Esteri

Libia: uccisa a Bengasi la "signora della Cirenaica", attivista anti-Haftar

Hanan al-Barassi con Haftar 
Hanan al-Barassi aveva criticato nei giorni scorsi la corruzione all'interno dell'amministrazione, il capo di Stato maggiore e gruppi armati vicini al generale
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Una importante attivista per i diritti umani in Libia, l'avvocatessa Hanan al-Barassi, è stata uccisa da un gruppo armato questa mattina a Bengasi mentre scendeva dalla sua auto. Ancora un “assassinio mirato” nel capoluogo della Cirenaica, messo a segno ragionevolmente da una fazione vicina al generale Khalifa Haftar.

L'avvocatessa aveva criticato nei giorni scorsi sia i figli del generale che il “ministro dell’Interno” del governo dell’Est della Libia.

L'ultimo video in cui al-Barassi critica Saddam, figlio di Haftar


Al-Barassi era una legale molto conosciuta nel Paese, famosa ormai come “Azouz Barqa”, la signora della Cirenaica. Da mesi sui social media conduceva una campagna per il rispetto dei diritti umani nell’area controllata dalla milizia di Haftar. Le sue critiche prendevano di mira anche il comportamento dei funzionari dell’amministrazione parallela a quella di Tripoli, con accuse di corruzione e di malversazione.

Barassi era impegnata nel dar voce alle donne libiche vittime di violenze familiari e di ogni altro tipo, mettendo in rete video di denuncia che circolavano in tutta la Libia.

Seduta nell’auto con cui si sarebbe mossa prima di essere assassinata, Barassi aveva appena finito di criticare i gruppi armati vicino ad Haftar, dicendo di sentirsi minacciata da queste fazioni. Di recente aveva denunciato pubblicamente il caso dell’arricchimento del generale Abdel Razik Al Nadouri, il capo di stato maggiore delle forze di Haftar, incaricato di seguire anche il contrasto al coronavirus all’Est.

L’assassinio di Barassi avviene un anno e mezzo dopo la scomparsa di un’altra attivista dell’Est libico, la deputata Siham Sergewa, un personaggio di rilevanza internazionale, conosciuta in buona parte del Nord Africa anche per il ruolo svolto negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione libica. Sergewa era stata malmenata e rapita a casa da un gruppo armato che aveva anche picchiato e fratturato le gambe a suo marito che aveva provato a difenderla.