✕
Faezeh Hashemi Rafsanjani davanti a un'immagine del padre 

Faezeh Hashemi Rafsanjani: "Sogno un Iran che dialoghi con Israele e conceda diritti"

Intervista alla figlia dell'ex presidente, ex parlamentare e da sempre attiva per i diritti delle donne. Di lei si parla come possibile candidata per le elezioni presidenziali del 2021
4 minuti di lettura
Faezeh Hashemi, politica e attivista iraniana, è la figlia dell'ayatollah 'Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, presidente dell'Iran dal 1989 al 1997, presidente dell'Assemblea degli Esperti dal 2007 al 2011 e presidente del Consiglio per il Discernimento dell'Iran dal 1989 sino alla sua scomparsa a gennaio del 2017: 57 anni, parlamentare dal 1996 al 2000, si è sempre battuta per i diritti di genere in Iran. È attualmente Presidente della Lega femminile del Partito Executives of Construction. Ha subito due condanne per propaganda anti-regime, che le sono costate 12 mesi di carcere, scontate nel penitenziario di Evin, alle porte di Teheran. 
 
Come va l'Iran? Che fase è questa per il suo Paese?
"E' una domanda complessa. La situazione politica ed economica in Iran non è affatto facile e non mi sembra che le autorità diano risposte adeguate ai problemi che il Paese attraversa".
 
Qual è il fut…
Faezeh Hashemi, politica e attivista iraniana, è la figlia dell'ayatollah 'Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, presidente dell'Iran dal 1989 al 1997, presidente dell'Assemblea degli Esperti dal 2007 al 2011 e presidente del Consiglio per il Discernimento dell'Iran dal 1989 sino alla sua scomparsa a gennaio del 2017: 57 anni, parlamentare dal 1996 al 2000, si è sempre battuta per i diritti di genere in Iran. È attualmente Presidente della Lega femminile del Partito Executives of Construction. Ha subito due condanne per propaganda anti-regime, che le sono costate 12 mesi di carcere, scontate nel penitenziario di Evin, alle porte di Teheran. 
 
Come va l'Iran? Che fase è questa per il suo Paese?
"E' una domanda complessa. La situazione politica ed economica in Iran non è affatto facile e non mi sembra che le autorità diano risposte adeguate ai problemi che il Paese attraversa".
 
Qual è il futuro della Repubblica Islamica? Il suo rapporto con la modernità come procede?
"L'Iran è un Paese moderno, ma non dal punto di vista della cultura della modernità. Nella situazione attuale non riesco a vedere un futuro roseo. Possediamo gli strumenti della modernità, ossia tutto ciò che esiste nell'Occidente e nei Paesi sviluppati. Ma la modernità si arresta quando si tratta di pensare e ragionare, specie rispetto ai diritti delle donne".
 
Alcuni giornali internazionali hanno scritto di una sua possibile candidatura alle prossime elezioni Presidenziali del 2021. Ci ha pensato davvero?
"No. Non ho al momento preso una decisione. E non mi piacerebbe diventare presidente della Repubblica nella situazione odierna. Il presidente qui non ha nessuna autorità. Chi diventa presidente non può far niente!"
 
Che trasformazioni sogna per l'Iran?
"I miei desideri sono tanti. Che la nostra politica cambi sul piano internazionale, innanzitutto. Perché secondo me finora la nostra politica estera non è stata positiva e non ha fatto che aumentare di giorno in giorno i nostri problemi. Per quanto riguarda  la nostra politica interna poi - i diritti del popolo, dei cittadini, i diritti umani, la libertà di parola, i diritti delle donne - beh... necessitano di un grande cambiamento che porti sviluppo e modernità".
 
Ci sono alcuni Paesi arabi che hanno firmato degli accordi in questi ultimi mesi con Israele. Che idea se ne è fatta? È giusto, a suo avviso, dialogare con Israele?
"Sono Paesi sovrani che hanno il diritto di decidere le loro politiche con Israele. Noi non possiamo dargli compiti da eseguire. Anche se fossimo contrari alle loro decisioni non potremmo vincolarli o protestare per le loro scelte. Penso comunque che l'Iran oggi debba riuscire ad avere relazioni con tutti i Paesi del mondo".
 
Una pace dell'Iran con Israele sarebbe una rivoluzione per il Medio Oriente con sviluppi nell'intera comunità internazionale. Si arriverà mai a questo?
"È davvero poco probabile che succeda. La pace in  Medio Oriente e l'ostilità tra i due Paesi sono però questioni molto diverse tra loro. Ad esempio, in alcune discipline sportive i palestinesi gareggiano a volte con gli israeliani. Noi no. Oppure, i palestinesi dialogano con gli israeliani, mentre noi manteniamo un atteggiamento minaccioso nei loro confronti. Possiamo non fare una pace vera, ma possiamo mutare la nostra politica per il bene della nazione e per non recare danno al nostro popolo. Ancora, i palestinesi riguardo all'accordo degli Emirati, del Bahrein e del Sudan con Israele, hanno reagito in un modo diverso dagli iraniani. Non hanno avuto una reazione così contraria. Questi accordi con Israele non ci impediscono di dialogare. Possiamo in fondo trovare una via di mezzo tra inimicizia e dialogo".
 
Sarebbe insomma auspicabile a suo avviso un rapporto nuovo tra Iran e Israele? Che cominciasse a profilarsi un nuovo rapporto diplomatico?
"Non ritengo importante mettersi alla ricerca di qualcosa del genere. Abbiamo tante questioni da risolvere che non credo sia così decisivo auspicare un simile rapporto o un simile dialogo con Israele. È più importante il rapporto con gli Stati Uniti. Non avere un rapporto con l'America ha creato moltissimi problemi al nostro Paese. Troncare i rapporti con i Paesi arabi poi, non è più importante dell'avere o non avere rapporti con Israele? I rapporti deteriorati con molti Paesi, sono molto più rilevanti del mancato rapporto con Israele. I nostri buoni rapporti sono stabiliti con una serie di Paesi dittatoriali, come la Cina, la Russia, il Venezuela, la Corea del Nord, dai quali non ricaviamo nulla di buono. Fino a quando continuare a non avere relazioni con gli Usa per far contente Russia e Cina?".  
 
Il Covid ha colpito il mondo. Com'è la situazione nel suo Paese?
"La situazione non è affatto positiva. Ci sono dei morti in aumento e mancano una serie di regole sul distanziamento sociale. Si potrebbe far meglio, utilizzando la mascherina e adottando un programma adeguato sui comportamenti da adottare".
 
Si è sempre occupata delle questioni di genere nel suo impegno politico e sociale. Cosa può dirci attualmente della condizione della donna nella società iraniana?
"Sono molte le cose da fare riguardo alla questione della donna. Da quando ho iniziato ad occuparmene, non è cambiato molto. Ma le nuove generazioni sono molto attive e consapevoli dei loro diritti. Hanno coraggio, scendono in piazza, pagano anche un caro prezzo per rivendicare i loro diritti".
 
In alcune manifestazioni di protesta per il carovita si è acclamato il nome di Reza Shah, si sono evocati i Pahlavi. Non era mai successo. Che impressione le ha fatto? 
"Il popolo fa bene a manifestare per i propri diritti o contro la condizione in cui si trova. La cosa che mi addolora è che noi autorità al governo - perché anche io mi considero parte del governo della Repubblica Islamica, nonostante non abbia più alcun potere - non abbiamo fatto nulla affinché la gente non rimpiangesse lo Shah. Credo abbiano ragione a manifestare, significa che la Repubblica Islamica non ha avuto una condotta positiva ed è questo il motivo per cui la gente acclama il nome di Reza Shah. Sono stati bruciati 40 anni. Non siamo riusciti a rispettare gli ideali della Repubblica Islamica e che questi valori sono stati in qualche modo traditi".
 
Esclude che l'Iran in futuro possa tornare ad essere governato da una monarchia? Del resto la Persia è stata una monarchia per 2500 anni.
"Qualsiasi cosa può capitare. Resta il fatto che la monarchia, senza un potere legislativo parlamentare, non è una cosa positiva, non serve a nulla. Nella storia può succedere di tutto, la cosa importante è che non diventi una monarchia assoluta".

Che idea si è fatta della sfida fra Donald Trump e Joe Biden?
"Se fossi cittadina americana e del mondo, non voterei mai Trump. Da cittadina iraniana, invece, voterei Donald Trump, perché con lui si può sperare in un cambiamento delle politiche all'interno del nostro Paese. E' auspicabile che le politiche di Trump inducano il governo iraniano a serie riforme".