Trump, niente resa. Ma nel partito repubblicano c’è una fronda
di Alberto Flores D'Arcais , di Alberto Flores D'ArcaisIl tycoon detta la linea dal suo campo da golf: non riconoscere la sconfitta. La first lady Melania: "Contare i voti validi". La Casa Bianca: "Kushner è con il presidente"
NEW YORK - Anche la mattina di domenica Donald Trump ha deciso di passarla nel suo campo di golf in Virginia, quasi fosse incurante di quello che accade nell'America che ha guidato per quattro anni e come se non avesse ascoltato il discorso della vittoria di Joe Biden e Kamala Harris. Dal pool di reporter della Casa Bianca (che segue il presidente uscente 24 ore su 24), gli unici ad avere un minimo di accesso alla cerchia più intima di The Donald, filtrano poche notizie. Parlano di un Trump sempre più irascibile e stanco, ma ancora fortemente determinato a non riconscere la vittoria all'uomo che tutto il mondo sta acclamando come nuovo "Commander in Chief" degli Stati Uniti.
Su Twitter Trump continua a dettare la linea ai suoi fans e all'armata di avvocati che domani daranno il via a decine di nuove cause in Pennsylvania, Nevada, Georgia e Arizona ("Noi crediamo che queste persone siano dei ladri. Le macchine elettorali delle grandi citt…
Su Twitter Trump continua a dettare la linea ai suoi fans e all'armata di avvocati che domani daranno il via a decine di nuove cause in Pennsylvania, Nevada, Georgia e Arizona ("Noi crediamo che queste persone siano dei ladri. Le macchine elettorali delle grandi citt…
NEW YORK - Anche la mattina di domenica Donald Trump ha deciso di passarla nel suo campo di golf in Virginia, quasi fosse incurante di quello che accade nell'America che ha guidato per quattro anni e come se non avesse ascoltato il discorso della vittoria di Joe Biden e Kamala Harris. Dal pool di reporter della Casa Bianca (che segue il presidente uscente 24 ore su 24), gli unici ad avere un minimo di accesso alla cerchia più intima di The Donald, filtrano poche notizie. Parlano di un Trump sempre più irascibile e stanco, ma ancora fortemente determinato a non riconscere la vittoria all'uomo che tutto il mondo sta acclamando come nuovo "Commander in Chief" degli Stati Uniti.
Su Twitter Trump continua a dettare la linea ai suoi fans e all'armata di avvocati che domani daranno il via a decine di nuove cause in Pennsylvania, Nevada, Georgia e Arizona ("Noi crediamo che queste persone siano dei ladri. Le macchine elettorali delle grandi città sono corrotte. Questa è stata un'elezione rubata") e ripete le sue accuse a tv e giornali ("da quando i media lamestream decidono chi sarà il nostro prossimo presidente?"), dimenticando che nel 2016, come sempre, diedero la vittoria a lui, poche ore dopo la chiusura dei seggi.
Alla Casa Bianca si discute, aumenta la fronda e secondo la Cnn a fare pressioni sul presidente ci sarebbero adesso anche i suoi più stretti familiari. Il genero Jared Kushner, che è anche il suo principale consigliere (ma fonti dell'amministrazione hanno smentito, "sostiene i corsi legali"), la figlia Ivanka, che Trump vorrebbe lanciare come candidata nel 2024, la stessa moglie Melania, che pubblicamente è schieratissima con lui ("Il popolo americano si merita elezioni giuste. Ogni voto legale, non illegale, deve essere contato"), ma che secondo diversi media starebbe meditando di chiedere il divorzio quando il 20 gennaio il marito sarà costretto ad abbandonare la residenza presidenziale.
Il rifiuto di Trump di accettare la realtà rischia di mettere in difficoltà in un prossimo futuro i repubblicani al Congresso, ma quasi tutti per ora seguono (a parole o stando prudentemente zitti) il presidente. Se il leader della maggioranza del Senato Mitch McConnell mantiene da sabato un ambiguo silenzio (forse pensando ad una possibile candidatura nel 2024), altri, come il leader della minoranza alla Camera Kevin McCarthy, non hanno dubbi: "Quello che dobbiamo garantire in un'elezione presidenziale è che venga contato ogni voto legale, ogni riconteggio sia completato ed ogni sfida legale debba essere ascoltata".
Espliciti anche diversi astri nascenti del Grand Old Party, come la Governatrice del South Dakota Kristi Noem, che intervenendo nei news-talk elettorali ripete che "è prematuro dichiarare Biden vincitore, lasciamo che Trump abbia le risposte dai tribunali". E pochi sembrano preoccupati del fatto che The Donald si rifiuti di partecipare all'Inauguration Day del 20 gennaio prossimo.
Solo qualche notabile del Gop come Mitt Romney - il candidato sconfitto da Barack Obama nel 2012 e da tempo critico con il presidente Usa - lo invitano esplicitamente a farsi da parte: "Penso che si debba fare molta attenzione nella scelta delle parole. Penso che quando si dice che le elezioni sono state corrotte o rubate o truccate, questa sia purtroppo una retorica che viene ripresa dai politici autoritari in ogni parte del mondo".
Ieri però George W. Bush, presidente molto amato, è sceso pubblicamente in campo, offrendo a Trump la chiave per accettare la sconfitta con onore. "Nonostante le differenze politiche, conosco Joe Biden come una brava persona che ha vinto la sua opportunità di guidare e riunificare gli Stati Uniti. Ho telefonato al presidente eletto, so che governerà per tutti gli americani. Io gli ho offerto la stessa cosa che ho offerto ai presidenti Trump e Obama: le mie preghiere per il successo e l'impegno ad aiutare in tutti i modi possibili".
L'ex presidente ha fatto gli auguri "a Joe e a Kamala" ("l'ho chiamata per congratularmi per la sua storica elezione"), ma nello stesso tempo ha voluto congratularsi anche con Trump "per lo straordinario risultato politico" e i 70 milioni di voti ottenuti: "Gli elettori repubblicani hanno parlato", scrive ancora Bush (che non ha votato per The Donald nel 2016 e neanche il 3 novembre scorso) "e le loro voci continueranno a farsi sentire attraverso i repubblicani eletti ad ogni livello di governo".
Su Twitter Trump continua a dettare la linea ai suoi fans e all'armata di avvocati che domani daranno il via a decine di nuove cause in Pennsylvania, Nevada, Georgia e Arizona ("Noi crediamo che queste persone siano dei ladri. Le macchine elettorali delle grandi città sono corrotte. Questa è stata un'elezione rubata") e ripete le sue accuse a tv e giornali ("da quando i media lamestream decidono chi sarà il nostro prossimo presidente?"), dimenticando che nel 2016, come sempre, diedero la vittoria a lui, poche ore dopo la chiusura dei seggi.
Alla Casa Bianca si discute, aumenta la fronda e secondo la Cnn a fare pressioni sul presidente ci sarebbero adesso anche i suoi più stretti familiari. Il genero Jared Kushner, che è anche il suo principale consigliere (ma fonti dell'amministrazione hanno smentito, "sostiene i corsi legali"), la figlia Ivanka, che Trump vorrebbe lanciare come candidata nel 2024, la stessa moglie Melania, che pubblicamente è schieratissima con lui ("Il popolo americano si merita elezioni giuste. Ogni voto legale, non illegale, deve essere contato"), ma che secondo diversi media starebbe meditando di chiedere il divorzio quando il 20 gennaio il marito sarà costretto ad abbandonare la residenza presidenziale.
Il rifiuto di Trump di accettare la realtà rischia di mettere in difficoltà in un prossimo futuro i repubblicani al Congresso, ma quasi tutti per ora seguono (a parole o stando prudentemente zitti) il presidente. Se il leader della maggioranza del Senato Mitch McConnell mantiene da sabato un ambiguo silenzio (forse pensando ad una possibile candidatura nel 2024), altri, come il leader della minoranza alla Camera Kevin McCarthy, non hanno dubbi: "Quello che dobbiamo garantire in un'elezione presidenziale è che venga contato ogni voto legale, ogni riconteggio sia completato ed ogni sfida legale debba essere ascoltata".
Espliciti anche diversi astri nascenti del Grand Old Party, come la Governatrice del South Dakota Kristi Noem, che intervenendo nei news-talk elettorali ripete che "è prematuro dichiarare Biden vincitore, lasciamo che Trump abbia le risposte dai tribunali". E pochi sembrano preoccupati del fatto che The Donald si rifiuti di partecipare all'Inauguration Day del 20 gennaio prossimo.
Solo qualche notabile del Gop come Mitt Romney - il candidato sconfitto da Barack Obama nel 2012 e da tempo critico con il presidente Usa - lo invitano esplicitamente a farsi da parte: "Penso che si debba fare molta attenzione nella scelta delle parole. Penso che quando si dice che le elezioni sono state corrotte o rubate o truccate, questa sia purtroppo una retorica che viene ripresa dai politici autoritari in ogni parte del mondo".
Ieri però George W. Bush, presidente molto amato, è sceso pubblicamente in campo, offrendo a Trump la chiave per accettare la sconfitta con onore. "Nonostante le differenze politiche, conosco Joe Biden come una brava persona che ha vinto la sua opportunità di guidare e riunificare gli Stati Uniti. Ho telefonato al presidente eletto, so che governerà per tutti gli americani. Io gli ho offerto la stessa cosa che ho offerto ai presidenti Trump e Obama: le mie preghiere per il successo e l'impegno ad aiutare in tutti i modi possibili".
L'ex presidente ha fatto gli auguri "a Joe e a Kamala" ("l'ho chiamata per congratularmi per la sua storica elezione"), ma nello stesso tempo ha voluto congratularsi anche con Trump "per lo straordinario risultato politico" e i 70 milioni di voti ottenuti: "Gli elettori repubblicani hanno parlato", scrive ancora Bush (che non ha votato per The Donald nel 2016 e neanche il 3 novembre scorso) "e le loro voci continueranno a farsi sentire attraverso i repubblicani eletti ad ogni livello di governo".