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In viaggio con la presidentessa

Questo articolo fa parte dello speciale La grande corsa sulle presidenziali negli Stati Uniti, uscito in versione originale il 18 ottobre 1964 su L’Espresso. A bordo del treno con la first lady che cerca la rielezione: tremila chilometri di per-corso, otto Stati, quaranta discorsi. È la prima moglie di un presidente ad aver fatto fortuna.
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Fu una cortese signora del Mississippi a condurmi nella mia cameretta a bordo del “Lady Bird Special” alla stazione di Washington. Era vestita da bambina, in grembiule di cotone azzurro (“il blue presidenziale”, mi disse), con nastri bianchi blu e rossi in vita e sul cappello di feltro bianco calzato all’indietro tipo aureola. E prima di raggiungere il mio scompartimento me ne fece attraversare un altro dove al-cune signore vestite come lei con una gran bombola di gas stavano gonfiando in fretta centinaia di palloni bianchi rossi e blu.
Nativa di Biloxi ed ex-esploratrice, la mia guida apparteneva al gruppo delle quindici hostesses del treno, originarie del sud e accanite sostenitrici di Lyndon Johnson: erano professoresse di storia e di giornalismo, mogli di avvocati o di uomini politici o facoltose democratiche texane, una era seconda di Lady bird, qualche anno prima un’altra era stata finalista nel concorso di Miss Cotone.

Per tutto il viaggio l…
Fu una cortese signora del Mississippi a condurmi nella mia cameretta a bordo del “Lady Bird Special” alla stazione di Washington. Era vestita da bambina, in grembiule di cotone azzurro (“il blue presidenziale”, mi disse), con nastri bianchi blu e rossi in vita e sul cappello di feltro bianco calzato all’indietro tipo aureola. E prima di raggiungere il mio scompartimento me ne fece attraversare un altro dove al-cune signore vestite come lei con una gran bombola di gas stavano gonfiando in fretta centinaia di palloni bianchi rossi e blu.
Nativa di Biloxi ed ex-esploratrice, la mia guida apparteneva al gruppo delle quindici hostesses del treno, originarie del sud e accanite sostenitrici di Lyndon Johnson: erano professoresse di storia e di giornalismo, mogli di avvocati o di uomini politici o facoltose democratiche texane, una era seconda di Lady bird, qualche anno prima un’altra era stata finalista nel concorso di Miss Cotone.

Per tutto il viaggio le avrei viste girare in grembiule e aureola cariche di cestini e cestoni che si sarebbero detti pieni di cotillons e quasi lo erano, in quanto doni da distribuire lungo il percorso a chi veniva ad applaudire la prima signora d’America, e alcuni vi arrivavano cantando suonando o ballando, molti anche mascherati. Le “Johnson girls” reggevano dunque parte dei centomila fischietti che eran caricati sul treno, delle centomila bustine da fiammiferi, delle duecentomila caramelle, dei centomila strani pezzi di cartone che mediante inserimenti vari di linguette e cinturini diventavano berretti da ferroviere con su la faccia di Lady Bird, tutti bianchi rossi e blu naturalmente, e “Chose Johnson” stava scritto sulla carta delle caramelle.

Anche il treno aveva un vagone verniciato nei tre colori della bandiera americana e in più una piatta-forma col tetto a festoni scarlatti dove, davanti a un gran tamburo bianco con scritto sopra il suo no-me, Lady Bird doveva prender parola ad ogni fermata. E cominciò così in tono bonariamente carnevalesco il sorprendente viaggio della famiglia che tra quelle ad alto livello attualmente è certo la più organizzata d’America. Tremila chilometri di percorso, otto Stati visitati, una quarantina di discorsi e un centinaio di giornalisti al seguito: Lady Bird continuamente in azione. Il marito che alla prima tappa viene a salutare la moglie, poi se ne va per tornare la sera stessa, via cielo, a raggiungere consorte e convoglio a Raleigh in Virginia dove al Colyseum parla a dodicimila persone, per poi sparire di nuovo e arrivare l’ultima sera a New Orleans per un pranzo con discorso. Mentre le figlie s’alternano al fianco della madre, due giorni Linda che poi torna all’università, due giorni Luci che ha soltanto diciassette anni, ma come la sorella parla anche lei al microfono senza la minima esitazione (con una voce identica a quella materna, un’alta nota di tromba piuttosto nasale ma mai incrinata), in ambienti che cambiano a poco a poco, dagli stupendi boschi già rossi della Virginia alle più cupe foreste della Georgia e della Carolina del Sud, dove le camelie sono sempre più grandi, i fiumi più vasti, la folla più oscura e i poliziotti molti più alti che altrove.

Le prime persone mascherate che si incontrano a venti minuti da Washington, precisamente ad Alexandria, prima fermata del treno e primo incontro col presidente. Verso la piattaforma che con genti-le manovra approda davanti a un bel prato, si videro venire avanti degli anziani notabili con due cravatte parallele (su una c’era scritto Johnson, sull’altra Humphrey), uomini in blu con paglietta di plastica iridescente e il sorriso di Johnson che appariva e spariva sull’ala, con al braccio matrone corazza-te di bottoni inneggianti alla prima famiglia di America. E intanto la folla in attesa emetteva quelle acute grida di spavento che qui son di gioia agitando i cartelli con disegnati sopra un uccello o una coccinella (non si è ancora cosa voglia dire di preciso l’augusto soprannome, comunque è trasmissibile ed ereditario perché le figlie si chiamano Linda Bird e Luci Bird), e il trio della Casa Bianca era lì sopra il tamburo che si sbracciava nei saluti, preparandosi a parlare.

Otto paia di guanti
Johnson altissimo e un po’ cascante, dalla furba faccia rosa e grigia che pare di gomma, tanto in fretta nel discorso si deforma e si ricompone, dalle lunghissime orecchie e la mano destra il doppio dell’altra, sono le strette che dà e riceve; Linda che nonostante l’anno scorso abbia frequentato la scuola di charme, è sempre un po’ goffa e massiccia, fa troppe volte di sì con la testa quando parlano i genitori e alla scuola di charme devono averle detto che va bene guardar la folla a labbra semiaperte e occhi estatici in assorto rapimento.
Fa sempre così infatti e c’è chi la trova più adatta a un pellegrinaggio a Lourdes che a una tournée elettorale negli Stati del Sud.
Lady Bird infine, meglio in persona che in fotografia, benché il naso sia rapace e la bocca si apra quadrata come una scatola, ma la bocca è ben ammobiliata da denti ancora lustri e candidi, così il sorriso è piacevole e le ne fa largo uso.

Ecco dunque la virtuosa della finanza, di cui si dice che sa leggere un bilancio come un camionista legge una carta stradale, che è una spettacolosa contabile (non ultima sua fatica conteggiare avidamente le calorie del presidente; non più di millecinquecento al giorno) e oltre a tutto un’appassionata di politica, che con diecimila dollari di tasca sua pagò la campagna del marito nel 1937.

Né è soltanto una donna astuta negli affari, ma è la prima First Lady miliardaria che ha fatto fortuna da sola (“è il cervello e il danaro di casa” dice Johnson di lei, “la mia arma segreta”), comunque la prima donna nella storia degli Stati Uniti che per conto del marito parte da sola ad arringare le popolazioni di Stati difficili, a strappar voti, a stringer mani, e usa sempre levarsi i guanti quando si sporge ad afferrare una tesa verso di lei. (La moglie di Goldwater che, non sapendo parlare in pubblico si limita a questo esercizio manuale, ha invece la nevrosi del guanto, e nei posti dove va col marito, le autorità gliene fanno sempre trovare otto paia perché lei non sciupi i suoi ma si infili questi e li getti via quando crede).
Sul prato rullano i tamburi, a mezz’aria si agitano i cartelli di benvenuto, in cielo ronza un elicottero, questo di Alexandria è un recital di famiglia perché uno dopo l’altro s’avvicendano tutti e tre al micro-fono, Johnson promettendo pace prosperità e progresso, Lady bird confessandosi ansiosa e lieta per questo viaggio di cui sente la responsabilità, mentre la figlia maggiore che la madre presenta come “la nostra Linda Bird” si rivolge ai giovani pressappoco della sua età, stiano attenti il 3 novembre, il loro avvenire dipende dalle scelte che faranno.