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La cancelliera Merkel in videoconferenza con Macron, Kurz e Rutte 

Le piste chiuse dividono l’Europa. L’ira di Vienna: “Dateci i ristori"

L’Austria critica la proposta dell’Italia di un patto Ue per fermare gli impianti durante le vacanze di Natale. E chiede rimborsi per il fatturato perso. Macron: no a stop a macchia di leopardo. Conte sente la Von der Leyen
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"Prudentemente contrari": è questa la posizione espressa da fonti governative austriache alla proposta dell'Italia di coordinarsi in Europa per mantenere chiusi gli impianti sciistici a Natale. "Nell'ambito della discussione europea, valuteremo. Ma solo se ci verrà rimborsata una quota importante del fatturato perso", continua la fonte. Da Vienna filtra anche una certa irritazione per essersi ritrovati senza preavviso nel mezzo di una discussione planata direttamente a Bruxelles. E il ministro delle Finanze austriaco Gernot Bluemel ha quantificato il possibile buco: 2,4 miliardi di euro per le tre settimane di vacanze di fine anno. L'idea degli austriaci è farsi rimborsare l'80 per cento. La ministra del Turismo, Elisabeth Koestinger, la più tranchant: "Non posso condividere l'iniziativa italiana. In Austria ci sarà di certo un turismo invernale: i nostri operatori si baseranno su un ampio protocollo di si…
"Prudentemente contrari": è questa la posizione espressa da fonti governative austriache alla proposta dell'Italia di coordinarsi in Europa per mantenere chiusi gli impianti sciistici a Natale. "Nell'ambito della discussione europea, valuteremo. Ma solo se ci verrà rimborsata una quota importante del fatturato perso", continua la fonte. Da Vienna filtra anche una certa irritazione per essersi ritrovati senza preavviso nel mezzo di una discussione planata direttamente a Bruxelles. E il ministro delle Finanze austriaco Gernot Bluemel ha quantificato il possibile buco: 2,4 miliardi di euro per le tre settimane di vacanze di fine anno. L'idea degli austriaci è farsi rimborsare l'80 per cento. La ministra del Turismo, Elisabeth Koestinger, la più tranchant: "Non posso condividere l'iniziativa italiana. In Austria ci sarà di certo un turismo invernale: i nostri operatori si baseranno su un ampio protocollo di sicurezza".

A Vienna la porta non è chiusa al negoziato. È chiaro, però, che il governo Kurz è preoccupato anche per l'insistenza della Svizzera e di altri Paesi a mantenere aperta la stagione. E in ogni caso, molto dipenderà anche dall'andamento della pandemia nella stessa Austria: la prossima settimana il governo deciderà se uscire dal rigido lockdown proclamato fino al 7 dicembre. Soltanto nel caso di un rallentamento dei contagi, la stagione sulle nevi riaprirebbe, da metà mese o al più tardi dal 20 dicembre.

Intanto, anche fonti governative francesi suggeriscono che andrebbe fatta una riflessione, a prescindere dagli strumenti europei già attivi, su un eventuale fondo ad hoc per rimediare ai mancati introiti della stagione turistica. Sulla chiusura degli impianti nelle vacanze di fine anno, Macron si è allineato con l'Italia. "Una riapertura per le feste non sembra possibile" ha detto il leader francese nel suo discorso di ieri sera in diretta tv, spostando a gennaio l'ipotesi di un ritorno sulle piste francesi.

Qualche ora prima il premier Jean Castex aveva incontrato i rappresentanti del settore, dando qualche speranza a tanti professionisti che hanno già cominciato ad assumere i lavoratori stagionali. Un protocollo sanitario è in fase di elaborazione da settimane sotto la guida del prefetto della Savoia in caso di riapertura degli impianti. Ma molte delle regioni francesi alpine sono anche quelle più colpite in questo momento dall'epidemia e dove gli ospedali, già in affanno, temono di dover affrontare l'ondata stagionale di incidenti tra gli sciatori. Per attutire l'impatto economico, il governo studia un modo di compensare un settore che ha un indotto pari a 10 miliardi di euro e 120mila posti di lavoro stagionali.
"Un coordinamento è in corso con gli altri governi europei" ha spiegato ieri Macron. Il problema, per gli austriaci e i francesi, è anche lo sguardo oltrefrontiera: la Svizzera ha già dato il via alla stagione sciistica e la Spagna ha annunciato la prossima riapertura dei suoi impianti. Lo scenario che Macron e Conte vogliono evitare è una chiusura di impianti a macchia di leopardo tra Alpi e altre località di montagna con zone dove sarebbe possibile andare a sciare spostandosi di qualche decina di chilometri.

La Germania sembra la più distesa sul tema - anche per lo scarso impatto economico della stagione sciistica sull'economia nazionale. Ma Markus Soeder, il governatore della Baviera, il land affacciato sulle Alpi, ha lasciato intendere nella sua dichiarazione di ieri qual è il vero, grande pericolo di una cacofonia europea: "Preferirei che ci fosse un unico accordo. Se vogliamo mantenere aperte le frontiere, abbiamo bisogno anche di un chiaro accordo sullo sci. Altrimenti è difficile andare avanti". Quello che salti di nuovo Schengen è anche il timore comprensibile che serpeggia a Roma. Ieri Conte ha riparlato del coordinamento europeo per le vacanze sulla neve in una telefonata con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. E a inizio dicembre Bruxelles formulerà le raccomandazioni della "Stay Safe Strategy", per impedire che l'Europa ripeta gli errori compiuti nelle vacanze estive.