In volo sul Gulfstream Caew dell'Aeronautica: l'aereo radar da 450 milioni che può controllare mezza Italia. E gestire da sei schermi qualunque crisi internazionale
Aggiornato 4 minuti di lettura
Il cielo in uno schermo. E anche la terra e il mare: più di mezza Italia catturata dagli occhi elettronici di un singolo aereo. Basta che il Gulfstream Caew si alzi dalla base di Pratica di Mare, facendo rotta verso sud, e accenda il radar per prendere il controllo di qualunque oggetto tra l’Elba e Lampedusa, tra Alghero e il Gargano: migliaia di velivoli, navi, veicoli appaiono sul display. Tutti già selezionati da un sistema di intelligenza artificiale, che li presenta con simboli e colori diversi, mettendo in evidenza quelli che meritano un’attenzione prioritaria. C’è un senso di vertigine. Ogni cosa è illuminata dai sensori e schedata dagli apparati informatici: basta un doppio clic sul trifoglio verde ed ecco comparire le informazioni complete sul mercantile mentre il triangolo rosso si rivela un cacciabombardiere da identificare, con qualunque dettaglio sui suoi movimenti.
Il cielo in uno schermo. E anche la terra e il mare: più di mezza Italia catturata dagli occhi elettronici di un singolo aereo. Basta che il Gulfstream Caew si alzi dalla base di Pratica di Mare, facendo rotta verso sud, e accenda il radar per prendere il controllo di qualunque oggetto tra l’Elba e Lampedusa, tra Alghero e il Gargano: migliaia di velivoli, navi, veicoli appaiono sul display. Tutti già selezionati da un sistema di intelligenza artificiale, che li presenta con simboli e colori diversi, mettendo in evidenza quelli che meritano un’attenzione prioritaria. C’è un senso di vertigine. Ogni cosa è illuminata dai sensori e schedata dagli apparati informatici: basta un doppio clic sul trifoglio verde ed ecco comparire le informazioni complete sul mercantile mentre il triangolo rosso si rivela un cacciabombardiere da identificare, con qualunque dettaglio sui suoi movimenti.
Il Gulfstream Caew
Partecipare a una missione del Gulfstream Caew è come fare un salto nel futuro, entrando in una dimensione globale della sorveglianza che supera l’immaginazione e i film di spionaggio. È la prima volta che a un giornalista viene permesso di assistere all’attività operativa: si tratta dell’aereo militare più tecnologicamente avanzato al mondo, con un livello di segretezza massimo. E per questo, anche uno dei più costosi in assoluto: ogni esemplare costa circa 450 milioni di euro. L’Aeronautica militare ne schiera due, affidati al 14mo Stormo dislocato nell’aeroporto di Pratica di Mare a pochi chilometri da Roma. All’esterno è praticamente identico a un jet d’affari, uno di quelli usati dai milionari per viaggiare a mille all’ora tra poltrone in pelle e arredi lussuosi. All’interno invece è spartano: il ventre buio di una balena metallica, dove si cammina dentro i componenti del radar che ricordano quelle di Hal 9000, il supercomputer di “2001 Odissea nello Spazio”. Fantascienza che diventa realtà. I venticinque metri di fusoliera sono imbottiti di strumentazioni, tutte israeliane: le costruisce la Elta che ritiene siano “quindici anni più evolute di ogni altro concorrente”. Il radar a scansione copre a 360 gradi un raggio di oltre trecento chilometri, ma contemporaneamente può focalizzare impulsi mirati su una singola zona: come un faro puntato sull’area di interesse. Non gli sfugge nulla; nemmeno i piccoli droni teleguidati, neppure un’automobile. In più c’è un sensore per l’intelligence elettronica che capta qualunque emissione, l’analizza e l’identifica. Si chiama “supremazia informativa”: la conoscenza totale della situazione, senza zone d’ombra, quella che decide i conflitti moderni e può azzerare gli attacchi terroristici.
Pochi minuti dopo il decollo, il Caew è davanti a Trapani e inizia a muoversi in circolo. L’esercitazione è classica: proteggere il recupero di un gruppo di ostaggi. Potrebbe essere un’operazione per liberare nostri connazionali in qualunque parte del pianeta. Potrebbe essere in Libia: gli basterebe spostarsi di poco a Sud per sorvegliare Tripoli e Bengasi. Questa volta è in Sardegna: il piccolo aeroporto di Arbatax. Una coppia di commandos si è mimetizzata e vigila sulla pista. Nel Tirreno un cacciabombardiere Tornado è pronto a intervenire per sventare imboscate. Il terreno è pieno di presenze ostili: attivano dei missili terra-aria portatili, che vengono subito individuati dalla centrale volante che lancia l’allarme. «Non è più come ai tempi della Guerra Fredda, quando gli schieramenti erano chiari e si poteva pianificare tutto – spiega l’ufficiale che guida la manovra - . Adesso la situazione cambia in continuazione, le minacce sono fluide». In cuffia si alternano le voci: si parla con i piloti e con il quartiere generale. Con i piloti nascosti sul campo invece si chatta, per non violare il silenzio. si possono ricevere le immagini dei loro visori e inoltrargli i dati raccolti dal radar: in tempo reale, tramite un satellite criptato. Se il presidente del Consiglio volesse capire cosa sta accadendo, sarebbe in grado di collegarsi e assistere in diretta all’operazione. Gli schermi – oscurati per questioni di segretezza – del sistema radar. Le sei postazioni consentono di gestire diverse operazioni contemporaneamente
All’improvviso il “sistema” evidenzia due caccia “non amici” decollati da Sud. Il Caew in un secondo li scheda: modello, provenienza, nazionalità, caratteristiche. Vengono invitati via radio a allontanarsi seguendo una rotta prestabilita. E nel frattempo due Eurofighter - intercettori “amici” - partono da Grosseto alla velocità del suono. Il primo intruso segue gli ordini e fa dietrofront, il secondo invece punta sulla posizione degli ostaggi. Ma è cieco. Mentre grazie alle indicazioni del Caew, gli intercettori gli sbarrano rapidamente la strada. Il recupero degli ostaggi può proseguire, senza pericoli.
Questo aereo resta sempre a un centinaio di chilometri dalle zone a rischio: se dovesse venire “agganciato” da un missile nemico, prima può disturbarne le frequenze, poi sganciare inganni - chiamati chaff e flares - che ne accecano la guida. E in ogni caso, può accellerare fino a oltre mille chilometri l’ora e filare via.
La centrale radar volante
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Nella stiva del Gulfstream si lavora su sei schermi. Sono affidati ai “registi” che gestiscono le operazioni, veterani con anni di esperienza sui Boeing E-3 Awacs della Nato: aerei radar grandi il doppio, ma con apparati molto più datati. Gli ufficiali sanno leggere la situazione, con calma smistano ordini e correggono rotte: danno l’impressione di sapere dominare la potenza di questa macchina onnivora di informazioni. Mano a mano che la missione procede, resteremo in aria poco meno di quattro ore ma i pattugliamenti durano fino a 10, si capisce che questo jet può sostituire un intero quartiere generale: quei sei schemi sono in grado di affrontare una crisi internazionale. Senza confini. Se si attiva un altro apparato – il Link 16 di Leonardo – accade qualcosa di incredibile: i dati captati da ogni nave, ogni radar, ogni aereo, ogni mezzo terrestre italiano tramite i satelliti si fondono in un’unica visione.
La cabina di pilotaggio del Gulfstream Caew. Tutte le informazioni sul volo e sulla missione arrivano su schermi digitali
Sul display i segnali vengono moltiplicati, vanno dalle Alpi al Canale di Sicilia e anche oltre. La sorveglianza diventa illimitata, centinaia di strumenti formano una rete compatta. «La rete è più importante delle singole piattaforme – spiega il generale Enzo Vecciarelli, capo di Stato maggiore della Difesa – perché solo con la supremazia informativa si è sempre in grado conoscere la situazione e prendere le decisioni giuste. E nei conflitti moderni è questo che fa la differenza». Superiorità informativa e tempestività decisionale sono i fattori chiave del “concetto strategico” elaborato quest’anno dal generale Vecciarelli: una rivoluzione hi-tech che ha fatto nascere il comando italiano per le operazioni spaziali e per quelle cyber. Su questa linea, è scaturita la richiesta di comprare altri otto Gulfstream. I primi due saranno specializzati nello spionaggio elettronico: al posto del radar israeliano avranno apparecchiature statunitensi, spugne volanti di frequenze radio d’ogni tipo, da quelle militari ai normali cellulari. Potranno identificare la voce di un ricercato tra milioni di conversazioni, localizzare il telefonino e poi seguirlo con radar e visori optronici. Alcuni dei nuovi aerei invece saranno altri Caew, per garantire una vigilanza 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Lo stanziamento complessivo è colossale: sfiora i quattro miliardi. Le Commissioni Difesa di Camera e Senato entro Natale daranno via libera ai contratti: 1.200 milioni solo per la trance iniziale.
La prua del Gulfstream Caew con il bulbo del sistema che capta e analizza tutte le emissioni radar e radio in un’area di oltre 200 chilometri
Che senso ha un investimento del genere in questo momento di pandemia? Il generale Vecciarelli presenta uno scenario chiaro: il Mediterraneo non è più un posto sicuro e lo sarà sempre meno, perché è diventato un crogiolo di “fenomeni destabilizzanti di lungo periodo, dai trenta ai cinquant’anni”. Tanti Paesi, vicini e lontani, sono già entrati in competizione. Si vede ogni giorno, nelle notizie dalla Libia e dall’Egeo. Si vede anche dagli schermi del Gulfstream, che atterra mentre i tecnici scaricano la memoria digitale della missione con le tracce top secret registrate nel Canale di Sicilia. Affollato di fregate e caccia sempre meno “amici”.