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Il generale Claudio Graziano è presidente del Comitato militare dell'Unione Europea 

Graziano: “La cyberguerra è già una minaccia. L’Europa deve agire ora”

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Il generale guida il Comitato militare dell’Ue e i piani per arrivare a una Difesa autonoma
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Le minacce di guerre tradizionali, quelle combattute con soldati e cannoni, sono potenziali. Invece il confronto digitale avviene ogni giorno: sul fronte cyber bisogna rispondere ora, non domani. Pensiamo anche all'info-pandemia, alla produzione di disinformazione contro le nostre democrazie. Uno scenario minaccioso che non viene solo da Russia e Cina, ma anche da gruppi terroristici".

Il generale Claudio Graziano è il presidente del Comitato militare dell'Unione Europea. Ex comandante dell'Esercito e delle forze armate italiane, ha guidato missioni dal Mozambico all'Afghanistan, dal Libano alla Libia. Oggi è il referente di tutti i piani per trasformare l'Ue in una realtà militare autonoma, capace di misurarsi con minacce vecchie e nuove. A partire da quella cibernetica, affrontata ieri dall'editoriale del direttore Maurizio Molinari sul rapporto tra difesa cyber e interesse nazionale.

"Oggi tutto è tecnologia: nel mondo…
Le minacce di guerre tradizionali, quelle combattute con soldati e cannoni, sono potenziali. Invece il confronto digitale avviene ogni giorno: sul fronte cyber bisogna rispondere ora, non domani. Pensiamo anche all'info-pandemia, alla produzione di disinformazione contro le nostre democrazie. Uno scenario minaccioso che non viene solo da Russia e Cina, ma anche da gruppi terroristici".

Il generale Claudio Graziano è il presidente del Comitato militare dell'Unione Europea. Ex comandante dell'Esercito e delle forze armate italiane, ha guidato missioni dal Mozambico all'Afghanistan, dal Libano alla Libia. Oggi è il referente di tutti i piani per trasformare l'Ue in una realtà militare autonoma, capace di misurarsi con minacce vecchie e nuove. A partire da quella cibernetica, affrontata ieri dall'editoriale del direttore Maurizio Molinari sul rapporto tra difesa cyber e interesse nazionale.

"Oggi tutto è tecnologia: nel mondo digitale è difficile tracciare il confine tra la dimensione civile e quella militare. L'Unione ha stanziato fondi rilevanti per migliorare la capacità di reazione e garantire una sovranità tecnologica nei confronti di Stati Uniti e Cina anche in questo settore. La prospettiva è quella di arrivare a una infrastruttura Ue per la difesa cibernetica, basata su unità di risposta rapida. Ma serve un passo in più: ci vuole una legislazione comune, mentre oggi ogni Paese ha regole diverse. La reazione agli attacchi cyber richiede la collaborazione tra aziende, militari, strutture di polizia e di intelligence. Un coordinamento complesso e difficile a livello di singole nazioni, che noi miriamo a rendere europeo. Ma mentre chi gestisce o ispira le aggressioni telematiche non rispetta nessuna legge, noi dobbiamo essere in grado di rispondere rispettando i principi giuridici delle nostre democrazie. E per questo c'è urgenza di dotarci di regole comuni".

Il presidente francese Macron e la ministra tedesca Kramp-Karrenbauer nei giorni scorsi hanno espresso due visioni diverse sulle ambizioni dell'Europa della Difesa...
"C'è un dibattito intenso e positivo, a cui hanno partecipato anche l'Alto rappresentante Borrell e il ministro Guerini. Il tema comune è l'autonomia strategica, ossia la capacità dell'Unione di condurre operazioni europee più ambiziose. Bisogna però evitare ogni ambiguità: non si tratta di affrancarsi dall'Alleanza atlantica, quando possibile la collaborazione con la Nato è sempre auspicabile. L'autonomia serve per potere agire da soli: nel Mali e più in generale nel Sahel, con la missione navale Irini per far rispettare l'embargo della armi dirette verso la Libia o con l'operazione Atlanta contro la pirateria. C'è un grande spazio per l'Europa nella gestione delle crisi perché la Nato è un'alleanza soltanto militare mentre l'Unione dispone potenzialmente di strumenti politici, economici, diplomatici, militari e di intelligence che gli permettono di andare alla radice dei problemi. Il nostro interesse adesso è focalizzato nell'Africa centrale, dove si sommano i problemi creati dal cambiamento climatico, dai governi falliti, dalle guerre civili, dal terrorismo, dalle migrazioni. Lì possiamo aiutare i Paesi a rimettersi sulle loro gambe, quella che i tecnici chiamano capacity building".

Sia Macron che Annegret Kramp-Karrenbauer hanno parlato di un asse franco-tedesco come motore della Difesa europea. È inevitabile?
"Nulla è inevitabile. L'asse franco-tedesco è una realtà, con Parigi più impegnata nella sicurezza e Berlino nell'economia. Non dobbiamo però guardare a quello che fanno gli altri, ma a quello che ciascun Paese può fare: a quanto si è disposti a mettersi in gioco. La missione Unifil che ha posto fine all'ultima guerra in Libano, e che io ho avuto l'onore di comandare, è nata in Europa per iniziativa italiana. Anche oggi c'è tutto lo spazio per il ruolo di altri Paesi: dipende dalla volontà di impegnarsi. In Libia, ad esempio, l'Europa ha perso occasioni per rispondere velocemente. È un conflitto che ho vissuto in prima persona e sento particolarmente. Però le occasioni non sono finite".

Lei ha comandato le forze Nato a Kabul e diretto le nostre missioni in Afghanistan per molti anni. Crede che un ritiro rapido come quello annunciato dagli Usa condizionerà il futuro del Paese?
"Ho avuto l'onore, ma anche la responsabilità di ordinare a donne e uomini in uniforme di andare lì a rischiare la vita. Personalmente auspico che venga garantito il sostegno militare all'Afghanistan fino a quando non ci saranno le condizioni per applicare gli accordi di pace. Come ha affermato il ministro Guerini, servono continuità e coerenza: è un Paese cruciale per gli equilibri internazionali e non deve sentirsi abbandonato. C'è un inviato speciale dell'Ue che si occupa della questione, con molte ipotesi al vaglio per sostenere la stabilizzazione. Ma sarebbe bene che in Afghanistan la missione internazionale durasse fin quando non viene assolto il mandato".