I capelli grigi di Trump, primo segno della sconfitta
di
Marco Belpoliti
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E così siamo al grigio. Come una anziana signora che di punto in bianco un giorno ha deciso di non tingersi più i cappelli, Donald Trump si presenta all’incontro con i giornalisti della Casa Bianca sfoggiando un riporto grigio sul capo al posto del colore cui eravamo abituati, da tutti definito giallo canarino; in realtà è, o era, un colore indefinibile: tra il biondo e il giallo, più vicino al giallo Napoli che non al giallo acido.
Come si sa, il taglio dei capelli nelle donne è spesso un atto legato a qualche cambiamento di stato affettivo o sentimentale, ad una mutazione; così la decisione di smettere la tinta scurente della capigliatura, e passare al grigio tout court, sovente è una presa d’atto della propria età e del proprio status.
In Trump, nonostante tutto il machismo che sfodera, c’è qualcosa di femminile, allo stesso modo in cui c’è, o meglio c’era, in Silvio Berlusconi. La sconfitta elettorale è la causa di questo grigio? O si tratta solo di una dimenticanza momentanea in attesa di sottoporsi alle cure del parrucchiere e tornare alla tinta giallognola consueta. Nei prossimi giorni, o settimane, lo sapremo. Di certo in un uomo così attento al proprio aspetto fisico, questo dettaglio ha un suo peso: funziona come il sintomo di qualcosa d’altro. Del resto, la sua voce in questa conferenza stampa-monologo non era quella tonante e forte di sempre, più fioca e a tratti persino querula.
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Il grigio, dicono gli studiosi del colore, non è esattamente un colore, indica infatti la maggiore o minore luminosità di una tinta; è la scala tra il bianco e il nero. Si situa tra i due poli e partecipa di entrambi. Secondo Michel Pastoureau il grigio è ben posizionato nella classifica dei colori più amati; si piazza davanti al viola, all’arancione e al marrone, che sono i meno preferiti in assoluto secondo le indagini di mercato. Lui, lo studioso del colore più noto oggi al mondo, lo considera il proprio preferito, e non riesce a capire come mai non sia così anche per gli altri. La ragione della sua predilezione risiede nella capacità che il grigio possiede di realizzare giochi di luce e chiaroscuro più ampi e sottili: è il colore che fa “parlare” con più precisione e volubilità gli altri colori.
Per gli uomini che conservano i capelli per tutta la vita, il grigio è segno di saggezza e d’esperienza. Si suole dire: “Non mi sono venuti per nulla i capelli grigi”, per indicare la propria conoscenza degli uomini e delle cose. Che sia questo il messaggio che vuole trasmettere Trump con il nuovo colore naturale della sua capigliatura? Vuole ammiccare ai suoi elettori che sembrano avere un’età avanzata: pensionati e pensionate d’America?
Poiché siamo in USA, un paese variegato e complesso, come hanno mostrato le elezioni che lo vedono alla fine sconfitto, c’è un film ad alta gradazione simbolica di quella cinematografia in cui il grigio assume un significato importante: Il mago di Oz. Uscito nelle sale nel 1939, dieci anni dopo la grande crisi del 1929, divide la vicenda di Dorothy in due, tra un mondo grigio seppia e uno a colori. Nello stesso libro di L. Frank Baum, da cui è tratto, il Kansas, lo stato della ragazzina, è descritto come “una grande prateria grigia”, e così la casa in cui Dorothy vive, mentre il ciclone che la trascina via la deposita “oltre l’arcobaleno”, over the rainbow, là dove le sue scarpette sono rosse e le strade costruite con mattoni gialli.
Donald Trump non è riuscito ad arrivare nella Città di Smeraldo di Dorothy trascinato dal ciclone dei suoi milioni di voti? I cappelli grigi della conferenza stampa sono perciò quello che resta dopo la sconfitta elettorale? "Il grigio è il colore della polvere e della frustrazione", ha scritto David Scott Kastan in un suo libro, e tale pare il presidente ancora in carica con il ciuffo che gli cade come di consueto sulla fronte nascondendo una calvizie che avanza. Trascinato dagli altari alla polvere, è entrato senza dubbio nella “zona grigia”, per dirla con una espressione resa famosa da Primo Levi, con cui lo scrittore indicava la vasta area posta tra le vittime e i carnefici nel lager. Il grigio è un po’ bianco e un po’ nero, ed è il colore di milioni di persone nel mondo. Diventare anziani, alla fine, è pur sempre un fatto naturale.