“La mia prima missione diplomatica è stata un totale fallimento”. Così William Joseph Burns, nominato dal presidente eletto Joe Biden nuovo direttore della Cia, inizia le sue memorie (The Back Channel) pubblicate nel 2019, cinque anni dopo aver lasciato il Dipartimento di Stato per diventare presidente del Carnegie Endowment for International Peace, il più celebre think-tank di politica estera Usa.
A Foggy Bottom (come viene chiamata familiarmente la diplomazia Usa) aveva passato 33 anni, da quel primo ‘fallimento’ del 1983 ai confini tra Iraq e Giordania (Paese in cui ebbe poi il suo primo incarico da ambasciatore) fino a diventare il numero 2 della diplomazia americana, con John Kerry segretario di Stato. Oltre tre decenni al servizio di cinque presidenti (Ronald Reagan, George Bush padre, Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama), in un totale spirito bipartisan passando dalle dune del Medio Oriente al freddo di Mosca, dal sud-est asiatico all’Iran.
È stato lui, insieme a Jake Sullivan (il nuovo consigliere per la Sicurezza Nazionale di Biden) a instaurare il canale bilaterale segreto con gli ayatollah di Teheran che avrebbe portato allo storico accordo sul nucleare con l’Iran durante la Casa Bianca di Obama. Pochi sanno però che il suo primo incontro segreto con funzionari iraniani era stato deciso nel 2008, quando il Commander in Chief degli Stati Uniti era ancora il repubblicano George W. Bush.
Per la Cia è un outsider (non ha mai fatto parte dell’organizzazione), ma nel mondo dell’Intelligence William Burns è stato sempre apprezzato. Classico ‘gray man’, uomo in grigio della politica internazionale che conosce a fondo i segreti più o meno sommersi che popolano il mondo tra diplomazia e spionaggio, abile giocatore in quello che un tempo veniva definito lo ‘scacchiere internazionale’, riservato e allo stesso tempo uomo-squadra, attento ai collaboratori e leale con i suoi superiori.
Nel luglio 2002 fu lui, insieme a Ryan Crocker e David Pearce (due stimati ambasciatori), a inviare un promemoria al segretario di Stato Colin Powell, sottolineando i rischi di un ‘cambio di regime' in Iraq: “Lo sforzo per rovesciare il regime di Baghdad potrebbe, se non stiamo attenti, diventare una disfatta, creando una ‘tempesta perfetta’ per gli interessi americani”.
Nei suoi decenni da diplomatico ha avuto diversi mentori, ma quelli da cui è stato più influenzato sono Colin Powell e soprattutto Jim Baker (il suo favorito), due segretari di Stato del Grand Old Party. Parlando (e leggendo) perfettamente sia l’arabo che il russo, più di ogni altro diplomatico è stato in grado di cogliere le sfumature necessarie a capire meglio i paesi nemici. Ha cercato di frenare qualche eccesso Usa nei confronti della Russia post-sovietica, ferita da un’espansione della Nato molto aggressiva; ha messo in guardia dal rovesciare Saddam Hussein e ai tempi della primavera araba l’egiziano Hosni Mubarak.
"Uomo grigio", ma dotato di ironia e di una notevole scrittura. Memorabili alcuni suoi cables (rivelati da WikiLeaks), come quello in cui racconta un matrimonio dell’alta società nel Caucaso “completo di enormi quantità di alcolici, ubriaconi che brandiscono una pistola e grappoli d’oro massiccio”, cui aveva partecipato anche il leader della Repubblica di Cecenia Ramzan Kadyrov “con la sua automatica placcata d’oro infilata nel retro dei jeans”. Una prosa che Timothy Garton Ash avrebbe definito “degna di Evelyn Waugh”.
Per un’organizzazione come la Central Intelligence Agency che vive di fiducia e rapporti personali, William Burns sembra una scelta piuttosto azzeccata. Uomo indipendente, figura apartitica che ha servito in alcuni dei luoghi più complicati del mondo, spetterà a lui dare una mano alla nuova Casa Bianca di Joe Biden per districarsi nei complicati conflitti di oggi.