Un patto con i Paesi transfrontalieri per mantenere chiusi almeno fino al 10 gennaio gli impianti sciistici. E, possibilmente, senza fissare neanche una data per la riapertura: ecco l'obiettivo a cui lavora Giuseppe Conte in queste ore. Ha in mente un accordo europeo che consenta le vacanze nelle località invernali, ma senza sci. Per evitare che la neve diventi, di nuovo, volano del contagio. Che acceleri un'eventuale terza ondata. Per farlo, bisogna bloccare gli assembramenti e i contatti. Quelli in cabinovia, ma soprattutto durante cene da tutto esaurito, pranzi nei rifugi e feste notturne.
Del progetto, il premier ha parlato al telefono il 17 novembre con Emmanuel Macron, poi con l'austriaco Sebastian Kurz, infine il 20 anche con Angela Merkel. Alla Cancelliera ha chiesto anche di farsi promotrice di un protocollo europeo che fissi le tappe per la riapertura graduale degli impianti, dopo le festività. Insieme, hanno concordato che l'errore estivo &egr…
Del progetto, il premier ha parlato al telefono il 17 novembre con Emmanuel Macron, poi con l'austriaco Sebastian Kurz, infine il 20 anche con Angela Merkel. Alla Cancelliera ha chiesto anche di farsi promotrice di un protocollo europeo che fissi le tappe per la riapertura graduale degli impianti, dopo le festività. Insieme, hanno concordato che l'errore estivo &egr…
Un patto con i Paesi transfrontalieri per mantenere chiusi almeno fino al 10 gennaio gli impianti sciistici. E, possibilmente, senza fissare neanche una data per la riapertura: ecco l'obiettivo a cui lavora Giuseppe Conte in queste ore. Ha in mente un accordo europeo che consenta le vacanze nelle località invernali, ma senza sci. Per evitare che la neve diventi, di nuovo, volano del contagio. Che acceleri un'eventuale terza ondata. Per farlo, bisogna bloccare gli assembramenti e i contatti. Quelli in cabinovia, ma soprattutto durante cene da tutto esaurito, pranzi nei rifugi e feste notturne.
Del progetto, il premier ha parlato al telefono il 17 novembre con Emmanuel Macron, poi con l'austriaco Sebastian Kurz, infine il 20 anche con Angela Merkel. Alla Cancelliera ha chiesto anche di farsi promotrice di un protocollo europeo che fissi le tappe per la riapertura graduale degli impianti, dopo le festività. Insieme, hanno concordato che l'errore estivo è stato proprio quello di riaprire tutto in modo troppo rapido e senza raccordo. Probabile allora che il 2 dicembre la Commissione europea pubblichi nuove raccomandazioni ai governi su come allentare le misure in maniera coordinata e non affrettata, per evitare che il Natale provochi la temuta recrudescenza. All'interno di queste linee guida dovrebbero esserci anche i limiti alle vacanze invernali.
Non è un progetto semplice. E non mancano le resistenze. Le Regioni, ad esempio, sono sul piede di guerra. Ma i protocolli di sicurezza sulle piste, così ritiene Conte, non evitano le aggregazioni che iniziano proprio quando finiscono le discese sulle piste. Un nodo ancora più fastidioso, però, è quello del dumping turistico di alcuni Paesi di confine. La Svizzera, che non è membro dell'Unione, promette ad esempio di lasciare tutto aperto, nonostante registri terapie intensive ormai sature. Se non dovesse cambiare linea, sarà Roma a intervenire, probabilmente vietando il passaggio verso quel territorio. Più in discesa sembra invece l'accordo con i Paesi transfrontalieri (ad esempio la Slovenia), ma anche con alcuni degli Stati membri non confinanti.
Non tutta la prudenza, è evidente, si esaurisce con i limiti alle vacanze in montagna. In prima linea per sostenere la linea del rigore c'è soprattutto Roberto Speranza. Da giorni, continua a tenere informati il premier e i capodelegazione sui contatti con i suoi omologhi continentali. Tutti - o quasi - allarmati dal ritorno del virus a gennaio . A loro, il ministro della Sanità ha proposto un raccordo europeo per lanciare misure comuni per il Natale, in modo da tradurre le linee guida della Commissione in misure concrete e condivise. Difficile che passi l'idea di un coprifuoco dell'Unione alle 22. Possibile, invece, che vengano varate altre limitazioni concordate in tutta Europa, anche per restituire l'idea di una battaglia all'unisono contro il Covid.
E d'altra parte sarà un Natale diverso, con l'obiettivo di conciliare due esigenze contrapposte: la spinta ai consumi e l'obbligo di evitare una terza ondata a gennaio. Parlare adesso di cenoni è "quantomeno inopportuno", si sgola da giorni Peppe Provenzano. Anche Dario Franceschini non ha dubbi, al riguardo. "Con settecento morti al giorno - sostiene senza giri di parole Francesco Boccia - discuterne è fuori luogo". Il ministro per gli Affari regionali è reduce da una missione in Calabria, dove ha toccato con mano il dramma di posti letto quasi esauriti. E non intende, per nessuna ragione al mondo, rischiare di tornare alla situazione fuori controllo di pochi giorni fa. Certo, si registrano anche segnali di un rallentamento del virus. Ieri il numero di positivi è tornato quello di tre settimane fa. Venerdì si attende un indice Rt attorno all'1. E soprattutto, si prevede che già nei prossimi giorni si possa esultare per un segno negativo nella progressione delle terapie intensive, arrivate ieri a 3.810. L'obiettivo è fermarsi sotto quota 4000, il picco raggiunto nel corso della primavera scorsa.
Per rafforzare questa tendenza, l'esecutivo spinge per un Natale sobrio. Servono allora regole certe, anche a fronte di una probabile riduzione delle restrizioni regionali. Entro il 10 dicembre quasi tutte le zone rosse dovrebbero diventare arancioni, alcune arancioni trasformarsi in gialle. L'idea, a quel punto, è prevedere una zona gialla "rafforzata", con un nuovo dpcm che l'esecutivo proverà a varare entro il fine settimana, e che sarà illustrato dal premier o dal ministro della Salute il 2 dicembre alle Camere.
I negozi, paradossalmente, restano il problema meno complesso. Basta passare da zona rossa ad arancione per riaprire. È una priorità del premier, quella di tutelare il consumo natalizio. Anche perché molte attività commerciali fatturano tra l'8 e il 30 dicembre più del 25% del totale dell'anno. Difficile invece che vengano ridotte le restrizioni in vigore per i ristoranti, che anche nelle zone gialle sono costretti a chiudere al pubblico dopo le 18.
Il vero rompicapo è però quello dei movimenti interregionali. Le proiezioni in mano al governo sugli spostamenti verso il Sud durante le feste sono da brividi. Nel dpcm sarà quindi introdotto il divieto esplicito tra tutte le Regioni. Anche tra quelle gialle. L'unico modo per limitare i contatti tra nuclei familiari diversi e il rientro a casa dei non residenti.
Del progetto, il premier ha parlato al telefono il 17 novembre con Emmanuel Macron, poi con l'austriaco Sebastian Kurz, infine il 20 anche con Angela Merkel. Alla Cancelliera ha chiesto anche di farsi promotrice di un protocollo europeo che fissi le tappe per la riapertura graduale degli impianti, dopo le festività. Insieme, hanno concordato che l'errore estivo è stato proprio quello di riaprire tutto in modo troppo rapido e senza raccordo. Probabile allora che il 2 dicembre la Commissione europea pubblichi nuove raccomandazioni ai governi su come allentare le misure in maniera coordinata e non affrettata, per evitare che il Natale provochi la temuta recrudescenza. All'interno di queste linee guida dovrebbero esserci anche i limiti alle vacanze invernali.
Non è un progetto semplice. E non mancano le resistenze. Le Regioni, ad esempio, sono sul piede di guerra. Ma i protocolli di sicurezza sulle piste, così ritiene Conte, non evitano le aggregazioni che iniziano proprio quando finiscono le discese sulle piste. Un nodo ancora più fastidioso, però, è quello del dumping turistico di alcuni Paesi di confine. La Svizzera, che non è membro dell'Unione, promette ad esempio di lasciare tutto aperto, nonostante registri terapie intensive ormai sature. Se non dovesse cambiare linea, sarà Roma a intervenire, probabilmente vietando il passaggio verso quel territorio. Più in discesa sembra invece l'accordo con i Paesi transfrontalieri (ad esempio la Slovenia), ma anche con alcuni degli Stati membri non confinanti.
Non tutta la prudenza, è evidente, si esaurisce con i limiti alle vacanze in montagna. In prima linea per sostenere la linea del rigore c'è soprattutto Roberto Speranza. Da giorni, continua a tenere informati il premier e i capodelegazione sui contatti con i suoi omologhi continentali. Tutti - o quasi - allarmati dal ritorno del virus a gennaio . A loro, il ministro della Sanità ha proposto un raccordo europeo per lanciare misure comuni per il Natale, in modo da tradurre le linee guida della Commissione in misure concrete e condivise. Difficile che passi l'idea di un coprifuoco dell'Unione alle 22. Possibile, invece, che vengano varate altre limitazioni concordate in tutta Europa, anche per restituire l'idea di una battaglia all'unisono contro il Covid.
E d'altra parte sarà un Natale diverso, con l'obiettivo di conciliare due esigenze contrapposte: la spinta ai consumi e l'obbligo di evitare una terza ondata a gennaio. Parlare adesso di cenoni è "quantomeno inopportuno", si sgola da giorni Peppe Provenzano. Anche Dario Franceschini non ha dubbi, al riguardo. "Con settecento morti al giorno - sostiene senza giri di parole Francesco Boccia - discuterne è fuori luogo". Il ministro per gli Affari regionali è reduce da una missione in Calabria, dove ha toccato con mano il dramma di posti letto quasi esauriti. E non intende, per nessuna ragione al mondo, rischiare di tornare alla situazione fuori controllo di pochi giorni fa. Certo, si registrano anche segnali di un rallentamento del virus. Ieri il numero di positivi è tornato quello di tre settimane fa. Venerdì si attende un indice Rt attorno all'1. E soprattutto, si prevede che già nei prossimi giorni si possa esultare per un segno negativo nella progressione delle terapie intensive, arrivate ieri a 3.810. L'obiettivo è fermarsi sotto quota 4000, il picco raggiunto nel corso della primavera scorsa.
Per rafforzare questa tendenza, l'esecutivo spinge per un Natale sobrio. Servono allora regole certe, anche a fronte di una probabile riduzione delle restrizioni regionali. Entro il 10 dicembre quasi tutte le zone rosse dovrebbero diventare arancioni, alcune arancioni trasformarsi in gialle. L'idea, a quel punto, è prevedere una zona gialla "rafforzata", con un nuovo dpcm che l'esecutivo proverà a varare entro il fine settimana, e che sarà illustrato dal premier o dal ministro della Salute il 2 dicembre alle Camere.
I negozi, paradossalmente, restano il problema meno complesso. Basta passare da zona rossa ad arancione per riaprire. È una priorità del premier, quella di tutelare il consumo natalizio. Anche perché molte attività commerciali fatturano tra l'8 e il 30 dicembre più del 25% del totale dell'anno. Difficile invece che vengano ridotte le restrizioni in vigore per i ristoranti, che anche nelle zone gialle sono costretti a chiudere al pubblico dopo le 18.
Il vero rompicapo è però quello dei movimenti interregionali. Le proiezioni in mano al governo sugli spostamenti verso il Sud durante le feste sono da brividi. Nel dpcm sarà quindi introdotto il divieto esplicito tra tutte le Regioni. Anche tra quelle gialle. L'unico modo per limitare i contatti tra nuclei familiari diversi e il rientro a casa dei non residenti.