La piazza esplode in un boato. Le ragazze si abbracciano, cantano, urlano e alzano le braccia al cielo. Molte piangono di gioia. Dall’interno del
Parlamento argentino arriva la notizia che queste migliaia di donne - dominate dal verde che agitano con bandiere, fazzoletti, magliette - attendevano da 20 ore. La Camera dei deputati ha approvato a maggioranza la
legalizzazione dell’aborto. Niente più arresto e condanne: 131 voti a favore, 117 contrari, sei astenuti. Urlano e protestano le altre migliaia di donne assiepate sul lato opposto della piazza, avvolte anche loro da drappi e fazzoletti, ma azzurri. Sono le attiviste dei "Movimenti per la vita", quelle che si battono da sempre contro ogni forma di interruzione di gravidanza. Alzano le croci al cielo, pregano con le mani giunte, sperano nel Senato dove adesso passa il disegno di legge per ottenere il sì definitivo.
Il no della Chiesa
L’
Argentina torna a dividersi su un tema che è riuscito a spaccare in due una società libera e avanzata su molti diritti civili: dal divorzio ai matrimoni gay. Ma con una forte contrarietà politica all’aborto. Il blocco conservatore e la Chiesa hanno sempre prevalso sulle coscienze dei senatori che già un anno fa avevano bocciato un provvedimento analogo votato invece a maggioranza dai deputati. La data di questo nuovo successo è altamente simbolica: il dibattito è iniziato il 10 dicembre, giornata internazionale dei Diritti Umani. Ed è anche il primo anniversario dell’elezione di Alberto Fernández come presidente. Il primo presidente argentino ad aver appoggiato il disegno di legge sulla depenalizzazione dell’aborto. Non lo aveva fatto neanche la de Kirchner che è donna e di sinistra.
La piaga degli aborti clandestini
La norma approvata dalla Camera consente l’aborto libero fino alle 14° settimana di gestazione. E fissa un arco massimo di 10 giorni tra la richiesta di interruzione e l’intervento. "Nessuno promuove l’aborto”, ha spiegato Juan Carlos Alderete, leader del Frente de Todos, il largo blocco che ha promosso il provvedimento. “Le donne non amano certo arrivare a questo estremo, né viene usato tanto meno come contraccettivo. Però l’aborto, per molteplici motivi, avviene. Risolvere questo angosciante tema a favore delle donne implica che tutte abbiano accesso a un aborto sicuro. Si tratta di un problema di salute pubblica e di giustizia sociale”. L’interruzione di gravidanza è bandita dal 1921 in Argentina. Viene punita con quattro anni di carcere tranne in caso di stupro o rischio per il feto. Ogni anno, secondo dati ufficiosi, nel paese si praticano oltre 300 mila aborti e circa 40 mila donne devono ricorrere alle cure in ospedale per le complicazioni dovute a interventi clandestini. La maggioranza dei medici sono obiettori. Ma, come denunciano tutte le associazioni femministe e femminili, non si fanno certo scrupoli a praticare interruzioni di gravidanza nelle cliniche private. Basta avere i soldi e pagare.