Per intrappolare l’orco creano finti profili in rete di minori che offrono rapporti sessuali a pagamento. Poi, una volta caduto nel tranello, il malcapitato sarà o selvaggiamente picchiato o denunciato alla polizia. Questi nuovi fustigatori del vizio sono i pedojagers, i “cacciatori di pedofili”, sempre più numerosi nei Paesi Bassi dopo la messa in onda qualche mese fa di un programma televisivo che parlava di loro esaltandone l’operato e che da allora continua a fare emuli. Tanto che le autorità olandesi non riescono più a contenere queste milizie che ricordano le squadre di polizia di alcune teocrazie musulmane, che sono state l’oggetto di 250 denunce e che hanno già provocato diverse vittime. L’ultima risale allo scorso novembre, quando un pensionato di 75 anni è stato aggredito da numerosi giovani ed è morto qualche ora dopo in seguito alle percosse ricevute. Il mese precedente, un’altra persona che credeva di incontrare un adolescente adescato in rete è stata violentemente bastonata da cinque uomini.
La punizione finisce online
Le prodezze dei pedojagers finiscono ovviamente sui social, soprattutto su Facebook e Instagram, dove decine di migliaia di sostenitori applaudono i loro “combattenti”. L’altro scopo della pubblicazione online della punizione inflitta al pedofilo è quella di infangarne la reputazione mostrando tutto ciò che lo riguarda, dal suo viso alla sua auto e alla casa dove abita. Recentemente, davanti all’abitazione di un presunto pedofilo s’è addensata una folla di persone inferocite che minacciava da appiccare il fuoco. L’uomo è stato arrestato e rilasciato dopo qualche ora perché risultato innocente. Una volta individuato il loro bersaglio, altri pedojagers avvertono la sua famiglia, il suo datore di lavoro e i suoi amici stretti e lontani allo scopo di diffamarlo agli occhi dell’intera società. Così uno di loro giustifica questa pratica: «Poiché un pedofilo può distruggere la vita dei bambini noi loro vogliono distruggere preventivamente quelli di chi cercano di avvicinarli».
Intralcio alla polizia
Il problema è che i “cacciatori di pedofili” ostacolano non poco chi li caccia per professione, e cioè sia la polizia postale che scandaglia i meandri più oscuri e nascosti della rete sia quella contro i crimini commessi nei confronti dei più piccoli. Inoltre con la comparsa dei pedojagers c’è il rischio che i pedofili abbiano paura di autodenunciarsi e di lasciarsi seguire da uno psicoterapeuta, chiudendosi in un isolamento sociale completo e pericoloso. Perciò le forze dell’ordine olandesi hanno chiesto che questa caccia all’uomo finisca, definendola controproducente. «Non viviamo nel Far West ma in uno Stato di diritto. Se credete che qualcuno abbia commesso un reato, segnalatelo alla polizia», ha detto il ministro della Giustizia, Ferdinand Grapperhaus. A questi ammonimenti i pedojagers rispondono che loro sono molto più efficaci della polizia olandese, alla quale mancano i mezzi adeguati per occuparsi del problema. Un responsabile della milizia Jagers03, che è uno dei gruppi più attivi nella persecuzione dei pedofili, ha detto che molti inquirenti sono ben contenti della loro presenza e che lui e suoi seguaci hanno permesso l’arresto di una decina di persone accusate di violenza sui minori. Il responsabile ha poi aggiunto di essere spesso interpellato da genitori angosciati su quanto può accadere ai loro figli e che non sempre, una volta incastrato, il colpevole è punito con metodi violenti. Ma, conclude, se la polizia e la giustizia si comportano in modo troppo accondiscendente, «qualche bastonata è doveroso infliggerla».
Alcuni psicologi di Amsterdam hanno cercato di tracciare l’identikit dei pedojagers. Tra loro c’è di tutto, dal complottista alla vittima di abusi sessuali dal genitore apprensivo all’emarginato che ha voglia di menare le mani. Secondo altri studi sono circa 90mila gli olandesi attratti dalla pedofilia. Un quarto dei quali si dice pronto a praticarla.