Elezioni Usa, ma potremmo svegliarci senza un presidente
dal nostro corrispondente Federico Rampini , dal nostro corrispondente Federico RampiniLa tradizionale emozione della maratona tv nella notte tra martedì e mercoledì sarà un rito inutile, le ore passeranno senza designare un vincitore? Il rischio di un’attesa molto prolungata è concreto
New York – Election Day, o Election Week, o Election Month? Quando sapremo veramente il risultato? La tradizionale emozione della maratona tv nella notte tra martedì e mercoledì sarà un rito inutile, le ore passeranno senza designare un vincitore? Il rischio di un’attesa molto prolungata è concreto, anche per effetto del coronavirus che ha stravolto molte consuetudini, dirottando gran parte degli elettori verso le votazioni anticipate.
L’affluenza alle urne è da record, cento milioni di americani hanno votato in anticipo, molti di questi hanno affidato le schede al servizio postale. Solo 9 Stati su 50 prevedono di aver scrutinato il 98% delle schede entro il mezzogiorno di mercoledì. Ben 22 Stati riconoscono validità alle schede spedite per posta, anche se vengono consegnate dopo l’Election Day. La Pennsylvania – uno dei più importanti Stati contesi – ammette le schede fino a venerdì 6 …
L’affluenza alle urne è da record, cento milioni di americani hanno votato in anticipo, molti di questi hanno affidato le schede al servizio postale. Solo 9 Stati su 50 prevedono di aver scrutinato il 98% delle schede entro il mezzogiorno di mercoledì. Ben 22 Stati riconoscono validità alle schede spedite per posta, anche se vengono consegnate dopo l’Election Day. La Pennsylvania – uno dei più importanti Stati contesi – ammette le schede fino a venerdì 6 …
New York – Election Day, o Election Week, o Election Month? Quando sapremo veramente il risultato? La tradizionale emozione della maratona tv nella notte tra martedì e mercoledì sarà un rito inutile, le ore passeranno senza designare un vincitore? Il rischio di un’attesa molto prolungata è concreto, anche per effetto del coronavirus che ha stravolto molte consuetudini, dirottando gran parte degli elettori verso le votazioni anticipate.
L’affluenza alle urne è da record, cento milioni di americani hanno votato in anticipo, molti di questi hanno affidato le schede al servizio postale. Solo 9 Stati su 50 prevedono di aver scrutinato il 98% delle schede entro il mezzogiorno di mercoledì. Ben 22 Stati riconoscono validità alle schede spedite per posta, anche se vengono consegnate dopo l’Election Day. La Pennsylvania – uno dei più importanti Stati contesi – ammette le schede fino a venerdì 6 novembre. Prima di allora ogni proiezione sarà a rischio. Tanto più che la percentuale di democratici o repubblicani varia con le modalità di voto: i seguaci di Biden, più obbedienti alle regole sul distanziamento sanitario, hanno adottato in massa il voto postale, mentre i repubblicani preferiscono andare di persona. Qualsiasi spoglio parziale rischia di essere sbilanciato da una parte o dall’altra, inficiando l’attendibilità della proiezione.
Poi ci sono altri scenari, complicazioni aggiuntive, a seconda se nei singoli Stati Trump e Biden si contenderanno i collegi elettorali per minuscole frazioni percentuali – come accadde nel Midwest quattro anni fa tra Hillary Clinton e Trump, o in Florida nel 2000 tra George Bush e Al Gore. Che cosa succede se in uno Stato non esce un vincitore certo? La legge impone ad ogni Stato di comunicare il vincitore del voto presidenziale entro l’8 dicembre. Se contestazioni e ricorsi impediscono a uno Stato di designare un vincitore, la parola passa al Congresso. Si tratta, in questo caso, del nuovo Congresso uscito dalle stesse elezioni. Ma se Camera e Senato non hanno maggioranze omogenee, la palla torna ai singoli Stati e stavolta è il governatore a dirimere la disputa.
C’è un forte interesse a evitare di prolungare le cose fino all’8 dicembre. Nel caso della Florida 2000, i poteri locali (in mano ai repubblicani) ottennero un pronunciamento della Corte suprema che sbloccò la conta dei voti a favore di Bush; a quel punto l’assemblea legislativa della Florida si affrettò a convalidare il voto, evitando che fosse il Congresso di Washington a decidere. Uno degli scenari su cui punta Trump, che ha già minacciato ricorsi per brogli, è un contenzioso da far dirimere alle assemblee legislative locali, che in molti Stati contesi hanno una maggioranza repubblicana.
Un altro scenario-catastrofe, è il pareggio. Statisticamente improbabile, eppure è accaduto ben tre volte nei primi 50 anni della storia americana. Nell’ipotesi in cui Biden e Trump siano bloccati a 269 voti ciascuno nel collegio elettorale, che cosa accade? A quel punto tocca alla Camera decidere, convocandosi in una speciale sessione per l’elezione del presidente. La Camera in questo caso però vota secondo regole particolari: non un voto per ogni deputato, bensì un voto per ogni delegazione di Stato. La California vale quanto il minuscolo Rhode Island. Ci vogliono 26 Stati per eleggere il presidente. In base ai rapporti di forze odierni, prevalgono i repubblicani. Ma tutto può cambiare con il voto di oggi, sempre che si possa usare la parola “oggi".
L’affluenza alle urne è da record, cento milioni di americani hanno votato in anticipo, molti di questi hanno affidato le schede al servizio postale. Solo 9 Stati su 50 prevedono di aver scrutinato il 98% delle schede entro il mezzogiorno di mercoledì. Ben 22 Stati riconoscono validità alle schede spedite per posta, anche se vengono consegnate dopo l’Election Day. La Pennsylvania – uno dei più importanti Stati contesi – ammette le schede fino a venerdì 6 novembre. Prima di allora ogni proiezione sarà a rischio. Tanto più che la percentuale di democratici o repubblicani varia con le modalità di voto: i seguaci di Biden, più obbedienti alle regole sul distanziamento sanitario, hanno adottato in massa il voto postale, mentre i repubblicani preferiscono andare di persona. Qualsiasi spoglio parziale rischia di essere sbilanciato da una parte o dall’altra, inficiando l’attendibilità della proiezione.
Poi ci sono altri scenari, complicazioni aggiuntive, a seconda se nei singoli Stati Trump e Biden si contenderanno i collegi elettorali per minuscole frazioni percentuali – come accadde nel Midwest quattro anni fa tra Hillary Clinton e Trump, o in Florida nel 2000 tra George Bush e Al Gore. Che cosa succede se in uno Stato non esce un vincitore certo? La legge impone ad ogni Stato di comunicare il vincitore del voto presidenziale entro l’8 dicembre. Se contestazioni e ricorsi impediscono a uno Stato di designare un vincitore, la parola passa al Congresso. Si tratta, in questo caso, del nuovo Congresso uscito dalle stesse elezioni. Ma se Camera e Senato non hanno maggioranze omogenee, la palla torna ai singoli Stati e stavolta è il governatore a dirimere la disputa.
C’è un forte interesse a evitare di prolungare le cose fino all’8 dicembre. Nel caso della Florida 2000, i poteri locali (in mano ai repubblicani) ottennero un pronunciamento della Corte suprema che sbloccò la conta dei voti a favore di Bush; a quel punto l’assemblea legislativa della Florida si affrettò a convalidare il voto, evitando che fosse il Congresso di Washington a decidere. Uno degli scenari su cui punta Trump, che ha già minacciato ricorsi per brogli, è un contenzioso da far dirimere alle assemblee legislative locali, che in molti Stati contesi hanno una maggioranza repubblicana.
Un altro scenario-catastrofe, è il pareggio. Statisticamente improbabile, eppure è accaduto ben tre volte nei primi 50 anni della storia americana. Nell’ipotesi in cui Biden e Trump siano bloccati a 269 voti ciascuno nel collegio elettorale, che cosa accade? A quel punto tocca alla Camera decidere, convocandosi in una speciale sessione per l’elezione del presidente. La Camera in questo caso però vota secondo regole particolari: non un voto per ogni deputato, bensì un voto per ogni delegazione di Stato. La California vale quanto il minuscolo Rhode Island. Ci vogliono 26 Stati per eleggere il presidente. In base ai rapporti di forze odierni, prevalgono i repubblicani. Ma tutto può cambiare con il voto di oggi, sempre che si possa usare la parola “oggi".