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La grande lotta tra Truman e Dewey

Questo articolo fa parte dello speciale La grande corsa sulle presidenziali negli Stati Uniti, uscito in versione originale il 30 settembre 1948 su La Stampa. Viaggiano in treni speciali, fanno discorsi, stringono mani sorridono al pubblico. Di politica estera poco si parla perché tutti e due la pensano allo stesso modo.  
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I due candidati principali alla Presidenza, Harry S. Truman e Thomas M. Dewey, si sono messi in giro per la campagna elettorale, che si apre immediatamente dopo la festa del lavoro. Vanno dall’Est verso l’Ovest e poi torneranno indietro. Ambedue compiranno all’incirca lo stesso circuito, ma Truman si spingerà più a mezzogiorno di Dewey, negli Stati Meridionali. Per Dewey sarebbe tempo perduto. Gli Stati meridionali voteranno per Truman o per il nuovo candidato Thurmond, che rappresenta il movimento di reazione dei bianchi contro il programma di Truman che vuole ottenere, magari con la forza di una legge federale, l’eguaglianza assoluta delle razze in quella parte degli Stati Uniti. Ma non voteranno per Dewey.
 
Poche conversioni
I viaggi dei due candidati s’incrociano talvolta. Talvolta, a distanza di poche ore o di pochi giorni, un candidato deve parlare dove prima ha fatto un discorso il rivale. Ma non è previsto ne è st…
I due candidati principali alla Presidenza, Harry S. Truman e Thomas M. Dewey, si sono messi in giro per la campagna elettorale, che si apre immediatamente dopo la festa del lavoro. Vanno dall’Est verso l’Ovest e poi torneranno indietro. Ambedue compiranno all’incirca lo stesso circuito, ma Truman si spingerà più a mezzogiorno di Dewey, negli Stati Meridionali. Per Dewey sarebbe tempo perduto. Gli Stati meridionali voteranno per Truman o per il nuovo candidato Thurmond, che rappresenta il movimento di reazione dei bianchi contro il programma di Truman che vuole ottenere, magari con la forza di una legge federale, l’eguaglianza assoluta delle razze in quella parte degli Stati Uniti. Ma non voteranno per Dewey.
 
Poche conversioni
I viaggi dei due candidati s’incrociano talvolta. Talvolta, a distanza di poche ore o di pochi giorni, un candidato deve parlare dove prima ha fatto un discorso il rivale. Ma non è previsto ne è stato chiesto un contraddittorio. Ambedue i candidati viaggiano con un treno speciale, di parecchi vagoni, dove oltre lo Stato Maggiore elettorale hanno preso posto i giornalisti; quello di Truman è più ricco, quello di Dewey è più modesto. Compito di ambedue i candidati è di “farsi vedere” nei luoghi più opportuni, con la gente più adatta, quella, cioè, sulla cui influenza essi contano.  La Radio e la Televisione fanno poi il resto. Dall’alba alla sera essi debbono vedere gente, spesso fermarsi a stazioni secondarie, stringere la mano ai preminenti del luogo, non dimenticarsi i loro nomi e soprannomi, e non dimenticare, le precedenze. Nelle elezioni tutto si conta e tutto si sconta. Nelle città maggiori, in teatri e in luoghi aperti, i due candidati pronunziano i loro discorsi, che nel caso della lotta attuale, finora almeno, non hanno dirette interferenze fra loro. Non c’è stata insomma una polemica.
In un certo senso, è un peccato che lo sviluppo dei mezzi meccanici moderni non abbia ancora reso inutile questo dispendio di forze e di tempo ai candidati. Un Presidente degli Stati Uniti in carica, che deve passare più di un mese affaticandosi a parlare delle turbe di elettori, con i problemi internazionali, che ogni tanto rannuvolano l’orizzonte; un Governatore dello Stato più importante degli Stati Uniti, che deve anche lui dedicarsi allo stesso esercizio, quando nel proprio Stato possono avvenire o stanno avvenendo scioperi? L’amministrazione richiede la presenza d’una testa a posto; non testimoniano veramente che si sia fatto un gran progresso dal tempo di Lincoln o di Bryant, per non parlare di quello di Giulio Cesare o di Temistocle. La ragione principale del giro sta nelle situazioni locali. Non credo che i discorsi servano a persuadere molti elettori. La maggioranza degli elettori ha fatto già prima del settembre la sua scelta per il novembre. Una frangia di esitanti, qualche rivoletto di emotivi potranno essere mossi dalla direzione già presa. Ma non sono cambiamenti decisivi. I problemi fondamentali e gli interessi più vivi hanno avuto ormai il loro peso. Ma le situazioni locali, invece, hanno importanza. La presenza dei candidati e una loro parola in favore di questo o di quel personaggio di uno stato o di una città ha molto peso.
 
Il pericolo
E questa volta si può dire che più importanti di ogni altra situazione legale siano le situazioni di quattro senatori che possono decidere la maggioranza nel Senato. Le elezioni, oltre il Presidente e i deputati, devono rieleggere un terzo del Senato.
Infatti, mentre tutte le consultazioni della pubblica opinione mostrano una maggioranza ormai orientata verso Dewey e si potrebbe scommettere con relativa sicurezza che, salvo errori grossi da parte di questi, o cambiamenti improvvisi nella situazione internazionale, Dewey sarà il vincitore, la maggioranza nel Senato, che i repubblicani ora hanno per cinque voti, può essere messa in forse. In questo caso il compito del nuovo Presidente, ammesso che fosse Dewey, si potrebbe trovare ristretto e certamente contrastato, specialmente in politica estera. Sarebbe un peccato, non dico tanto la vittoria di questo o di quel candidato, ma la vittoria di qualunque candidato che non avesse un sufficiente appoggio nella Camera e nel Senato. Nella Camera pare che la tendenza delle recenti elezioni debba continuare in favore dei repubblicani, ma vi sono dubbi per il Senato.
A proposito delle consultazioni sulla pubblica opinione si nota nei candidati qualche apprensione di ordine differente. Ci sono candidati, come Dewey, che debbono raccomandarsi ai propri seguaci e simpatizzanti di non tener conto della tendenza favorevole, e di andare a votare lo stesso. Insomma i repubblicani guardano con sospetto i pronostici favorevoli a loro, perché possono incoraggiare gli elettori repubblicani a trascurare il dovere di votare, e quindi a favorire l’avversario. Invece dall’altra parte si va dicendo che queste consultazioni sono falsificate allo scopo di impressionare l’opinione pubblica, e per lo meno quella larga parte di elettori i quali non avendo delle convinzioni ben decise credono utile di votare con quella che ritengono la maggioranza. Cosicché i Gallupp e gli altri organizzatori di consultazioni popolari di votanti si vedono accusati di favorire ora questo ora quel candidato. Non so se nei sistemi degli statistici queste influenze contraddittorie siano considerate come annullamento una dell’altra, il che riporterebbe una certa giustezza di calcoli.
 
I due minori
Queste considerazioni spiegano, in parte almeno, il tono differente dei discorsi dei due candidati principali. Truman ha dato alla sua campagna, fin dal primo discorso, un tono di attacco a fondo, cercando di rappresentare gli avversari repubblicani come rappresentanti della classe ricca, di banchieri di Wall Street, della reazione, e dei privilegi, picchiando soprattutto contro la Camera dei deputati, che non ha appoggiato il Governo nei provvedimenti richiesti dal Presidente contro il caroviveri, e che ha passato la legge Taft-Hartley, che limita i poteri dei due capi delle Unioni di lavoratori e ne fissa la responsabilità. Dewey ha usato un tono più alto, e la sua nota fondamentale è stata quella dell’unità degli interessi di tutti gli americani. Quando va bene per i ricchi, in America almeno, va bene anche per i meno ricchi; quando il capitale guadagna anche il lavoratore ha la sua parte. Ambedue hanno lasciato la politica esteri quasi in disparte, perché essa vien considerata da un certo tempo d’accordo fra i due partiti.
Contro ambedue conduce una campagna sempre meno efficace il Wallace, il quale ha riconosciuto in un suo ultimo discorso che egli compie questo sforzo (come già accennai in queste colonne) per prepararsi la candidatura nel 1952 e non per speranza di vincere in questa lotta elettorale.
È interessante notare come la stampa conservatrice repubblicana abbia mostrato di accarezzare un quarto candidato, Norman Thomas, socialista, non per simpatia verso le sue idee (che del resto sono moderatamente socialiste, sul tipo di quelle dei laburisti inglesi, con richiesta di socializzazione delle grandi imprese e delle banche); e neppure per simpatia personale verso il Thomas, sebbene rispettato da tutti come un idealista: ma certamente perché i voti che andranno al Thomas saranno tolti o al Truman o al Wallace, e non al Dewey.
Il Wallace ha fatto un tentativo di campagna negli Stati meridionali, non certamente alla ricerca di voti, perché è stato accolto con proiettili di pomodori e di uova, ma come un gesto per conquistare simpatie negli Stati del Nord, fra coloro che credono che il problema razziale si debba risolvere con l’intervento dello Stato Federale. Su questo punto, cioè sui problemi dei negri negli Stati del Sud, avrò da scrivere molte osservazioni, risultato di letture di recenti polemiche.