La campagna parallela delle mogli
di LUCIA ANNUNZIATAQuesto articolo fa parte dello speciale La grande corsa sulle presidenziali negli Stati Uniti, uscito in versione originale il 2 ottobre 1988 su La Repubblica.
Fatiche e ansie delle future first lady: le mogli dei candidati si sottopongono agli stessi grandi sforzi dei mariti. È diventato un vero mestiere, un lavoro a tempo pieno.
Ciao, Michael. È bello rivederti, annota sul suo diario Kitty Dukakis. Io e Michael abbiamo trascorso separati un’intera settimana. Nonostante abbiamo parlato tutti i giorni (una volta è riuscito a rintracciarmi e a telefonarmi in un ristorante cinese) la parte peggiore della campagna per me è proprio questa separazione. Questa settimana ho visitato, da costa a costa, otto Stati. George ne ha fatti undici, ancora cinquantotto giorni di campagna davanti a noi, scrive, lapidaria Barbara Bush. Le note sono tratte dai diari paralleli che le mogli dei due candidati presidenziali tengono in questo periodo e che vengono pubblicati ogni lunedì dal quotidiano Usa Today.
Le due signore sembrano accomunate, in parte, dalla stessa esperienza: le loro note sono brevi, a volte piene di solitudine, più spesso spiritose, quasi sempre affaticate. Ma, soprattutto, le due signore rivelano, improvvisamente, una nuova realtà dietro i sorrisi e le strette di…
Le due signore sembrano accomunate, in parte, dalla stessa esperienza: le loro note sono brevi, a volte piene di solitudine, più spesso spiritose, quasi sempre affaticate. Ma, soprattutto, le due signore rivelano, improvvisamente, una nuova realtà dietro i sorrisi e le strette di…
Ciao, Michael. È bello rivederti, annota sul suo diario Kitty Dukakis. Io e Michael abbiamo trascorso separati un’intera settimana. Nonostante abbiamo parlato tutti i giorni (una volta è riuscito a rintracciarmi e a telefonarmi in un ristorante cinese) la parte peggiore della campagna per me è proprio questa separazione. Questa settimana ho visitato, da costa a costa, otto Stati. George ne ha fatti undici, ancora cinquantotto giorni di campagna davanti a noi, scrive, lapidaria Barbara Bush. Le note sono tratte dai diari paralleli che le mogli dei due candidati presidenziali tengono in questo periodo e che vengono pubblicati ogni lunedì dal quotidiano Usa Today.
Le due signore sembrano accomunate, in parte, dalla stessa esperienza: le loro note sono brevi, a volte piene di solitudine, più spesso spiritose, quasi sempre affaticate. Ma, soprattutto, le due signore rivelano, improvvisamente, una nuova realtà dietro i sorrisi e le strette di mano alla folla. Se una volta bastava essere belle, decorative, e limitarsi a mostrare con sguardi silenziosi il proprio appoggio al marito, oggi fare la first lady è diventato un vero e proprio mestiere; un lavoro a tempo pieno che inizia molto presto, fin dai primi mesi di una campagna elettorale, che viene spesso organizzata indipendentemente per la signora, e che la porta spesso su rotte differenti da quelle del suo sposo candidato. I diari di Barbara e di Kitty sono così pieni di dichiarazioni di amore e di orgoglio per i propri mariti, ma più spesso sembrano elenchi composti da fogli di un’agendina messi insieme a caso. Una settimana di Barbara Bush va, ad esempio, in questo modo: visita un programma per la distribuzione del cibo nelle scuole alimentari del Sud Carolina; sale poi su un aereo per assistere a un programma per salvare le balene nello Stato del Connecticut, per poi ridiscendere nello Stato di Pennsylvania, e volare infine nella West Coast.
L’attivismo di Kitty Dukakis sembra essere perfino maggiore. Scrive la signora: In media visito tre Stati in un giorno; cosicché il direttore della campagna ha deciso di affittare per tutto il tempo un piccolo aereo a dodici posti solo per me. Tutti hanno posto su questo aeroplano, lo staff, la stampa, i servizi segreti. Tutti eccetto me. Venerdì, quando sono arrivata all’aeroporto di La Guardia, ho dovuto così sedermi vicino al pilota. Entrambe le donne sembrano sottomettersi volentieri alla fatica, ma qui e là le note di stress e di solitudine emergono chiaramente. Barbara Bush le offre, mediate dal suo sviluppatissimo senso dell’ironia: Una signora mi ha scritto per spiegarmi perché le mie rughe si vedono così tanto in televisione. Suggerisce perché forse la notte dormo sul cuscino sbagliato e la faccia così mi si spiegazza.
Le ho risposto che le rughe non vengono dal dormire male, ma dal dormire poco. Kitty Dukakis, che, in queste sue note sembra confermarsi una donna dura e leggermente introversa, scrive: Lunedì è stato magnifico. Finalmente ho passato un giorno da sola. Era infatti il primo giorno delle festività ebraiche e non ho fatto campagna elettorale. Barbara Bush riprende spesso questo desiderio di casa e tranquillità che entrambe esprimono: Dopo la Convention io e George abbiamo finalmente dormito per alcuni giorni di seguito nella stessa stanza dell’hotel di Houston. È stato meraviglioso dormire nel nostro letto. O, almeno, io lo penso già come il nostro letto. Gli incontri con i loro uomini, così amorosamente seguiti e aiutati, non sempre tuttavia sembrano rivelarsi eccitanti. Racconta Barbara, ad esempio, a commento di una fotografia in cui si vede Bush che legge in una cabina d’ aereo, e un bambino steso a terra su un cuscino a dormire: Non sono sicuro che George si sia mai accorto che vicino a lui stava dormendo nostro nipote Sam. Kitty, dopo aver atteso per una settimana di rivedere Michael racconta: Ci siamo finalmente incontrati a Washington alla cena delle Organizzazioni Nere, ma lì non c’era molto tempo per parlare; e più tardi, nel viaggio verso casa, eravamo così stanchi che ci siamo addormentati.
I pochi momenti di tranquillità a casa si rivelano spesso poi disturbati. A un certo punto mentre ero seduta alla scrivania a scrivere, dice Kitty, ho sentito molte voci. Ho guardato fuori dalla finestra ed eravamo alle solite; sono visitatori che vengono, e prendono foto della casa. Rimangono tuttavia in genere delusi. Li potevo sentire esclamare: e questo è tutto? Barbara Bush è invece come sempre un po’ più spiritosa: Alle sei e mezzo, quando mi sono svegliata, stavo per andare in vestaglia e pantofole a far uscire il cane, e sulla porta, eccomi beccata: la stampa era già lì. Mi rifugio nella stanza mentre George si incontra con il ministro sovietico Shevardnadze; ma la stampa nel frattempo si è spostata proprio davanti alle cinque finestre della nostra camera da letto. Ho dovuto trascinarmi sul pavimento in ginocchio per prendermi i vestiti senza farmi vedere.
Le due signore sembrano accomunate, in parte, dalla stessa esperienza: le loro note sono brevi, a volte piene di solitudine, più spesso spiritose, quasi sempre affaticate. Ma, soprattutto, le due signore rivelano, improvvisamente, una nuova realtà dietro i sorrisi e le strette di mano alla folla. Se una volta bastava essere belle, decorative, e limitarsi a mostrare con sguardi silenziosi il proprio appoggio al marito, oggi fare la first lady è diventato un vero e proprio mestiere; un lavoro a tempo pieno che inizia molto presto, fin dai primi mesi di una campagna elettorale, che viene spesso organizzata indipendentemente per la signora, e che la porta spesso su rotte differenti da quelle del suo sposo candidato. I diari di Barbara e di Kitty sono così pieni di dichiarazioni di amore e di orgoglio per i propri mariti, ma più spesso sembrano elenchi composti da fogli di un’agendina messi insieme a caso. Una settimana di Barbara Bush va, ad esempio, in questo modo: visita un programma per la distribuzione del cibo nelle scuole alimentari del Sud Carolina; sale poi su un aereo per assistere a un programma per salvare le balene nello Stato del Connecticut, per poi ridiscendere nello Stato di Pennsylvania, e volare infine nella West Coast.
L’attivismo di Kitty Dukakis sembra essere perfino maggiore. Scrive la signora: In media visito tre Stati in un giorno; cosicché il direttore della campagna ha deciso di affittare per tutto il tempo un piccolo aereo a dodici posti solo per me. Tutti hanno posto su questo aeroplano, lo staff, la stampa, i servizi segreti. Tutti eccetto me. Venerdì, quando sono arrivata all’aeroporto di La Guardia, ho dovuto così sedermi vicino al pilota. Entrambe le donne sembrano sottomettersi volentieri alla fatica, ma qui e là le note di stress e di solitudine emergono chiaramente. Barbara Bush le offre, mediate dal suo sviluppatissimo senso dell’ironia: Una signora mi ha scritto per spiegarmi perché le mie rughe si vedono così tanto in televisione. Suggerisce perché forse la notte dormo sul cuscino sbagliato e la faccia così mi si spiegazza.
Le ho risposto che le rughe non vengono dal dormire male, ma dal dormire poco. Kitty Dukakis, che, in queste sue note sembra confermarsi una donna dura e leggermente introversa, scrive: Lunedì è stato magnifico. Finalmente ho passato un giorno da sola. Era infatti il primo giorno delle festività ebraiche e non ho fatto campagna elettorale. Barbara Bush riprende spesso questo desiderio di casa e tranquillità che entrambe esprimono: Dopo la Convention io e George abbiamo finalmente dormito per alcuni giorni di seguito nella stessa stanza dell’hotel di Houston. È stato meraviglioso dormire nel nostro letto. O, almeno, io lo penso già come il nostro letto. Gli incontri con i loro uomini, così amorosamente seguiti e aiutati, non sempre tuttavia sembrano rivelarsi eccitanti. Racconta Barbara, ad esempio, a commento di una fotografia in cui si vede Bush che legge in una cabina d’ aereo, e un bambino steso a terra su un cuscino a dormire: Non sono sicuro che George si sia mai accorto che vicino a lui stava dormendo nostro nipote Sam. Kitty, dopo aver atteso per una settimana di rivedere Michael racconta: Ci siamo finalmente incontrati a Washington alla cena delle Organizzazioni Nere, ma lì non c’era molto tempo per parlare; e più tardi, nel viaggio verso casa, eravamo così stanchi che ci siamo addormentati.
I pochi momenti di tranquillità a casa si rivelano spesso poi disturbati. A un certo punto mentre ero seduta alla scrivania a scrivere, dice Kitty, ho sentito molte voci. Ho guardato fuori dalla finestra ed eravamo alle solite; sono visitatori che vengono, e prendono foto della casa. Rimangono tuttavia in genere delusi. Li potevo sentire esclamare: e questo è tutto? Barbara Bush è invece come sempre un po’ più spiritosa: Alle sei e mezzo, quando mi sono svegliata, stavo per andare in vestaglia e pantofole a far uscire il cane, e sulla porta, eccomi beccata: la stampa era già lì. Mi rifugio nella stanza mentre George si incontra con il ministro sovietico Shevardnadze; ma la stampa nel frattempo si è spostata proprio davanti alle cinque finestre della nostra camera da letto. Ho dovuto trascinarmi sul pavimento in ginocchio per prendermi i vestiti senza farmi vedere.