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Nella foto scattata nel 2016 davanti al Parlamento britannico di Londra, un uomo protesta contro la Brexit sventolando la bandiera dell'Ue e quella inglese (ansa)

Moscovici: “Un freno ai sovranisti. Ma l’Europa è amputata”

L'ex commissario Ue francese: "È stato un accordo equilibrato. L’Ue ha mantenuto un principio chiaro: salvare le libertà del mercato interno"
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PARIGI - "Un accordo era necessario, ma continuo a pensare che la Brexit sia un dramma che non permetterà al Regno Unito di portare avanti la strategia globale vantata dai suoi promotori e che amputa l'Unione europea di un paese membro essenziale". Pierre Moscovici non ha voglia di festeggiare lo storico divorzio tra l'Ue e il Regno Unito anche se subito riconosce: "Era importante strutturare il nuovo partenariato, e quindi bene che ci sia una cornice definita". L'ex commissario Ue agli affari economici ha visto la Brexit nascere durante il suo mandato a Bruxelles, terminato un anno fa. Già ministro francese dell'Economia e delle Finanze, ora presidente della Corte dei Conti, Moscovici avverte: "Bisognerà vigilare sull'applicazione delle nuove regole".

Chi vince e chi perde?
"È un accordo equilibrato. Ho sempre creduto che saremmo arrivati a un'intesa. Un no deal sarebbe stato disastroso per tutti.…
PARIGI - "Un accordo era necessario, ma continuo a pensare che la Brexit sia un dramma che non permetterà al Regno Unito di portare avanti la strategia globale vantata dai suoi promotori e che amputa l'Unione europea di un paese membro essenziale". Pierre Moscovici non ha voglia di festeggiare lo storico divorzio tra l'Ue e il Regno Unito anche se subito riconosce: "Era importante strutturare il nuovo partenariato, e quindi bene che ci sia una cornice definita". L'ex commissario Ue agli affari economici ha visto la Brexit nascere durante il suo mandato a Bruxelles, terminato un anno fa. Già ministro francese dell'Economia e delle Finanze, ora presidente della Corte dei Conti, Moscovici avverte: "Bisognerà vigilare sull'applicazione delle nuove regole".

Chi vince e chi perde?
"È un accordo equilibrato. Ho sempre creduto che saremmo arrivati a un'intesa. Un no deal sarebbe stato disastroso per tutti. L'Ue ha negoziato sulla base di un principio chiaro: non rimettere in causa le regole e le libertà del mercato interno. È una linea che ha pagato".

Quale sarà l'impatto sull'Ue?
"Ritroviamo una Ue continentale intorno alla coppia franco-tedesca. Forse c'è una maggiore coerenza. Ma il Regno Unito è un paese del G7 e del G20, una grande potenza militare e nucleare. Ed è la prima volta che uno stato membro lascia la Ue. Si tratta quindi di un dramma storico da non sottovalutare. Continuare ad avere forti legami economici e commerciali è il male minore, ma non cancella il male".

E per il Regno Unito cosa cambia?
"Boris Johnson potrà dire ai suoi elettori di aver ripreso una parte di sovranità. Anche se personalmente resto convinto che il Regno Unito fosse più forte dentro all'Ue che non da solo in un mondo polarizzato e diviso".

Johnson potrebbe riservare nuove sorprese?
"Il premier britannico ha avuto posizioni estremamente dure, arrivando a stracciare accordi già firmati in particolare sulla frontiera irlandese. Alla fine però ha cercato l'intesa. Penso che Johnson sia più realista di quel che si dice. Non credo abbia interesse in futuro ad aprire nuovi scontri".

C'è il rischio che Londra diventi il più grande paradiso fiscale d'Europa, una Singapore sul Tamigi?
"L'accordo prevede l'impegno a rispettare elevati standard fiscali. Quando ero ministro delle Finanze a Parigi e poi commissario a Bruxelles non mai visto Londra come un partner antagonista sui dossier di lotta contro frode ed evasione fiscale. Credo inoltre che questo rischio sia limitato dall'appartenenza del Regno Unito a organismi multilaterali. Detto questo, dobbiamo fare attenzione".

I sovranisti adesso sono più forti?
"Johnson è riuscito a fare la Brexit. È un fatto. Ma tra il voto dei britannici nel 2016 e l'accordo sono passati quattro anni e mezzo. Gli slogan dei brexiters si sono scontrati con la dura realtà. E l'intesa che ha firmato il governo di Londra sancisce una nuova relazione eccezionalmente intensa e stretta".

Cosa ha imparato l'Europa in questi anni?
"La prima lezione è che vinciamo quando siamo uniti. Il nostro nemico mortale non è la diversità - siamo diversi - ma la divisione. In questa lunga trattativa le istituzioni europee hanno difeso l'interesse generale e Michel Barnier ha avuto una posizione di solidità e fermezza".

L'altra lezione?
"L'Europa ha sviluppato una capacità di risposta più rapida e forte davanti agli choc rispetto a quanto successo con la crisi finanziaria del 2008-2010. L'approvazione del Recovery Fund è stata un po' laboriosa ma è una svolta. Non sappiamo se passerà alla Storia come una decisione isolata o se sarà il primo passo di un nuovo percorso. C'è ancora tanto da fare per costruire una governance economica e finanziaria, con strumenti permanenti".

Sarà più facile avanzare a Bruxelles senza gli inglesi?
"In passato il Regno Unito ha ottenuto per sé condizioni particolari su Schengen, sul finanziamento del bilancio comune, sul non ingresso nell'eurozona. Nonostante questi limiti da ministro francese e da commissario Ue ho sempre trovato il modo di avanzare con il governo inglese sulle sfide globali. A logica dovrebbe continuare a essere così. I britannici restano un popolo europeo anche se non sono più nell'Ue".