Il manifesto, gigante, era un pugno in faccia: un uomo in lacrime, in tribunale. Con un messaggio evidente: quell'uomo era innocente, o comunque se aveva ucciso, lo aveva fatto senza volerlo, aveva solo reagito a una intrusione in casa. Il poster perfetto per pubblicizzare una serie tv. Era davanti al megastore di Stellenbosch, non lontano da Città del Capo. Ma quell'uomo che piangeva non era uno qualunque: era Oscar Pistorius.
Dopo otto anni e controversi processi, una condanna nel 2017, la vicenda dell'atleta continua a far discutere. Ogni volta Reeva Steenkamp, la fidanzata uccisa la notte di San Valentino, passa in secondo piano rispetto all'uomo che l'ha ammazzata nel bagno di casa, a Pretoria. Ma stavolta l'ex campione paralimpico, famoso nel mondo per le sue stupende prestazioni agonistiche, ribattezzato Blade Runner per le sue protesi agli arti inferiori, è incappato in una donna che non si è arresa.
"La faccia di quell'uomo, così gigantesca, mi ha fatto gelare il sangue. In quel poster tutti sono idealmente con lui. Reeva dovrebbere essere al centro di tutto, non lui", dice Jolene Samuels al Cape Times. "E' un insulto, è un insulto alle donne, tutte le donne, a cominciare dalle donne uccise da un marito, un amante, un parente". E Samuels ha vinto la sua battaglia contro il poster.
A novembre, sulla tv Espn è andato in onda un documentario sulla vita di Blade Runner. Già l'idea di narrare di nuovo questa storia a molti non è andata giù. Il documentario ha riaperto le ferite. E' tutto incentrato sull'ex campione, la vita straziata da piccolo per gli arti amputati a causa di una malattia, il riscatto, la gioia, le gare. Il processo è solo una parentesi. Per le proteste però alla fine il documentario è stato fermato.
Dopo che ha visto il manifesto, adirata, Samuels ha chiamato la compagnia pubblicitaria, la SB Outdoor, e l'ha convinta a eliminare il gigantesco poster che è stato sostituito con un semplice annuncio di benvenuto nel megastore. "Trials of Oscar Pistorius", ha notato il Guardian, è a senso unico, quello dell'ex campione, di Reeva quasi non c'è traccia.
"In prigione è cambiato lui, e anche gli altri intorno a lui", dice al Times il padre. Non tutti gli credono. La fine pena sarebbe nel 2030, ma Pistorius potrebbe uscire dal carcere già nel 2023.
Dopo otto anni e controversi processi, una condanna nel 2017, la vicenda dell'atleta continua a far discutere. Ogni volta Reeva Steenkamp, la fidanzata uccisa la notte di San Valentino, passa in secondo piano rispetto all'uomo che l'ha ammazzata nel bagno di casa, a Pretoria. Ma stavolta l'ex campione paralimpico, famoso nel mondo per le sue stupende prestazioni agonistiche, ribattezzato Blade Runner per le sue protesi agli arti inferiori, è incappato in una donna che non si è arresa.
"La faccia di quell'uomo, così gigantesca, mi ha fatto gelare il sangue. In quel poster tutti sono idealmente con lui. Reeva dovrebbere essere al centro di tutto, non lui", dice Jolene Samuels al Cape Times. "E' un insulto, è un insulto alle donne, tutte le donne, a cominciare dalle donne uccise da un marito, un amante, un parente". E Samuels ha vinto la sua battaglia contro il poster.
A novembre, sulla tv Espn è andato in onda un documentario sulla vita di Blade Runner. Già l'idea di narrare di nuovo questa storia a molti non è andata giù. Il documentario ha riaperto le ferite. E' tutto incentrato sull'ex campione, la vita straziata da piccolo per gli arti amputati a causa di una malattia, il riscatto, la gioia, le gare. Il processo è solo una parentesi. Per le proteste però alla fine il documentario è stato fermato.
Dopo che ha visto il manifesto, adirata, Samuels ha chiamato la compagnia pubblicitaria, la SB Outdoor, e l'ha convinta a eliminare il gigantesco poster che è stato sostituito con un semplice annuncio di benvenuto nel megastore. "Trials of Oscar Pistorius", ha notato il Guardian, è a senso unico, quello dell'ex campione, di Reeva quasi non c'è traccia.
"In prigione è cambiato lui, e anche gli altri intorno a lui", dice al Times il padre. Non tutti gli credono. La fine pena sarebbe nel 2030, ma Pistorius potrebbe uscire dal carcere già nel 2023.