Tra i personaggi di spicco del Grand Old Party dal 20 gennaio inizierà una sfida senza esclusioni di colpi per conquistare una leadership oggi ancora saldamente nelle mani di Donald Trump. Gli avvenimenti del 6 gennaio e i possibili sviluppi dei prossimi giorni hanno reso la posizione del presidente uscente molto più debole e nel partito repubblicano la resa dei conti, ancora tutta da decifrare e destinata a durare a lungo, è di fatto già iniziata.
La posta in palio è l'immediato futuro del partito. Con la perdita del Senato, che segue quella della Casa Bianca e della Camera dei Rappresentanti (nel 2018), il Gop è oggi totalmente all'opposizione e dovrà riorganizzarsi in fretta in vista delle elezioni di Mid Term del 2022 e delle presidenziali 2024. Nel corso di quattro anni molti alleati del presidente lo hanno abbandonato (la maggioranza cacciati dallo stesso The Donald) ma dopo l'assalto al Campidoglio, hanno preso le distanze anche diversi fedelissimi.
L'uomo il cui futuro politico è più incerto è Mike Pence. Il vice-presidente ha sempre mantenuto un profilo basso, non ha mai contraddetto (almeno pubblicamente) il presidente, ma ha preso le distanze da lui in alcune delle questioni più divisive (immigrazione, intelligence). Ha cercato, per quanto possibile (e sempre restando un po' in ombra) di mostrare quell'atteggiamento "presidenziale" che The Donald non ha mai avuto. Un politico equilibrista che negli ultimi due mesi ha fatto però fatica a mantenere le distanze dal suo capo: e pur senza diffondere fake news su presunti (e inesistenti) brogli lo ha appoggiato pubblicamente e ripetutamente nei suoi allarmi sul "voto rubato".
Mercoledì tra Trump e il suo vice si è consumata una rottura decisiva. Dopo aver respinto le pressioni per bloccare la certificazione della vittoria di Biden, Pence si è schierato dalla parte della legalità. E potrebbe persino partecipare, il 20 gennaio, all'insediamento di Biden. Cristiano evangelico, conservatore religioso ed espressione del Tea Party, Pence era considerato (e si considerava) il naturale successore, l'unico capace di ottenere il sostegno delle tre anime del Gop (destra religiosa, moderati e trumpiani). Oggi le sue chance per il 2024 sono molto calate.
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Chi può avere un futuro politicamente migliore è Mike Pompeo, che di Trump è stato la longa manus prima come direttore della Cia e poi come Segretario di Stato. Pur essendo rimasto fedele fino all'ultimo incarna più di altri l'anima tradizionale del Grand Old Party sulle questioni della Difesa, del terrorismo e della politica estera più in generale. Ha condannato duramente l'assalto al Campidoglio ("l'illegalità e le rivolte sono sempre inaccettabili") e ha chiesto che "i criminali che hanno partecipato all'azione siano puniti rapidamente".
Proverà a restare nell'élite del Gop anche Mitch McConnell, l'uomo che ha guidato (ai limiti della legalità secondo i democratici) le truppe di Trump in Senato. Anche lui pensa al 2024, ma la sua tardiva ribellione nei confronti di Trump rischia di renderlo inviso sia alla base trumpiana che ad una possibile futura leadership più moderata. Stessa situazione in cui si trova anche Lindsey Graham, il potente senatore repubblicano che mercoledì sera ha guidato i suoi colleghi nella certificazione della vittoria di Biden.
Più che su questi pezzi da novanta il Grand Old Party cercherà una leadership meno coinvolta con Trump e più giovane. Tre nomi su tutti: Liz Cheney, figlia dell'ex vice-presidente di Bush e grande accusatrice di The Donald ("Non c'è dubbio che il presidente abbia aizzato e incitato la rivolta, è lui che ha acceso la fiamma"), Nikki Haley (ex ambasciatrice all'Onu) e Matt Gaetz, giovane deputato della Florida.
Fioccano le dimissioni. Quelle di Elaine Chao (ministro dei Trasporti e moglie di McConnell) e di Mick Mulvaney, ex capo di Gabinetto (ad interim) di Trump e attuale inviato speciale del presidente per l'Irlanda del Nord. C'è chi condanna Trump senza appello, come l'ex ministro della Giustizia William Barr, uno degli ultimi fedelissimi cacciato da The Donald (23 dicembre 2020): "La condotta del presidente è un tradimento del suo ufficio e dei sui sostenitori. Aizzare una folla per fare pressione sul Congresso è imperdonabile".
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