NEW YORK - 47esimo vicepresidente nella storia degli Stati Uniti, ora 46esimo presidente. Con 48 anni di carriera politica alle spalle, Joe Biden conquista un traguardo che gli era sfuggito due o forse tre volte in precedenza. I numeri contano.
LA DIRETTA
All'età di 77 anni ha vinto un'elezione "speculare" a quella che Hillary Clinton perse nel 2016. Si è ripreso, di stretta misura, buona parte del Midwest industriale, anche se il recupero di consensi nella classe operaia è stato modesto. Ha fallito la riconquista della Florida però ha cominciato a delineare una sorta di Muro Blu del Far West, unendo Arizona e Nevada agli Stati della "costa sinistra" (California, Oregon, Washington).
Per essere precisi oggi quell'agenda suona radicale ma all'inizio degli anni Settanta è "mainstream", fa parte della corrente principale, su metà di quei temi convergono tanti repubblicani. Alla Casa Bianca c'è il repubblicano Richard Nixon che finirà malamente - dimettendosi per evitare l'impeachment - a causa dello scandalo del Watergate due anni dopo. Nixon però è il presidente che crea l'authority per l'ambiente (Environmental Protection Agency), fa politiche dei redditi per venire incontro ai sindacati, investe nelle infrastrutture pubbliche, apre alla Cina di Mao, e uscirà dal pantano del Vietnam.
Harris si è fatta perdonare l'attacco virulento al "razzismo" del giovane Biden ed è stata cooptata come sua vice. Anche perché i due hanno in comune un altro scheletro nell'armadio, poco allineato con Black Lives Matter. Saltiamo agli anni Novanta, all'èra di Bill Clinton, al riformismo della Terza Via. Biden appoggiò la stretta del codice penale contro i reati che contribuì a riempire le carceri di giovani afroamericani e ispanici. Kamala, molto più tardi, fece esattamente la stessa cosa quando fu Attorney General cioè ministro della Giustizia della California: nessuna pietà per i recidivi.
La fase del Biden ultra-moderato si completa con la svolta neoliberista.
La scomparsa di Beau aggrava i problemi del secondo figlio, Hunter, che passa da una relazione con la vedova del fratello all'alcolismo, alle tossicodipendenze. Hunter è all'origine di scandali che avrebbero potuto far deragliare la campagna del padre nel 2020: in Ucraina e in Cina, ha usato il ruolo paterno quando era vice di Obama per procacciarsi affari con partner locali.
LA DIRETTA
All'età di 77 anni ha vinto un'elezione "speculare" a quella che Hillary Clinton perse nel 2016. Si è ripreso, di stretta misura, buona parte del Midwest industriale, anche se il recupero di consensi nella classe operaia è stato modesto. Ha fallito la riconquista della Florida però ha cominciato a delineare una sorta di Muro Blu del Far West, unendo Arizona e Nevada agli Stati della "costa sinistra" (California, Oregon, Washington).
Ma chi è Joe Biden, davvero?
Per lui l'anno zero è il 1972. Segnato dai due eventi-chiave: la sua prima elezione al Senato e la sua prima tragedia familiare, l'incidente automobilistico in cui muoiono moglie e figlia. Alla Camera alta lui arriva sfidando un notabile repubblicano. Il trentenne Joe è sconosciuto, abbastanza povero, e fa campagna su un programma radicale: ritiro dalla guerra del Vietnam, completamento delle riforme sui diritti civili dei neri, ambientalismo, tassazione progressiva, servizi pubblici, riforma sanitaria.Per essere precisi oggi quell'agenda suona radicale ma all'inizio degli anni Settanta è "mainstream", fa parte della corrente principale, su metà di quei temi convergono tanti repubblicani. Alla Casa Bianca c'è il repubblicano Richard Nixon che finirà malamente - dimettendosi per evitare l'impeachment - a causa dello scandalo del Watergate due anni dopo. Nixon però è il presidente che crea l'authority per l'ambiente (Environmental Protection Agency), fa politiche dei redditi per venire incontro ai sindacati, investe nelle infrastrutture pubbliche, apre alla Cina di Mao, e uscirà dal pantano del Vietnam.
Il debutto politico
Situare Biden nel contesto del suo debutto politico serve a capire che è figlio del suo tempo, nella sua lunga carriera politica ha abbracciato tutte le circonvoluzioni della sinistra americana. È stato molto vicino alla classe operaia fin dalle origini. Come ricordò Kamala Harris quando era sua avversaria nella corsa alla nomination, Biden si oppose alla politica del "busing" che con gli scuolabus spostava bambini neri nelle scuole dei quartieri bianchi e viceversa, per de-segregare l'America. Quella politica era osteggiata proprio dalla classe operaia bianca, perché come sempre le campagne anti-razziste venivano condotte a sue spese: i figli dei ricchi trasmigravano verso le scuole private, i figli dei metalmeccanici dovevano accogliere i più poveri che inevitabilmente facevano scendere la qualità dell'istruzione.Harris si è fatta perdonare l'attacco virulento al "razzismo" del giovane Biden ed è stata cooptata come sua vice. Anche perché i due hanno in comune un altro scheletro nell'armadio, poco allineato con Black Lives Matter. Saltiamo agli anni Novanta, all'èra di Bill Clinton, al riformismo della Terza Via. Biden appoggiò la stretta del codice penale contro i reati che contribuì a riempire le carceri di giovani afroamericani e ispanici. Kamala, molto più tardi, fece esattamente la stessa cosa quando fu Attorney General cioè ministro della Giustizia della California: nessuna pietà per i recidivi.
La fase del Biden ultra-moderato si completa con la svolta neoliberista.
Gli anni del boom economico
Sempre negli anni del boom economico clintoniano, i magici anni Novanta in cui nacque il primo business digitale ed esplose la potenza della Silicon Valley, Biden fu favorevole ai trattati di libero scambio. Lo rimase fino alla vicepresidenza con Obama quando sostenne l'ultimo di una lunga serie di trattati, il Tpp dell'area Pacifico. L'apertura delle frontiere, dal Nafta (Canada Messico) fino all'ingresso della Cina nel Wto, fu un periodo fausto per le multinazionali americane, molto meno per gli operai. Delocalizzazioni, smantellamenti di fabbriche, impoverimento del settore manifatturiero, declino dei mestieri tradizionali. Non a caso Donald Trump si è adoperato per incollare addosso a Biden l'epiteto "cinese". E' negli anni di Clinton che si accelera il divorzio tra la sinistra e il popolo, tra l'élite politically correct delle due coste e la classe operaia intrappolata nell'America di mezzo, con salari declinanti e tossicodipendenze.Il riscatto
Biden si riscatta almeno in parte nel 2009, quando Barack Obama affida al suo vice un incarico delicato, la supervisione del maxi-piano di salvataggio dell'industria automobilistica. I tre big di Detroit, Ford Gm e Chrysler, sono temporaneamente nazionalizzati. Il piano sarà un successo e Biden in campagna elettorale lo ha spesso ricordato. Non gli è bastato però per scalzare Trump nella classe operaia del Midwest che ha continuato a votare a maggioranza per il repubblicano.La prima campagna elettorale
Il 46esimo presidente degli Stati Uniti è un cattolico, da una famiglia di origini irlandesi, che ha conosciuto alti e bassi, infortuni e tragedie a ripetizione. La sua prima campagna presidenziale, nel 1988, s'interrompe malamente nella stagione delle primarie democratiche quando si scopre che lui ha copiato senza citarlo un discorso del leader laburista inglese Neil Kinnock. Nel 2002-2003 approva l'invasione dell'Iraq, cosa che gli sarà rinfacciata dallo stesso Obama. Perché nel 2008 Biden e Obama sono brevemente rivali, nella corsa alla nomination.Il secondo tentativo verso la Casa Bianca
Il secondo tentativo di Biden è un altro flop, si ritira con l'1% dei voti della base democratica, cosa che darà a Trump l'ispirazione per uno dei suoi nomignoli infamanti: "Joe un per cento". Nel 2015 lo colpisce una seconda tragedia familiare, muore per un tumore al cervello all'età di 46 anni il figlio prediletto, Beau, che si è meritato una medaglia al valore combattendo in Iraq. Più tardi, Joe giustifica con il dolore per la morte di Beau la rinuncia a candidarsi nel 2016. E' più probabile che quella rinuncia sia da imputare a Obama, che preme sul suo vice perché si faccia da parte e lasci gareggiare Hillary Clinton. È la "terza" campagna presidenziale, mai avvenuta: forse Biden sarebbe stato in grado di fermare Trump già nel 2016?La scomparsa di Beau aggrava i problemi del secondo figlio, Hunter, che passa da una relazione con la vedova del fratello all'alcolismo, alle tossicodipendenze. Hunter è all'origine di scandali che avrebbero potuto far deragliare la campagna del padre nel 2020: in Ucraina e in Cina, ha usato il ruolo paterno quando era vice di Obama per procacciarsi affari con partner locali.