Ramaphosa contro Magashule, in Sudafrica al via lo scontro per il futuro
di
Francesco Malgaroli
Cyril Ramaphosa, presidente del Sudafrica (reuters)
Fra due anni il Paese va alle urne: ma già prima di quest'appuntamento il presidente uscente vuole regolare i conti con i rivali interni. A partire dall'uomo che controlla l'importante provincia del Free State
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La provincia del Free State, sulla direttrice tra la capitale finanziaria di Johannesburg e quella politica di Città del Capo, è ricca di storie e leggende. Per esempio, qui si cominciò a combattere la seconda guerra anglo-boera tra fine Ottocento e inizi del Novecento e intorno a Bloemfontein, capitale giudiziaria del Sudafrica, gli inglesi costruirono campi di prigionia in tutto e per tutto simili a quelli che i nazisti faranno su larga scala. A Bloemfontein, nel 1912, fu fondato l'African National Congress, il partito che nel 1995 diede la presidenza della Repubblica per la prima volta ad un nero, Nelson Mandela. Qui per l'amianto in molti muoiono, pochi ci si arricchiscono, è un buon materiale per traffici e tangenti. Qui, Ace Magashule, 61 anni, faccia furba e sguardo enigmatico, è signore e padrone dell'Anc. Agricoltura, distanze infinite, fascino di cieli tersi, temporali e praterie, il Free State ha tutte le caratteristiche anche per un buon thriller.
Dal 2017 Ace Magashule è segretario generale del partito. Ora è stato arrestato, accusato di 21 reati, rilasciato con un'alta cauzione e il passaporto è stato ritirato in attesa che il processo inizi, forse, a febbraio dell'anno prossimo. Era, ed è, la mano con cui comanda Jacob Zuma, reo di tutte le nefandezze come capo dello Stato e defenestrato. Le tangenti sull'amianto sono state sborsate nel 2014, più o meno 16 milioni di dollari per costruire tetti privi dell'asbesto di cui le case erano intrise: sarebbero stati 'stornatì verso conti intestati ad Ace e a funzionari dell'Anc che hanno chiuso occhi e orecchie. Ci sono voluti sei anni di indagini, ma sarà imputato di 21 reati. Però la settimana scorsa il giornale City Press ha sostenuto che il principale accusatore, una donna che ha lavorato a stretto contatto con lui, ha ritrattato tutto.
ll sottosuolo genera, se non mostri, aria mefitica, e l'attuale capo dello Stato, Cyril Ramaphosa, che di anni ne fa 68, sta cercando di fare pulizia, cosa non semplice né indolore. Affianco ad Ace ci sono pezzi da novanta della nomenclatura. Non sopportano Cyril - prima sindacalista, poi segretario generale dall'Anc silurato, ricchissimo magnate, tornato all'ovile per fare il presidente della Repubblica - e l'odio ribolle.
Nella lotta contro Ace, Ramaphosa ha sempre giocato in difesa. "Non ho niente da rimproverarmi", dice Ace, "altri avranno fatto soldi, non io che ho a cuore la gente". Ramaphosa, ad agosto, ha ordinato che chi ha pendenze con la giustizia da verificare si metta da parte. Qualcuno l'ha fatto, Magashule no: è determinato a restare segretario generale finché la base lo dice.
Da ragazzo, Ace organizzò gli studenti dell'allora Orange Free State, e cita anche Chris Hani e Winnie Mandela come suoi mentori - ma non ci sono prove in quel senso. Per qualche tempo in carcere, poi due anni d'esilio, è tornato nel suo feudo dopo la liberazione dell'Anc nel '91. Ora è uno dei 'Seì il vertice dell'Anc - il vicepresidente David Mabuza, poi Gwede Mantashe, la vicesegretaria Jessie Duarde, Paul Mashatile, e appunto, Magashule e Ramaphosa.
Secondo l'editorialista Steven Friedman, sul ring vincerà ai punti Ramaphosa, ma la storia sudafricana aiuta a capire le svolte improvvise. Il Daily Maverick si è ricordato che Thabo Mbeki, ex capo dello Stato, cercò di far fuori il vicepresidente, Zuma, ma al congresso 4.000 delegati si alzarono in piedi e urlarono contro di lui 'Nguwe, Nguwe, Nguwè - 'Tu sei la causa di tutto'. Mbeki fu fatto fuori, sei mesi dopo iniziò l'era di Zuma, tra corruzione e affari sporchi. Troppo anziano, ora a lui interessa solo essere considerato pulito, come Ace e i suoi sostengono - e sono tanti. Lo "state capture", uno stato in balìa di un pezzo sostanzioso dell'Anc il cui artefice è stato Zuma, come dicono a Pretoria, sarà archiviato come "un nulla di fatto".
Le variabili politiche sono infinite e da qui a due anni - quando del 2022 ci sarà il congresso per scegliere un eventuale nuovo contendente alla presidenza o confermare Cyril - di giochi ce ne saranno. A Ramaphosa i voti per essere eletto candidato a capo dello Stato 2017 li ha portati in dote l'attuale vice presidente Mabuza, una fedina tutt'altro che immacolata, anzi. Analisti di Johannesburg dicono che non succederà niente fino al 2022, Ramaphosa rimarrà in sella. Più in là non si esprimono. Intanto il giornale on-line News24 scommette che il destino di Ace Magashule può giungere molto prima, durante la normale riunione di fine mese. Sì o no - 'Nguwe... tu sei la causa': Ramaphosa o Magashule?