Mi telefona Barbarona, la Queen Mother, la regina madre del Principe del Texas. “Salve, my dear, come va? Voglio parlarti di mio figlio, di George W...” signora, mi perdoni. “...volevo dirti che è un bravissimo ragazzo...”, ci credo, ma signora Barbara mi permetta “...e che sarà un magnifico Presidente e nessuno meglio di me te lo può garantire, sono sua madre...”. Ho riattaccato il telefono, adagio, sulla sua voce che continuava a pigolare dal disco del supercomputer repubblicano che in questi giorni sta chiamando 60 milioni di americane per convincerle con la voce registrata della Regina Madre ad aiutare il suo bambino. Per lanciare il suo cuore di mamma sopra l’ultimo ostacolo che blocca la strada della Casa Bianca al Principino: il voto delle donne. Barbarona ha ragione.
Donna sarà la vittoria, il voto, il margine. Donna è l’ultima dea di Gore, è l’ultimo incubo di Bush, tutti e due in bilico sopra quello che gli esperti chiamano il gender gap, il fossato che divide in America - e ormai dappertutto - il voto femminile da quello maschile. Se Bush rimane in testa ai sondaggi è perché “l’elettorato della Porsche”, come è stato chiamato, i maschi che ancora sognano di scappare di casa sulla spider argentea di Jimmy Dean, è tutto con lui: il 53 per cento dei maschi è per Bush contro appena il 38 per Gore. Se Gore può ancora sperare è perché le percentuali si rovesciano e il 50 per cento delle donne, “il popolo della Station Wagon”, è per lui, contro il 40 per Bush. Le donne sono l’armata degli “incerti”.
Ecco allora la Mamma, la moglie, le figlie, le cognate, scendere in campo come le donne del West che imbracciavano la Winchester dentro il cerchio delle carovane, inondare le linee telefoniche con messaggi registrati agli elettori, inventarsi formulette e trucchi. Sul palco dal quale la regina madre intona le lodi del suo Giorgino campeggia un’enorme “W”, che è l’iniziale del secondo nome del figlio George W. ma è anche l’iniziale di Woman, donna. Dunque, votate per W, che è dalla parte delle donne. E poi, aggiunge con l’aria di chi sa, “mia nuora, Laura Bush, sarebbe una magnifica First Lady, lasciatelo dire a me, che lo sono stata”. Naturalmente, anche Gore ha il suo harem politico da sguinzagliare alla caccia del voto femmina.
All’inizio della campagna, Gore pagò 25 milioni di lire a Naomi Wolf, consulente d’ immagine, che gli consigliò giacconi di fustagno e le camice a scacchi, “colori della Terra”. “Devi sembrare un lupo alfa” gli disse, “quello che domina il branco”. Dopo trent’ anni di femminismo, le donne tornano a essere trattate da consumatrici da carosello: scegli la camicia giusta e le donne ci staranno.
Quando non è la mamma ad accompagnarlo, Giorgino va nel talk show più “femminile” e buonista d’ America, l’apoteosi della “casalinga di Voghera” americana, da Oprah Winfrey, per balbettare che lui non è proprio contro l’aborto, ma vorrebbe che ce ne fosse meno bisogno, che se queste benedette donne la smettessero di farsi mettere incinta tutto si risolverebbe, come se le donne concepissero bambini da sole. E Gore risponde con raffiche di spot nei quali signore con l’aria torva e preoccupata avvertono che una Presidenza Bush toglierebbe alle donne “la libertà di scelta nella cura della propria salute riproduttiva”, orribile perifrasi eufemistica per non usare la parola che scotta: aborto.
Ma le donne non si fanno ingabbiare, perché “le donne” non esistono, perché sono in realtà milioni di persone diverse con teste pensanti diverse, secondo l’età, il reddito, la condizione coniugale, la cultura, gli interessi. Ci sono molti fossati anche all’interno del fossato, sui quali i due aspiranti lupi incespicano, ci sono le signore bianche di sobborgo, le soccer moms, più conservatrici. Ci sono le mamme nere, che devono crescere figli nelle frontiere urbane, quasi sempre da sole. Ci sono le vecchie, preoccupate dal costo delle medicine e le giovani singole, preoccupate delle loro “scelte riproduttive” come dice l’eufemismo.
E c’è in tutte la voglia di occuparsi della politica vera, quella locale fatta di scuole, strade, polizia, quartieri, occasioni di lavoro che le donne americane dominano, lasciando ai loro vanesi “lupi alfa” il compito di gonfiare il petto sul palcoscenico nazionale. Alle donne americane è chiesto di scegliere tra “un bravo figlio” e un “bravo marito”, di essere dunque, ancora una volta, o madri o mogli. Non lo dirò a Barbara, se mi richiama, ma mi sa che molte di loro già rimpiangono in segreto quel ragazzaccio di Bill.
Donna sarà la vittoria, il voto, il margine. Donna è l’ultima dea di Gore, è l’ultimo incubo di Bush, tutti e due in bilico sopra quello che gli esperti chiamano il gender gap, il fossato che divide in America - e ormai dappertutto - il voto femminile da quello maschile. Se Bush rimane in testa ai sondaggi è perché “l’elettorato della Porsche”, come è stato chiamato, i maschi che ancora sognano di scappare di casa sulla spider argentea di Jimmy Dean, è tutto con lui: il 53 per cento dei maschi è per Bush contro appena il 38 per Gore. Se Gore può ancora sperare è perché le percentuali si rovesciano e il 50 per cento delle donne, “il popolo della Station Wagon”, è per lui, contro il 40 per Bush. Le donne sono l’armata degli “incerti”.
Ecco allora la Mamma, la moglie, le figlie, le cognate, scendere in campo come le donne del West che imbracciavano la Winchester dentro il cerchio delle carovane, inondare le linee telefoniche con messaggi registrati agli elettori, inventarsi formulette e trucchi. Sul palco dal quale la regina madre intona le lodi del suo Giorgino campeggia un’enorme “W”, che è l’iniziale del secondo nome del figlio George W. ma è anche l’iniziale di Woman, donna. Dunque, votate per W, che è dalla parte delle donne. E poi, aggiunge con l’aria di chi sa, “mia nuora, Laura Bush, sarebbe una magnifica First Lady, lasciatelo dire a me, che lo sono stata”. Naturalmente, anche Gore ha il suo harem politico da sguinzagliare alla caccia del voto femmina.
All’inizio della campagna, Gore pagò 25 milioni di lire a Naomi Wolf, consulente d’ immagine, che gli consigliò giacconi di fustagno e le camice a scacchi, “colori della Terra”. “Devi sembrare un lupo alfa” gli disse, “quello che domina il branco”. Dopo trent’ anni di femminismo, le donne tornano a essere trattate da consumatrici da carosello: scegli la camicia giusta e le donne ci staranno.
Quando non è la mamma ad accompagnarlo, Giorgino va nel talk show più “femminile” e buonista d’ America, l’apoteosi della “casalinga di Voghera” americana, da Oprah Winfrey, per balbettare che lui non è proprio contro l’aborto, ma vorrebbe che ce ne fosse meno bisogno, che se queste benedette donne la smettessero di farsi mettere incinta tutto si risolverebbe, come se le donne concepissero bambini da sole. E Gore risponde con raffiche di spot nei quali signore con l’aria torva e preoccupata avvertono che una Presidenza Bush toglierebbe alle donne “la libertà di scelta nella cura della propria salute riproduttiva”, orribile perifrasi eufemistica per non usare la parola che scotta: aborto.
Ma le donne non si fanno ingabbiare, perché “le donne” non esistono, perché sono in realtà milioni di persone diverse con teste pensanti diverse, secondo l’età, il reddito, la condizione coniugale, la cultura, gli interessi. Ci sono molti fossati anche all’interno del fossato, sui quali i due aspiranti lupi incespicano, ci sono le signore bianche di sobborgo, le soccer moms, più conservatrici. Ci sono le mamme nere, che devono crescere figli nelle frontiere urbane, quasi sempre da sole. Ci sono le vecchie, preoccupate dal costo delle medicine e le giovani singole, preoccupate delle loro “scelte riproduttive” come dice l’eufemismo.
E c’è in tutte la voglia di occuparsi della politica vera, quella locale fatta di scuole, strade, polizia, quartieri, occasioni di lavoro che le donne americane dominano, lasciando ai loro vanesi “lupi alfa” il compito di gonfiare il petto sul palcoscenico nazionale. Alle donne americane è chiesto di scegliere tra “un bravo figlio” e un “bravo marito”, di essere dunque, ancora una volta, o madri o mogli. Non lo dirò a Barbara, se mi richiama, ma mi sa che molte di loro già rimpiangono in segreto quel ragazzaccio di Bill.