispetto all’ Europa si riduce a quasi niente, e soltanto il solido disegno costituzionale di quel paese consentirà la continuità di governo. Le democrazie industriali ormai si assomigliano: chi vince governa con margini estremamente limitati.
Sotto gli umori incerti dell’opinione pubblica si nascondono facilmente venature di paura. E può accadere che si cerchi conforto dai due lati: la ‘sinistra’ di Clinton e la ‘destra’ di Gingrich.
Troveranno un punto di contatto o si aprirà una lotta frontale? La variabile della qualità umana, in condizioni come queste, conta moltissimo. Nei due anni della sua guerriglia, Newt Gingrich ha dovuto abbassare il tono, inizialmente durissimo, della sua predicazione per non rischiare di allarmare il suo elettorato.
Bill Clinton ha guadagnato spazio impegnandosi a governare nonostante l’immensa difficoltà. Lo ha fatto con un umore stabile, senza fare la vittima, e tenendo continuamente agganciata l’opinione pubblica con un modo di comunicare chiarissimo. Ora sappiamo che questo confronto di qualità umana, e non solo politica, sarà il dato tipico della prossima America. Come spesso accade, un modello anticipato del prossimo mondo.
Nella tradizione politica americana, infatti, Camera e Senato tendono a interpretare se stessi come potere autonomo che decide di volta in volta come agire nei confronti del presidente. La prova è che in molti casi (il più celebre quello di John Kennedy) il presidente ha dovuto lottare e perdere con un congresso del suo stesso partito.
Ma con le elezioni di ‘mezzo termine’ del 1994 non c’è stato soltanto un cambio di maggioranza. È accaduto qualcosa di nuovo, senza precedenti nella tradizione politica americana: ha fatto irruzione l’ideologia. Il nome di Newt Gingrich, vincitore di quelle elezioni e da allora presidente della Camera, ha raggiunto un’improvvisa celebrità perché rappresenta il fatto nuovo e profondamente rivoluzionario.
Da quel momento il Parlamento americano ha perduto la sua qualità esclusiva di istituzione e di sede di uno dei tre poteri dello Stato per diventare luogo di guerriglia politica. Quella guerriglia si era data due obiettivi. Il primo era abbattere o danneggiare il più possibile il presidente. Non l’istituzione, ma la persona. Il secondo era di distruggere, con strappi violenti lo stato sociale roosveltiano.
La rielezione di Bill Clinton con un margine di voti superiore a quello del 1992 è il risultato non solo della debolezza del candidato repubblicano Bob Dole. È un vero e proprio colpo mancato per la destra ideologica. Ma Newt Gingrich torna rafforzato alla Camera e si porta una discreta maggioranza in ciascuno dei due rami del Parlamento. Dunque il secondo obiettivo non è stato mancato. Di colpo la leggendaria e invidiata diversità americana rispetto all’ Europa si riduce a quasi niente, e soltanto il solido disegno costituzionale di quel paese consentirà la continuità di governo. Le democrazie industriali ormai si assomigliano: chi vince governa con margini estremamente limitati.
Sotto gli umori incerti dell’opinione pubblica si nascondono facilmente venature di paura. E può accadere che si cerchi conforto dai due lati: la ‘sinistra’ di Clinton e la ‘destra’ di Gingrich.
Troveranno un punto di contatto o si aprirà una lotta frontale? La variabile della qualità umana, in condizioni come queste, conta moltissimo. Nei due anni della sua guerriglia, Newt Gingrich ha dovuto abbassare il tono, inizialmente durissimo, della sua predicazione per non rischiare di allarmare il suo elettorato.
Bill Clinton ha guadagnato spazio impegnandosi a governare nonostante l’immensa difficoltà. Lo ha fatto con un umore stabile, senza fare la vittima, e tenendo continuamente agganciata l’opinione pubblica con un modo di comunicare chiarissimo. Ora sappiamo che questo confronto di qualità umana, e non solo politica, sarà il dato tipico della prossima America. Come spesso accade, un modello anticipato del prossimo mondo.