Esteri

Bielorussia, Tikhanovskaja: "Continueremo a lottare fino alla vittoria. Nessuna lacrima resterà impunita"

(ansa)
L'ex candidata alle presidenziali oggi in esilio parla da Bruxelles dove oggi, a nome dell'opposizione democratica del suo Paese, riceverà il premio Sakharov conferito dall'Europarlamento. "Ringrazio l'Unione Europea, ma la prego di fare di più. Abbiamo bisogno di sostegno adesso. Domani potrebbe essere troppo tardi"
5 minuti di lettura

"Questo premio è davvero importante. Non solo per me, ma per tutto il popolo bielorusso. Questo premio ha fatto capire ai bielorussi che sono degli eroi, che la loro lotta è importante, non solo all'interno del nostro Paese, ma è anche una fonte d'ispirazione per il mondo intero. Il mondo ha visto il nostro coraggio, il nostro forte desiderio di cambiamento". A nome dell'opposizione democratica bielorussa, insieme a una rappresentanza del Consiglio di coordinamento, Svetlana Tikhanovskaja oggi riceverà a Bruxelles il Premio Sakharov per la libertà di pensiero conferito dal Parlamento europeo.

Unica candidata dell'opposizione ammessa alle contestate presidenziali del 9 agosto scorso in Bielorussia, è stata costretta a fuggire in Lituania all'indomani della contestata vittoria rivendicata da Aleksandr Lukashenko che governa il Paese da 26 anni. Pur in esilio, Tikhanovskaja continua a guidare il movimento di protesta contro quello che è stato definito "l'ultimo dittatore d'Europa". "Al mio popolo dico: so quanto è difficile combattere sul campo per combattere contro un dittatore che usa come solo strumento la violenza", dice rispondendo in video-collegamento da Strasburgo alle domande di un gruppo di giornali tra cui La Repubblica. "I nostri strumenti sono la fede nel futuro. I nostri strumenti sono il desiderio di un Paese sicuro e libero per i nostri figli. Siete la mia ispirazione e io cerco di ispirare voi. Molti soffrono. Ma tutti saranno puniti per ogni lacrima, per ogni tipo di tortura e violenza nel nostro Paese".

Sono trascorsi oltre cento giorni dall'inizio del movimento di protesta. Lukashenko ha detto che si dimetterà dopo una nuova riforma costituzionale, ma sembra solo una mossa per prendere tempo. In realtà resta ancora al suo posto. Ha mai la sensazione che la protesta sia finita in un vicolo cieco?

"Bisogna capire che manifestazioni e movimento di protesta sono due cose diverse. Le manifestazioni sono solo un'espressione del movimento di protesta. Possono ovviamente scemare, perché durano da oltre quattro mesi, perché la gente è stanca, perché tanti dimostranti sono finiti in prigione e sono stati torturati e persino stuprati in carcere, ma la volontà di cambiamento della gente, la volontà di vivere in un Paese democratico dove si viene rispettati, quella non svanirà. E il movimento continua e continuerà fino a che non vinceremo. Potrà cambiare forme, forse diventerà sotterraneo. Stanno nascendo nuove strutture all'interno del Paese, strutture che non abbiamo mai avuto prima: ad esempio i comitati di quartiere o di sciopero. Il popolo ha capito di avere un potere e lo usa. Si è svegliato e combatterà per la sua vittoria".

Quanto tempo è disposta ad aspettare e a combattere dall'estero?

"Non stiamo aspettando, stiamo combattendo. E, come ho già detto, combatteremo finché non vinceremo. Quanto tempo ci vorrà, nessuno lo sa. È difficile prevederlo. Ma è comprensibile che tutti - dai burocrati ai cittadini ordinari - vogliano che questa lotta finisca il prima possibile. Sarebbe meglio per la gente, sarebbe meglio per l'economia del nostro Paese, sarebbe meglio per il mondo intero e per la società civile. Ma abbiamo a che fare con un dittatore che non vuole abbandonare il potere, anche se la sua gente soffre, se lo Stato soffre, se l'economia soffre. Lukashenko è un presidente illegittimo agli occhi della sua gente. La popolazione non perdonerà e non dimenticherà mai tutte le atrocità e tutti i crimini che ha commesso".

A quali vie ricorre dall'esilio per cercare di portare il cambiamento nel suo Paese?

"Noi del Consiglio di coordinamento siamo in stretto contatto con le persone sul campo. Ogni giorno comunico con studenti, insegnanti, lavoratori, medici, comitati di quartiere. Anche solo per conoscere i loro stati d'animo. La gente sa perché sono in esilio. Sa che da fuori posso fare molto di più che da dentro una prigione. La gente mi dà il diritto e la possibilità di parlare a suo nome con i leader internazionali. E il sostegno internazionale è estremamente importante per noi in questo momento. Coordiniamo continuamente le nostre attività con la resistenza. Abbiamo un unico obiettivo principale: nuove elezioni eque e trasparenti".

Non c'è il rischio che possiate cadere nella trappola di diventare un attore permanente in esilio, come è capitato ad esempio al leader dell'opposizione venezuelana? Quali passi concreti adottate per evitarlo?

"Non si può confrontare la nostra rivoluzione con quella di altri Paesi. La nostra rivoluzione non è paragonabile a quella venezuelana né a quella ucraina né ad altre rivoluzioni colorate. Abbiamo la nostra strada. Non possiamo sapere oggi quali saranno i passi concreti di domani perché le circostanze possono cambiare di giorno in giorno. Abbiamo una strategia. Cerchiamo di fare pressione su questo regime. Ci battiamo per negoziati con le autorità per cercare di risolvere la crisi, per avere un dialogo e poter indire nuove elezioni trasparenti. E questa strategia può avere milioni di scenari. Stiamo lottando e cerchiamo il sostegno di altri Paesi".

L’Unione europea può sostenere il cambiamento in Bielorussia o l'influenza russa è troppo difficile da contrastare? E c’è il rischio che le interferenze straniere possano fare il gioco di Lukashenko?

“Fin dall'inizio della nostra lotta abbiamo chiesto ai Paesi di non interferire negli affari interni della Bielorussia. Vogliamo decidere tutto da soli. Eppure il Cremlino ha deciso di sostenere Lukashenko e la sua dittatura, cosa che ha profondamente deluso il popolo bielorusso. L'Europa non ha mai interferito nei nostri affari interni. Ai Paesi europei abbiamo chiesto semplicemente di difendere i diritti umani. Ed è quello che sta facendo l'Europa adesso: sostenere i diritti umani, denunciare le violenza e le torture nel nostro Paese. Difendere i diritti umani non significa interferire negli affari interni. Perciò chiediamo ancora una volta al Cremlino di non sostenere questo regime, di non sostenere Lukashenko. È un nostro diritto difendere il nostro futuro da soli".

L'Unione Europea ha già approvato sanzioni come divieti di viaggio e congelamento dei beni di alcuni dei responsabili dei soprusi in Bielorussia. È sufficiente? O Ue e gruppi internazionali dovrebbero fare di più?

"Prima di tutto, devo dire che siamo estremamente grati all'Unione europea per il sostegno e l'assistenza al nostro popolo in questo momento difficile. I Paesi europei non hanno riconosciuto Lukashenko come presidente legittimo e questo ci ha dato coraggio perché abbiamo capito di non essere soli. La maggior parte dei Paesi, quasi tutto il mondo intorno a noi, tifa per noi, a partire da Polonia, Lituania e Lettonia che da mesi ci stanno aiutando concretamente. L'Unione Europea può ovviamente fare molto, molto di più. I bielorussi non hanno molti strumenti per lottare. Vengono arrestati a centinaia. Perciò l'Unione europea deve esercitare molta più pressione su questo regime. Le sanzioni sono uno dei modi più evidenti di esercitare questa pressione. Ma la gente è un po' delusa da questo metodo. Solo per fare un confronto: quando ci furono proteste dopo le elezioni del 2010, l'Europa ha sanzionato 150 bielorussi, tra cui Lukashenko, a fronte di sole 850 persone detenute. Adesso 32.000 persone sono state arrestate da queste elezioni a oggi. E le persone nell'elenco delle sanzioni sono meno di cento. Vede la differenza? domani ci sarà un nuovo pacchetto delle sanzioni. Ma temo che includerà solo 29 nomi. Dalla Bielorussia l'Unione Europea è vista come una grande potenza. E la gente si sente abbandonata dall'Ue e noi chiediamo, per favore, di prestare maggiore attenzione alla Bielorussia in questi tempi difficili. Perché questo sostegno deve esserci ora, forse più tardi in futuro sarà troppo tardi. Quindi è giunto il momento per Bruxelles di fare dichiarazioni forti e intraprendere passi concreto a sostegno della Bielorussia".

Lukashenko ha in programma di chiudere i confini la prossima settimana. Teme che questo passo porterà a una nuova escalation di violenza contro i manifestanti?
"Abbiamo sempre paura di un'escalation di violenza. Abbiamo sempre paura che Lukashenko sia sempre più crudele nei confronti di quello che è il suo popolo da 26 anni. Stanno investendo molto sulla chiusura dei confini il 25 dicembre. È un segno che la violenza si intensificherà. È come se avesse dato un ultimatum: lasciate il Paese prima, poi non dite di essere ostaggi. E non sappiamo come reagire. Ma è anche un segno per il mondo intero che è il momento di rafforzare la pressione su questo regime, per non lasciare che commetta ancora più soprusi contro il suo popolo".

Come vede la possibilità di perseguire casi di tortura in base al diritto internazionale, com'è successo di recente in Lituania?

"Siamo davvero grati alla Lituania per aver avviato queste indagini in termini di diritto universale. È un esempio per altri Paesi: se vuoi aiutare, troverai i modi per farlo. Puoi continuare quest'iniziativa e avviare indagini. Anche solo per dimostrare che la legge è la base delle democrazie".

Quando tornerà in Bielorussia?

"Tornerò in Bielorussia quando mi sentirò al sicuro lì. Potrà succedere quando inizieranno i negoziati con le nostre autorità. O se sentirò il sostegno dei Paesi europei. Magari potrò rientrare accompagnata da rappresentanti europei per essere sicura di non essere trattenuta. Ma succederà solo se mi sentirò al sicuro. Mio marito è in carcere e non posso lasciare che i miei due figli finiscano in un orfanotrofio".

Ha un messaggio per i suoi concittadini?

"So quanto sia difficile essere sul campo per combattere contro un dittatore che usa la violenza come suo unico strumento. I nostri strumenti sono la fede nel futuro, il desiderio di un Paese sicuro e libero per i nostri figli. Sapete per che cosa state combattendo. Siete una fonte d'ispirazione per me e io cerco di ispirare voi in questa lotta. Molti soffrono. Ma tutti i responsabili saranno puniti per ogni lacrima, per ogni tipo di tortura e violenza nel nostro Paese. Abbiamo pagato un prezzo davvero alto per capire che volevamo un Paese nuovo e migliore per noi stessi. E sono sicuro che un domani apprezzeremo la nostra futura libertà e il nostro Paese democratico".