IL CAIRO - La Corte penale del Cairo ha deciso di rinnovare di altri 45 giorni la custodia cautelare dell'attivista e studente dell'Università di Bologna Patrick Zaky, in carcere da febbraio con l'accusa di propaganda sovversiva sui social.
Lo ha reso noto su Twitter Eipr, la ong con la quale collaborava il giovane ricercatore egiziano. L'udienza si è svolta ieri davanti al tribunale penale alla presenza di Zaky e dei suoi avvocati. La corte ha ascoltato la difesa degli avvocati e ha dato a Patrick la possibilità di parlare, poi i legali hanno presentato un memorandum che illustrava in dettaglio le argomentazioni della difesa e le motivazioni dietro la richiesta di rilascio dell'assistito.
La proroga della detenzione di Zaky arriva al termine di una settimana che ha visto l'arresto di tre dei principali dirigenti di Eipr. A finire in carcere - tra il 15 novembre e venerdì scorso - sono stati nell'ordine: Mohammed Basheer, direttore amministrativo di Eipr arrestato nella sua abitazione al Cairo; Karim Ennarah, direttore per la parte giustizia penale, arrestato mentre era in vacanza a Dahab e Gasser Abdel Razek, direttore generale della ong, portato via dalla sua abitazione al Cairo da agenti delle forze di sicurezza.
Al fondatore di Eipr, Hossam Bahgat, era già stato impedito di lasciare l'Egitto e i suoi beni sono stati congelati. "Si tratta di uno sviluppo molto preoccupante che evidenzia l'estrema vulnerabilità della società civile in Egitto", ha denunciato la portavoce dell'Alto commissario Onu per i diritti umani, Revina Shamdasani.
Anche la diplomazia internazionale, tra cui quella italiana, si è mobilitata per chiedere il rilascio degli attivisti, tutti e tre ora in carcere preventivo per 15 giorni e iscritti dalla Procura speciale per la sicurezza di Stato nel caso 855/2020. Si tratta della maxi-inchiesta che coinvolge diversi attivisti, avvocati e giornalisti con accuse di "terrorismo, diffusione di dichiarazioni false per danneggiare la sicurezza nazionale e utilizzo di internet per pubblicare notizie false". L'Italia si è unita alla protesta dell'Unione europea, ma ha scelto di non fare anche un'azione singola come invece hanno fatto altri Paesi, fra cui Francia e Gran Bretagna.
"Altri 45 giorni di detenzione preventiva per Patrick Zaky. Non ci sono parole per definire questo accanimento del potere giudiziario egiziano. Non ci sono parole per definire l'assenza di un'azione forte da parte del governo italiano", scrive in un tweet Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia.
"Questi nove mesi e mezzo trascorsi - aggiunge Noury - che diventeranno ormai 11 con questo rinnovo di detenzione preventiva, chiamano in causa l'inerzia dell'Italia, l'assenza di un'azione forte. Mi chiedo cos'altro ci voglia dopo il rinnovo della detenzione di Patrick e tre arresti di fila dei dirigenti della sua organizzazione per i diritti umani (Eipr, ndr) per un'azione diplomatica molto forte nei confronti dell'Egitto".
"Ieri - aggiunge Noury a proposito di Patrick - aveva detto in udienza che il suo Paese dovrebbe essere orgoglioso di aver un'eccellenza così ricca, così bella, all'estero in un master prestigiosissimo come quello dell'università di Bologna.
Evidentemente all'Egitto questo non importa, le eccellenze le lascia in carcere".
Lo ha reso noto su Twitter Eipr, la ong con la quale collaborava il giovane ricercatore egiziano. L'udienza si è svolta ieri davanti al tribunale penale alla presenza di Zaky e dei suoi avvocati. La corte ha ascoltato la difesa degli avvocati e ha dato a Patrick la possibilità di parlare, poi i legali hanno presentato un memorandum che illustrava in dettaglio le argomentazioni della difesa e le motivazioni dietro la richiesta di rilascio dell'assistito.
La proroga della detenzione di Zaky arriva al termine di una settimana che ha visto l'arresto di tre dei principali dirigenti di Eipr. A finire in carcere - tra il 15 novembre e venerdì scorso - sono stati nell'ordine: Mohammed Basheer, direttore amministrativo di Eipr arrestato nella sua abitazione al Cairo; Karim Ennarah, direttore per la parte giustizia penale, arrestato mentre era in vacanza a Dahab e Gasser Abdel Razek, direttore generale della ong, portato via dalla sua abitazione al Cairo da agenti delle forze di sicurezza.
Al fondatore di Eipr, Hossam Bahgat, era già stato impedito di lasciare l'Egitto e i suoi beni sono stati congelati. "Si tratta di uno sviluppo molto preoccupante che evidenzia l'estrema vulnerabilità della società civile in Egitto", ha denunciato la portavoce dell'Alto commissario Onu per i diritti umani, Revina Shamdasani.
Anche la diplomazia internazionale, tra cui quella italiana, si è mobilitata per chiedere il rilascio degli attivisti, tutti e tre ora in carcere preventivo per 15 giorni e iscritti dalla Procura speciale per la sicurezza di Stato nel caso 855/2020. Si tratta della maxi-inchiesta che coinvolge diversi attivisti, avvocati e giornalisti con accuse di "terrorismo, diffusione di dichiarazioni false per danneggiare la sicurezza nazionale e utilizzo di internet per pubblicare notizie false". L'Italia si è unita alla protesta dell'Unione europea, ma ha scelto di non fare anche un'azione singola come invece hanno fatto altri Paesi, fra cui Francia e Gran Bretagna.
"Altri 45 giorni di detenzione preventiva per Patrick Zaky. Non ci sono parole per definire questo accanimento del potere giudiziario egiziano. Non ci sono parole per definire l'assenza di un'azione forte da parte del governo italiano", scrive in un tweet Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia.
"Questi nove mesi e mezzo trascorsi - aggiunge Noury - che diventeranno ormai 11 con questo rinnovo di detenzione preventiva, chiamano in causa l'inerzia dell'Italia, l'assenza di un'azione forte. Mi chiedo cos'altro ci voglia dopo il rinnovo della detenzione di Patrick e tre arresti di fila dei dirigenti della sua organizzazione per i diritti umani (Eipr, ndr) per un'azione diplomatica molto forte nei confronti dell'Egitto".
"Ieri - aggiunge Noury a proposito di Patrick - aveva detto in udienza che il suo Paese dovrebbe essere orgoglioso di aver un'eccellenza così ricca, così bella, all'estero in un master prestigiosissimo come quello dell'università di Bologna.
Evidentemente all'Egitto questo non importa, le eccellenze le lascia in carcere".