“L’Europa consulti gli Usa”. La dottrina Biden per trattare con Pechino
dal nostro corrispondente Federico Rampini , dal nostro corrispondente Federico RampiniA lanciare un avvertimento forte agli europei per conto di Biden è stato un tweet di Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale
NEW YORK - Mancano 23 giorni al suo insediamento alla Casa Bianca, ma Joe Biden ha già fatto il suo primo gesto significativo in politica estera: è un altolà all’Unione europea, per rinviare l’importante accordo in gestazione con la Cina. È un segnale che la prossima Amministrazione Usa non intende inaugurare un disgelo con Pechino; al contrario vuole coinvolgere gli europei in una linea dura. Per adesso il risultato sembra modesto: da Bruxelles giunge una conferma che la nuova intesa bilaterale sugli investimenti Ue-Cina potrebbe essere annunciata già domani. Grazie a concessioni dell’ultima ora che Xi Jinping avrebbe fatto, proprio per evitare la saldatura di un fronte “atlantico” contro di lui.
Dagli Stati Uniti, pur nella confusione generata dalla transizione dei poteri, traspare malumore. A lanciare un avvertimento forte agli europei per conto di Biden era stato Jake Sullivan: colui che nella “nuova” Ca…
Dagli Stati Uniti, pur nella confusione generata dalla transizione dei poteri, traspare malumore. A lanciare un avvertimento forte agli europei per conto di Biden era stato Jake Sullivan: colui che nella “nuova” Ca…
NEW YORK - Mancano 23 giorni al suo insediamento alla Casa Bianca, ma Joe Biden ha già fatto il suo primo gesto significativo in politica estera: è un altolà all’Unione europea, per rinviare l’importante accordo in gestazione con la Cina. È un segnale che la prossima Amministrazione Usa non intende inaugurare un disgelo con Pechino; al contrario vuole coinvolgere gli europei in una linea dura. Per adesso il risultato sembra modesto: da Bruxelles giunge una conferma che la nuova intesa bilaterale sugli investimenti Ue-Cina potrebbe essere annunciata già domani. Grazie a concessioni dell’ultima ora che Xi Jinping avrebbe fatto, proprio per evitare la saldatura di un fronte “atlantico” contro di lui.
Dagli Stati Uniti, pur nella confusione generata dalla transizione dei poteri, traspare malumore. A lanciare un avvertimento forte agli europei per conto di Biden era stato Jake Sullivan: colui che nella “nuova” Casa Bianca occuperà l’incarico strategico di National Security Adviser. Da Sullivan dipenderà la cabina di regìa dove si elaborano politica estera e militare degli Stati Uniti, con una supervisione su quei terreni del commercio e degli investimenti internazionali che sono rilevanti per la sicurezza. Sullivan prima di Natale aveva twittato agli europei questo altolà: «L’Amministrazione Biden-Harris accoglierebbe volentieri delle consultazioni preliminari con gli europei sulle nostre comuni preoccupazioni riguardo ai comportamenti economici della Cina».
Cortese ma fermo avvertimento, quel messaggio di Sullivan contiene due conferme sulla continuità da Trump a Biden. Primo: è ormai normale usare Twitter per la diplomazia globale. Secondo: l’imminente cambio della guardia a Washington non significa che cesserà l’allarme nei confronti dell’ascesa cinese. Nell’immediato il tweet di Sullivan aveva sortito qualche effetto. Un incontro fra il commissario al commercio Ue, Valdis Dombrovskis, e il vicepremier cinese Liu He che era in programma per il 22 dicembre è stato rinviato subito dopo quel messaggio dal consigliere di Biden.
La Polonia si è dichiarata contraria ad annunciare accordi con la Cina senza aver consultato il nuovo esecutivo americano. Anche la Francia sembrava propensa a far slittare i tempi dopo il 20 gennaio, Inauguration Day a Washington. Ma ieri è arrivata la delusione per Biden, un’agenzia Reuters secondo cui «l’accordo politico e di principio fra Ue e Cina sarà siglato mercoledì». Stando alle fonti di Bruxelles, questa intesa di massima sul Comprehensive Agreement on Investment sarebbe possibile grazie a concessioni sostanziali di Xi Jinping. Gli europei considerano come vittorie l’aver ottenuto che le loro imprese non saranno più costrette a trasferire know how tecnologico a soci cinesi per investire su quel mercato, una delle regole-capestro con cui il furto di proprietà intellettuale è stato sistematico per decenni. Pechino avrebbe promesso anche trasparenza sugli aiuti di Stato alle proprie aziende. E sottoscriverebbe le regole dell’International Labor Office contro lo sfruttamento di manodopera nei lavori forzati.
Sono concessioni che Bruxelles interpreta come un tentativo di Xi di accelerare i tempi pur di prevenire la saldatura di un fronte tra la nuova Amministrazione Biden e l’Europa. La Germania avrebbe fatto pressione per chiudere entro l’anno. All’accordo di principio mancano però centinaia di pagine di testi legali, la vera sostanza del nuovo regime. Poi c’è il passaggio all’Europarlamento. Biden e Sullivan torneranno alla carica dal 20 gennaio. Sullivan ha redatto un documento che aggiorna e adatta con toni di sinistra il nazionalismo economico di Trump. S’intitola “Making U.S. Foreign Policy Work Better for the Middle Class”, e il futuro National Security Adviser lo ha pubblicato insieme con altri esperti democratici, presso il Carnegie Endowment for International Peace. Anticipa la strategia di Biden: ricostruire l’economia americana, rivedendo in modo drastico il liberismo commerciale dell’era di Clinton, Bush, Obama.
Dagli Stati Uniti, pur nella confusione generata dalla transizione dei poteri, traspare malumore. A lanciare un avvertimento forte agli europei per conto di Biden era stato Jake Sullivan: colui che nella “nuova” Casa Bianca occuperà l’incarico strategico di National Security Adviser. Da Sullivan dipenderà la cabina di regìa dove si elaborano politica estera e militare degli Stati Uniti, con una supervisione su quei terreni del commercio e degli investimenti internazionali che sono rilevanti per la sicurezza. Sullivan prima di Natale aveva twittato agli europei questo altolà: «L’Amministrazione Biden-Harris accoglierebbe volentieri delle consultazioni preliminari con gli europei sulle nostre comuni preoccupazioni riguardo ai comportamenti economici della Cina».
Cortese ma fermo avvertimento, quel messaggio di Sullivan contiene due conferme sulla continuità da Trump a Biden. Primo: è ormai normale usare Twitter per la diplomazia globale. Secondo: l’imminente cambio della guardia a Washington non significa che cesserà l’allarme nei confronti dell’ascesa cinese. Nell’immediato il tweet di Sullivan aveva sortito qualche effetto. Un incontro fra il commissario al commercio Ue, Valdis Dombrovskis, e il vicepremier cinese Liu He che era in programma per il 22 dicembre è stato rinviato subito dopo quel messaggio dal consigliere di Biden.
La Polonia si è dichiarata contraria ad annunciare accordi con la Cina senza aver consultato il nuovo esecutivo americano. Anche la Francia sembrava propensa a far slittare i tempi dopo il 20 gennaio, Inauguration Day a Washington. Ma ieri è arrivata la delusione per Biden, un’agenzia Reuters secondo cui «l’accordo politico e di principio fra Ue e Cina sarà siglato mercoledì». Stando alle fonti di Bruxelles, questa intesa di massima sul Comprehensive Agreement on Investment sarebbe possibile grazie a concessioni sostanziali di Xi Jinping. Gli europei considerano come vittorie l’aver ottenuto che le loro imprese non saranno più costrette a trasferire know how tecnologico a soci cinesi per investire su quel mercato, una delle regole-capestro con cui il furto di proprietà intellettuale è stato sistematico per decenni. Pechino avrebbe promesso anche trasparenza sugli aiuti di Stato alle proprie aziende. E sottoscriverebbe le regole dell’International Labor Office contro lo sfruttamento di manodopera nei lavori forzati.
Sono concessioni che Bruxelles interpreta come un tentativo di Xi di accelerare i tempi pur di prevenire la saldatura di un fronte tra la nuova Amministrazione Biden e l’Europa. La Germania avrebbe fatto pressione per chiudere entro l’anno. All’accordo di principio mancano però centinaia di pagine di testi legali, la vera sostanza del nuovo regime. Poi c’è il passaggio all’Europarlamento. Biden e Sullivan torneranno alla carica dal 20 gennaio. Sullivan ha redatto un documento che aggiorna e adatta con toni di sinistra il nazionalismo economico di Trump. S’intitola “Making U.S. Foreign Policy Work Better for the Middle Class”, e il futuro National Security Adviser lo ha pubblicato insieme con altri esperti democratici, presso il Carnegie Endowment for International Peace. Anticipa la strategia di Biden: ricostruire l’economia americana, rivedendo in modo drastico il liberismo commerciale dell’era di Clinton, Bush, Obama.