Esteri

Irlanda, il modello di Dublino contro il virus che fa scuola in Europa

(afp)
Il Paese ha deciso una settimana fa un secondo mini lockdown di sei settimane nonostante il bilancio della pandemia non fosse catastrofico come altrove. Ecco perché sta funzionando
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LONDRA - Ora qualcuno lo chiama “modello irlandese”, visto che molti altri Paesi ne stanno seguendo mestamente le orme. In realtà Dublino, a differenza di quanto accaduto in Regno Unito la scorsa primavera, è sempre stata estremamente rigida e solerte nell’attivare lockdown e/o forti restrizioni per combattere la pandemia del coronavirus. Lo stesso si è ripetuto una settimana fa. Quando l’Irlanda ha deciso un nuovo mini lockdown di sei settimane, nonostante il bilancio della pandemia non fosse catastrofico come in altri Paesi: a oggi, in totale l’Irlanda conta 1.890 morti totali per Covid 19 (79 nell’ultimo mese, ed erano stati 35 in settembre e 9 in agosto) su un totale di 58.767 casi e 341 persone tuttora ricoverate di cui 38 in terapia intensiva. Tanti, ma di certo non ai livelli di Regno Unito e Italia: la popolazione irlandese è circa di un decimo di ciascuno di questi due Paesi, che hanno sfiorato se non sfondato - come nel caso di UK (46mila) - la quota di 40mila vittime.

“Ma bisogna fermare subito questa spirale, altrimenti sarà una strage” ha detto 9 giorni fa il Taoiseach (premier irlandese) Micheal Martin, “il 2020 è stato un anno molto duro ma purtroppo non è ancora finito”. I modelli dei consulenti scientifici e medici del governo di Dublino parlavano di addirittura 40mila morti in arrivo se non si fosse agito subito: un’ecatombe in proporzione ancora peggiore di quelle viste sinora in Occidente. Tutti allarmi che però, inizialmente, erano stati ignorati dall’esecutivo, per tre ragioni: paura di affondare l’economia, tesi considerate catastrofiste da alcuni ministri e poi anche il metodo dell’allarme lanciato dagli esperti, direttamente in pubblic, senza consultare prima il premier e i suoi, cosa che li aveva irritati non poco. Poi però l’esecutivo di Martin, con vice l’ex premier Leo Varadkar (un ex medico che aveva parzialmente ripreso la professione causa pandemia), ha fatto marcia indietro, quando i casi sono arrivati a 281 su 100mila abitanti, cifra alta, ma non altissima.
Così in Irlanda si è passati, una settimana fa, al “livello 5” delle restrizioni, quello massimo. L’idea di fondo è di far rimanere aperti soltanto le scuole e i negozi essenziali che includono un’ampia varietà come supermercati, farmacie, edicole, ferramenta, banche, lavanderie, autofficine, stazioni di servizio, negozi di articoli sportivi, eccetera. Chiuso tutto il resto, soprattutto palestre, centri sportivi, pub, bar e ristoranti, altra mazzata per il settore della ristorazione, che però possono continuare ad effettuare servizio da asporto e a domicilio. Hotel e b&b non sono stati chiusi ma possono ospitare solo lavoratori essenziali.

La base del nuovo lockdown è l’avviso del governo all’intera popolazione di restare in casa il più possibile e lavorare in smartworking, a meno che non sia indispensabile spostarsi, tanto che il servizio dei mezzi pubblici è stato ridotto del 75% in tutto il Paese. In effetti, a livello di spostamenti, si è tornati ai livelli della primavera scorsa: allora, si era “fermato” l’85% della popolazione, in estate tale quota era crollata al 35% circa, mentre ora è risalita al 70 abbondante. Adesso, secondo il Livello 5, gli spostamenti degli individui sono limitati nel raggio di 5 chilometri dal proprio domicilio, entro i quali si può fare attività fisica.

Sono vietati inoltre in Irlanda incontri al chiuso con qualunque altra persona al di fuori del proprio nucleo familiare, a meno che non si tratti di soggetti bisognosi, invalidi o che necessitano cure, ed è possibile incontrarsi solo con un altro nucleo familiare all’esterno (ma non un giardino di casa privata). Vietate funzioni religiose dal vivo, possibili solo online. Mentre sono ancora permessi funerali e matrimoni, ma con un forte limite di partecipanti (rispettivamente 10 e 30). Chiusi infine cinema, teatri, musei e praticamente tutte le altre istituzioni culturali al chiuso.

Insomma, non siamo al lockdown dello scorso marzo, ma poco ci manca. Le conseguenze di queste misure decise da Dublino sono ancora difficili da appurare. Quelle positive, ossia l’impatto sul contenimento della malattia, si potranno decifrare solo tra 3-4 settimane. Ieri l’Irlanda ha fatto registrare numeri importanti, ossia 5 morti e 720 nuovi casi positivi, ma, per esempio, inferiori alla vicina (e più piccola) Irlanda del Nord con 722 casi e ben 12 morti. Irlanda del Nord la quale ha approvato anch’essa  un mini lockdown di quattro settimane, peraltro ancora prima di Dublino (il 4 ottobre) includendo persino la chiusura delle scuole di due settimane, allungando praticamente la tradizionale pausa autunnale “half-term” in Regno Unito.

Per quanto riguarda invece le conseguenze economiche, c’è il dramma di ristoranti e pub, qualcosa di già visto in Regno Unito dove il 40% delle birrerie potrebbe fallire a breve. Addirittura a Dublino i pub che non servono cibo non possono fare nemmeno servizio takeaway. Il governo irlandese ha riattivato sussidi per circa 1,5 miliardi di euro nelle prossime 6 settimane, ma è chiaro che così molti locali non potranno resistere a lungo. Poco prima del lockdown, le stime di una “richiusura” parlavano di 150mila posti di lavoro in fumo con la disoccupazione salita già del 30% da inizio pandemia (5,4% a settembre e sinora contenuta solo dal salvagente dei sussidi): in un Paese da 6,6 milioni di abitanti ciò rappresenterebbe una tremenda voragine occupazionale.

C’è però un “silver lining”, come si dice oltremanica, una nota positiva: l’economia irlandese sembra tra le più resilienti di quelle severamente colpite dalla pandemia, basti fare un confronto con quella britannica, la peggiore nella tempesta secondo l’Ocse. Questo grazie alla sua struttura economica, rispetto ad altri Paesi basata di più su servizi, e-commerce, edilizia e poi anche l’agricoltura, un settore che risente in maniera minore dell’impatto del Covid19. Non a caso, pochi giorni prima dell’annuncio di questo secondo lockdown si stimava per l’Irlanda una perdita del Pil sull’intero 2020 di soltanto lo 0,4%. Insomma, non siamo ai livelli di “rimbalzo” di Pechino, ma l’ex “Tigre Celtica” potrebbe alla fine comunque essere in Occidente il Paese a limitare più di tutti la devastazione del coronavirus.