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Reclamizzati come le saponette in tv

Questo articolo fa parte dello speciale La grande corsa sulle presidenziali negli Stati Uniti, uscito in versione originale il 16 settembre 1964 su La Stampa. La campagna è affidata a grandi agenzie pubblicitarie. Brevi film propagandistici invitano a votare alla presidenza. I democratici puntano sulla paura suscitata da Goldwater.
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I democratici e i repubblicani hanno cominciato a far proiettare, a pagamento, dei brevi film di pubblicità elettorale alla televisione. Al primo scontro non c’è dubbio che i democratici hanno avuto la meglio. Hanno cominciato sabato scorso facendo apparire sul video la sera, quando quasi ogni famiglia americana tiene aperta la televisione, l’immagine di una bambina di otto anni, bionda, molto bellina, che mangia golosamente un gelato su un prato fiorito.

Dopo un po’ interviene la voce di una donna dal tono materno e protettivo che spiega alla bambina come fino a poco tempo fa le grandi potenze facessero esplodere, per i loro esperimenti nucleari, ogni genere d’ordigno nell’atmosfera, avvelenandola. Il pericolo di contaminazione, spiega la voce, era molto grave. C’era per tutti, ma specialmente per i bambini, un forte pericolo di contaminazione che alla lunga avrebbe avuto conseguenze gravissime: il numero dei malati di cancro e di le…
I democratici e i repubblicani hanno cominciato a far proiettare, a pagamento, dei brevi film di pubblicità elettorale alla televisione. Al primo scontro non c’è dubbio che i democratici hanno avuto la meglio. Hanno cominciato sabato scorso facendo apparire sul video la sera, quando quasi ogni famiglia americana tiene aperta la televisione, l’immagine di una bambina di otto anni, bionda, molto bellina, che mangia golosamente un gelato su un prato fiorito.

Dopo un po’ interviene la voce di una donna dal tono materno e protettivo che spiega alla bambina come fino a poco tempo fa le grandi potenze facessero esplodere, per i loro esperimenti nucleari, ogni genere d’ordigno nell’atmosfera, avvelenandola. Il pericolo di contaminazione, spiega la voce, era molto grave. C’era per tutti, ma specialmente per i bambini, un forte pericolo di contaminazione che alla lunga avrebbe avuto conseguenze gravissime: il numero dei malati di cancro e di leucemia, se gli esperimenti fossero continuati, sarebbe aumentato certamente.

Per fortuna, continua ad osservare la voce, un accordo per la sospensione degli esperimenti atomici è stato firmato dalle grandi potenze. A questo punto si comincia a sentire il ticchettio di un contatore Geiger che diventa sempre più forte e ossessivo. La voce di donna senza perdere nulla del suo tono materno e affettuoso spiega quindi che Goldwater, il candidato repubblicano alla presidenza, vorrebbe ricominciare gli esperimenti atomici. “Tutti i pericoli tornerebbero se egli venisse eletto” conclude.

Un altro documentario è di effetto anche più immediato. Comincia con una bambina che strappi i petali di una margherita e li conta uno per uno fino a nove. A questo punto tutto si dissolve in una esplosione atomica. Poi una voce che dice: “Per evitare questo votate Johnson a novembre”. L’implicazione che Goldwater potrebbe scatenare una guerra atomica è evidente.
La più parte dei documentari televisivi democratici seguono la stessa tecnica: cercano d’associare nella mente degli elettori Goldwater a una idea di paura e di violenza. Uno per esempio, che non è stato ancora diffuso, mostra un membro del Ku Klux Klan (un’associazione segreta che lotta nel Sud per la supremazia della razza bianca e alla quale si rimproverano numerosi assassini) incappucciato nella caratteristica tonaca bianca: a un certo momento si scopre la faccia e dice: “io voterò per Goldwater, è il candidato che fa per me”.
Comunque accanto a queste pellicole televisive, sono in preparazione anche altri film più convenzionali che mostreranno al pubblico il presidente Johnson – la cui faccia purtroppo non è telegenica – ed esalteranno i successi della amministrazione democratica.

Sia i repubblicani che i democratici hanno affidato la loro propaganda alla televisione a delle ditte specializzate in campo pubblicitario (la Doyle Dane Bernabach per i democratici e la Erwin Wasey Ruthauff e Ryan per i repubblicani): il risultato è che l’immagine dei due candidati alla presidenza viene “lanciata” al pubblico con gli stessi metodi con cui si venderebbe una nuova saponetta o una nuova marca d’automobile. Questi sforzi, che ovviamente non sono fatti a caso ma in base ad infiniti sondaggi d’opinione, sono certamente efficaci. I democratici per esempio insistono nel dipingere Goldwater come un guerrafondaio perché si sono accorti che effettivamente il candidato repubblicano fa effettivamente paura alla gente.
La tecnica dei repubblicani è invece diversa. Essi contano soprattutto di sfruttare il fatto che Goldwater ha alla televisione un grosso fascino personale. Si baseranno quindi molto su una serie di interviste e di piccoli discorsi del loro candidato.