In quest’epoca ricca di immagini disorientanti non va dimenticato l’episodio accaduto di recente a Berlino: un attore con indosso una maschera raffigurante il volto di Emmanuel Macron trascinato per una via dello shopping e fatto oggetto di insulti, percosse mimate e sputi. Nessuno dei passanti ha chiamato la polizia, invece i giovani gridavano: "Allahu akbar!", Dio è grande.
Poco prima la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva dialogato con il vero Macron su come arginare il terrorismo islamico in Europa, in particolare sulle nuove tecnologie a disposizione dei servizi segreti. Il presidente francese ha accolto la dichiarazione di guerra degli estremisti che nella sua repubblica uccidono disegnatori satirici, insegnanti e cattolici nelle chiese, ponendo una distinzione tra islamismo e Islam, ma anche constatando che l’Islam vive una “crisi”. Di conseguenza il presidente turco Erdogan ha lanciato una campagna contro Macron e la Francia. Un grosso problema, anche per la Germania.
Perché indirettamente è il governo turco a decidere cosa viene predicato nelle moschee tedesche. Ultimamente cioè gli imam vengono formati dall’Unione turco islamica per gli affari religiosi Ditib – ma è più che dubbio se davvero i religiosi vogliano rendersi indipendenti da Ankara. Da quindici anni ormai è in corso il dialogo tra il governo e le associazioni islamiche in seno alla Conferenza islamica tedesca, ma gli esiti sono sconfortanti.
A livello delle associazioni non emerge infatti quell’Islam tedesco che aveva in mente Wolfgang Schäuble, il padre spirituale della conferenza. In parte le associazioni hanno organizzazione territoriale e sono quindi legate ai paesi d’origine, non alla Germania. Altre si presentano come politicamente corrette e potenti, ma in realtà hanno più impatto a livello politico e mediatico che nelle moschee.
Il disagio rispetto ai segnali di crisi dell’Islam, per dirla con Macron, cresce anche qui da noi. L’omicidio di un omosessuale avvenuto recentemente a Dresda ha suscitato grande indignazione, anche perché molti media in un primo momento ne hanno taciuto la matrice islamista. E anche gli insegnanti armati delle migliori intenzioni sono preoccupati nel constatare che molti dei loro alunni giustificano l’assassinio del docente francese Samuel Paty, che aveva parlato a lezione delle vignette su Maometto.
(Copyright Die Welt/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Emilia Benghi)
Poco prima la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva dialogato con il vero Macron su come arginare il terrorismo islamico in Europa, in particolare sulle nuove tecnologie a disposizione dei servizi segreti. Il presidente francese ha accolto la dichiarazione di guerra degli estremisti che nella sua repubblica uccidono disegnatori satirici, insegnanti e cattolici nelle chiese, ponendo una distinzione tra islamismo e Islam, ma anche constatando che l’Islam vive una “crisi”. Di conseguenza il presidente turco Erdogan ha lanciato una campagna contro Macron e la Francia. Un grosso problema, anche per la Germania.
Perché indirettamente è il governo turco a decidere cosa viene predicato nelle moschee tedesche. Ultimamente cioè gli imam vengono formati dall’Unione turco islamica per gli affari religiosi Ditib – ma è più che dubbio se davvero i religiosi vogliano rendersi indipendenti da Ankara. Da quindici anni ormai è in corso il dialogo tra il governo e le associazioni islamiche in seno alla Conferenza islamica tedesca, ma gli esiti sono sconfortanti.
A livello delle associazioni non emerge infatti quell’Islam tedesco che aveva in mente Wolfgang Schäuble, il padre spirituale della conferenza. In parte le associazioni hanno organizzazione territoriale e sono quindi legate ai paesi d’origine, non alla Germania. Altre si presentano come politicamente corrette e potenti, ma in realtà hanno più impatto a livello politico e mediatico che nelle moschee.
Il disagio rispetto ai segnali di crisi dell’Islam, per dirla con Macron, cresce anche qui da noi. L’omicidio di un omosessuale avvenuto recentemente a Dresda ha suscitato grande indignazione, anche perché molti media in un primo momento ne hanno taciuto la matrice islamista. E anche gli insegnanti armati delle migliori intenzioni sono preoccupati nel constatare che molti dei loro alunni giustificano l’assassinio del docente francese Samuel Paty, che aveva parlato a lezione delle vignette su Maometto.
(Copyright Die Welt/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Emilia Benghi)