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(afp)

Già 75 milioni di voti anticipati: il numero che spinge i dem verso la Casa Bianca

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A pochi giorni dalle presidenziali del 3 novembre, Joe Biden rafforza sempre più il suo vantaggio, ma arranca in Pennsylvania
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NEW YORK - A cinque giorni dall’Election Day più di 75 milioni di americani hanno già votato, per posta o recandosi di persona negli speciali seggi aperti “in anticipo” per chi non può (o non vuole) recarsi alle urne martedì 3 novembre, che negli Stati Uniti è giornata lavorativa come le altre. Con Donald Trump che batte a tappeto gli Stati “in bilico” del Midwest (dove è in leggera rimonta) e Joe Biden che tenta la “missione impossibile” in Georgia e Arizona (Stati tradizionalmente repubblicani), gli staff dei due candidati analizzano senza interruzione i migliaia di dati che arrivano da ogni angolo dell’America.

Quelli sui voti anticipati sono i più gettonati. Nelle stanze del quartier generale di The Donald a Washington (il cui sito martedì è stato brevemente hackerato da pirati informatici, primi sospettati gli iraniani) c’è massima attenzione soprattutto su…
NEW YORK - A cinque giorni dall’Election Day più di 75 milioni di americani hanno già votato, per posta o recandosi di persona negli speciali seggi aperti “in anticipo” per chi non può (o non vuole) recarsi alle urne martedì 3 novembre, che negli Stati Uniti è giornata lavorativa come le altre. Con Donald Trump che batte a tappeto gli Stati “in bilico” del Midwest (dove è in leggera rimonta) e Joe Biden che tenta la “missione impossibile” in Georgia e Arizona (Stati tradizionalmente repubblicani), gli staff dei due candidati analizzano senza interruzione i migliaia di dati che arrivano da ogni angolo dell’America.

Quelli sui voti anticipati sono i più gettonati. Nelle stanze del quartier generale di The Donald a Washington (il cui sito martedì è stato brevemente hackerato da pirati informatici, primi sospettati gli iraniani) c’è massima attenzione soprattutto sui numeri di Florida, Pennsylvania, Wisconsin e Michigan.

Nel Sunshine State tra chi ha già votato il 41,7 per cento sono elettori democratici, il 37,1 repubblicani, il 19,9 indipendenti. L’appello (tardivo) di Trump a mettersi in fila nei seggi già aperti ha dato qualche frutto (una settimana fa il divario era circa 47 a 32) ma quattro anni fa elettori dem e del Gop si erano divisi equamente il voto anticipato. In Florida, che con i suoi 29 grandi elettori ha un peso decisivo, a decidere saranno ancora una volta gli indipendenti.

Il Wisconsin è quello che preoccupa di più gli strateghi del Grand Old Party. A chi chiede rispondono con un secco “no comment”, per poi aggiungere un laconico “lì il Covid 19 ci danneggia”. Lo dicono anche i numeri, la pandemia nello Stato (tradizionalmente democratico) che Trump vinse a sorpresa nel 2016 è cresciuta del 53 per cento nelle ultime due settimane e secondo l’ultimo sondaggio Abc News/Washington Post  Joe Biden ha rafforzato il suo vantaggio, portandolo ad un incredibile 57 contro 40, quando un mese fa era 52 a 46.

Biden è in testa anche in Michigan, ma qui il margine si è ridotto, con Trump che è risalito (44 per cento contro i 51 del candidato democratico) e punta alla rimonta finale. I democratici non sembrano preoccupati, ma dalla sua casa a Wilmington (Delaware) dove ieri si è preso un’atra giornata di riposo, Joe “Sleepy” Biden ha convinto Barack Obama a fare sabato un comizio in comune (il primo e forse unico) proprio nello Stato operaio per eccellenza, quello dell’industria dell’auto, dove Trump nel 2016 ha vinto per soli 10.704 voti.

Il vero atout per The Donald resta però la Pennsylvania, dove Biden è nato e dove ha sede (a Philadelphia) il suo quartier generale. Gli “early vote” lo danno per spacciato, i sondaggi dicono che ha il 3,8 in meno di Biden. Forse i più attendibili sono i bookmaker, che danno al presidente uscente 30 probabilità su 100.