✕

Costa d'Avorio, scontri e morti nel paese del cacao

Un manifesto elettorale di Alassane Ouattara danneggiato dai dimostranti a Yamoussoukro (afp)
Dopo le elezioni che hanno portato al terzo mandato del presidente Ouattara l'opposizione continua a denunciare brogli. Migliaia in fuga nei paesi vicini (Le Figaro) Questo contenuto fa parte della newsletter Continental Breakfast, una selezione di articoli pubblicati dall'alleanza LENA (Leading European Newspaper Alliance). Per vedere un'anteprima potete cliccare qui / Per iscrivervi e riceverla ogni settimana sulla vostra casella di posta elettronica potete cliccare qui
2 minuti di lettura
 La Costa d’Avorio si trova sempre in una situazione di stallo. Dopo l’annuncio dei risultati delle presidenziali - in cui il presidente Alassane Ouattara ha ufficialmente ottenuto 94% delle preferenze – il dialogo tra potere e opposizione resta completamente sospeso e i rapporti appaiono avvelenati: migliaia di persone sono in fuga nei paesi vicini.

Dopo che avevano messo in piedi un Consiglio nazionale di transizione (Cnt) e minacciato di formare un governo parallelo, alcuni rappresentati dell’opposizione sono stati interrogati, mentre l’ottantaseienne ex presidente Henri Konan Bédié, che era stato nominato a capo del Cnt, è stato trattenuto nella sua villa di Cocody, ad Abidjan. Stessa sorte per Assoa Adou, vicino all’ex presidente Gbagbo. Diciannove membri dell’opposizione sono stati condotti in prefettura per “delle verifiche”, e diversi di loro non sono stati rilasciati.

Pascal Affi N’Guessan…
 La Costa d’Avorio si trova sempre in una situazione di stallo. Dopo l’annuncio dei risultati delle presidenziali - in cui il presidente Alassane Ouattara ha ufficialmente ottenuto 94% delle preferenze – il dialogo tra potere e opposizione resta completamente sospeso e i rapporti appaiono avvelenati: migliaia di persone sono in fuga nei paesi vicini.

Dopo che avevano messo in piedi un Consiglio nazionale di transizione (Cnt) e minacciato di formare un governo parallelo, alcuni rappresentati dell’opposizione sono stati interrogati, mentre l’ottantaseienne ex presidente Henri Konan Bédié, che era stato nominato a capo del Cnt, è stato trattenuto nella sua villa di Cocody, ad Abidjan. Stessa sorte per Assoa Adou, vicino all’ex presidente Gbagbo. Diciannove membri dell’opposizione sono stati condotti in prefettura per “delle verifiche”, e diversi di loro non sono stati rilasciati.

Pascal Affi N’Guessan, che come Henri Konan Bédié si era presentato alle presidenziali prima di boicottarle, è riuscito a partire in tempo. “Non si trova nella sua abitazione ma non è fuggito”, è stata la curiosa dichiarazione di una persona a lui vicina.

Il potere ha dunque scelto la maniera più forte per porre fine a quella che considera una “sommossa”:
“È estremamente grave. Questo pseudo-governo non avrà alcun impatto ad Abidjan, ma avrebbe potuto creare gravi disordini nelle province”, assicura un alto funzionario ivoriano, secondo il quale due persone sarebbero state interrogate per aver “finanziato delle milizie”. Cosa che il Pdci – il partito di Henri Konan Bédié – smentisce. Nella zona centrale del Paese, feudo del Pdci, la situazione rimane difficile. La presenza di posti di blocco, controllati in alcuni casi da giovani armati di machete o fucili da caccia, ha reso le strade impraticabili.
 
In diverse città, e in particolare nella capitale Yamoussoukro, l’accesso ad alcuni quartieri è impedito - anche in questo caso da giovani militanti, in alcuni casi armati. Alcune personalità di spicco del potere avrebbero ricevuto minacce. I convogli di diversi ministri sono stati fatti bersaglio di colpi di arma da fuoco e un poliziotto è stato ucciso. Lo scoppio di risse ha causato la morte di almeno nove persone.

“Queste violenze non hanno nulla di spontaneo”, accusa un ministro. “Vengono organizzate per seminare il caos e creare una crisi post-elettorale”. Le forze dell’ordine hanno ripreso il controllo delle strade, ma la tregua rimane fragile.
 
I diplomatici nel paese - che è il primo produttore mondiale di cacao -  si stanno attivando per trovare una via d’uscita. Gli ambasciatori di Francia, Ue e Stati Uniti hanno tentato di convincere Henri Konan Bédié a rinunciare al Cnt. “Le posizioni sono ancora molto lontane ma un riavvicinamento è possibile”, ha affermato fiducioso un diplomatico.
Fermare la frangia più oltranzista dei contestatori non sarà però cosa facile. Guillaume Soro, un ex primo ministro passato all’opposizione, ha esortato l’esercito ad “intervenire” contro il regime.

Per il presidente, una buona notizia è giunta paradossalmente da Laurent Gbagbo, suo vecchio nemico. Tornato a far parte del gioco politico, questi si sta infatti attivando per far valere il suo ruolo di “anziano”, e  – secondo quanto dichiarato dal suo avvocato – ha chiamato il primo ministro Hamed Bakayoko invitandolo a “calmare la situazione favorendo il dialogo anziché la repressione”.
(Copyright Le Figaro/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Marzia Porta)