Clima, dazi e distensione sulla Nato: Biden tende la mano all’Europa
dal nostro inviato Federico Rampini , dal nostro inviato Federico RampiniA gestire i dossier più importanti sarà una squadra di nomi rassicuranti per il Vecchio Continente. Ma il test più duro sarà con la Cina
Washington - "America is back". L'America è tornata in mezzo a voi: questo è il messaggio forte che Joe Biden ha voluto trasmettere ai leader europei che ha sentito dopo la sua elezione. Le nomine che ha fatto sono rassicuranti per l'Europa: uomini di collaudata esperienza in politica estera, tutti con solidi curriculum da establishment atlantista. Lo stesso Biden vanta un record personale molto significativo, è l'esponente americano con la più antica appartenenza alla Munich Security Conference, consesso di alto livello dove gli alleati si consultano.
La squadra di cui si vuole circondare (molti di questi nomi dovranno ottenere la conferma al Senato) spicca per l'omogeneità a una visione "occidentale" del mondo che Donald Trump ha ignorato per quattro anni: il futuro segretario di Stato Anthony Blinken, il National Security Adviser Jake Sullivan, il capo-designato della Cia William Burns, sono dei veterani dei ra…
La squadra di cui si vuole circondare (molti di questi nomi dovranno ottenere la conferma al Senato) spicca per l'omogeneità a una visione "occidentale" del mondo che Donald Trump ha ignorato per quattro anni: il futuro segretario di Stato Anthony Blinken, il National Security Adviser Jake Sullivan, il capo-designato della Cia William Burns, sono dei veterani dei ra…
Washington - "America is back". L'America è tornata in mezzo a voi: questo è il messaggio forte che Joe Biden ha voluto trasmettere ai leader europei che ha sentito dopo la sua elezione. Le nomine che ha fatto sono rassicuranti per l'Europa: uomini di collaudata esperienza in politica estera, tutti con solidi curriculum da establishment atlantista. Lo stesso Biden vanta un record personale molto significativo, è l'esponente americano con la più antica appartenenza alla Munich Security Conference, consesso di alto livello dove gli alleati si consultano.
La squadra di cui si vuole circondare (molti di questi nomi dovranno ottenere la conferma al Senato) spicca per l'omogeneità a una visione "occidentale" del mondo che Donald Trump ha ignorato per quattro anni: il futuro segretario di Stato Anthony Blinken, il National Security Adviser Jake Sullivan, il capo-designato della Cia William Burns, sono dei veterani dei rapporti con i governi europei. Però è lo stesso Blinken ad avvisare che "non si torna indietro al mondo com'era".
Non solo perché Donald Trump ha creato dei fatti compiuti, che non si smontano in un attimo: per esempio i dazi su 370 miliardi d'importazioni dalla Cina o l'uscita dall'accordo nucleare con l'Iran, due dossier che hanno grande rilevanza per l'Europa, e sui quali Biden non ha l'intenzione di tornare immediatamente alla situazione di partenza di quattro anni fa. Ancora più importante, è la revisione strategica compiuta da Biden, dai suoi collaboratori, e dai think tank che li consigliano, per tenere conto delle cause strutturali del trumpismo. Sullivan è molto esplicito sul fatto che la politica estera americana, e la strategia commerciale, sarà guidata dalla priorità di "ricostruire le classi lavoratrici". Biden ha lanciato lo slogan Buy American, compra americano. La nomina del "falco" Kurt Campbell come super-coordinatore delle politiche verso l'Asia conferma un'analisi molto più negativa sulla minaccia cinese, rispetto alle Amministrazioni Obama-Biden. Il ritorno di Samantha Power, la militante umanitaria che fu ambasciatrice all'Onu, alla guida dell'agenzia UsAid, segnala una rivalutazione degli aiuti ai Paesi poveri.
Nell'immediato non mancheranno i gesti amichevoli verso gli europei. Biden rientrerà subito negli accordi di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico. Cancellerà anche l'uscita degli Stati Uniti dall'Organizzazione mondiale della sanità. Potrebbe eliminare una serie di dazi che avevano colpito prodotti europei. Ci sarà un rilancio del ruolo della Nato e forse non avverrà il taglio di truppe di stanza in Germania che Trump aveva ordinato. La manifestazione simbolica più potente di questa nuova luna di miele tra i vecchi coniugi America ed Europa, sarà il super-vertice delle democrazie annunciato da Biden. Il presidente-eletto vuole "rinnovare il comune sentire e l'unità di obiettivi tra le nazioni del mondo libero". È ispirato ad un summit che Obama organizzò nel 2012 per la limitazione delle armi nucleari, solo che al vertice del "mondo libero" non saranno invitati Xi Jinping e Vladimir Putin né altri autocrati. Ma l'iniziativa di Biden ha perso un po' del suo fascino strada facendo, per ragioni che gettano un'ombra sul rilancio dell'Occidente. Il covid costringerà a trasformare il summit in un evento in remoto, virtuale, depotenziandolo. La stessa pandemia ha rafforzato la Cina, e l'assalto al Congresso di Washington il 6 gennaio ha inflitto un colpo al prestigio della democrazia Usa.
In Europa l'elettorato ha un'opinione dell'America che è appena di poco migliore rispetto a Cina e Russia. Gli americani stessi ereditano dal governo Obama-Biden un "pivot to Asia" che è la presa d'atto della realtà: il centro del mondo è nel Pacifico. Il vero test delle nuove relazioni con l'Europa, sarà proprio la Cina. Biden, consigliato da Sullivan e Campbell, vuole costruire una grande coalizione per rafforzare il potere contrattuale dell'Occidente verso la Cina ed estrarre concessioni da Xi su molti terreni: dal commercio alle tecnologie ai diritti umani. Ma Xi lo ha battuto in velocità attirando gli europei in un accordo Cina-Ue sugli investimenti, alla vigilia di Natale.
La squadra di cui si vuole circondare (molti di questi nomi dovranno ottenere la conferma al Senato) spicca per l'omogeneità a una visione "occidentale" del mondo che Donald Trump ha ignorato per quattro anni: il futuro segretario di Stato Anthony Blinken, il National Security Adviser Jake Sullivan, il capo-designato della Cia William Burns, sono dei veterani dei rapporti con i governi europei. Però è lo stesso Blinken ad avvisare che "non si torna indietro al mondo com'era".
Non solo perché Donald Trump ha creato dei fatti compiuti, che non si smontano in un attimo: per esempio i dazi su 370 miliardi d'importazioni dalla Cina o l'uscita dall'accordo nucleare con l'Iran, due dossier che hanno grande rilevanza per l'Europa, e sui quali Biden non ha l'intenzione di tornare immediatamente alla situazione di partenza di quattro anni fa. Ancora più importante, è la revisione strategica compiuta da Biden, dai suoi collaboratori, e dai think tank che li consigliano, per tenere conto delle cause strutturali del trumpismo. Sullivan è molto esplicito sul fatto che la politica estera americana, e la strategia commerciale, sarà guidata dalla priorità di "ricostruire le classi lavoratrici". Biden ha lanciato lo slogan Buy American, compra americano. La nomina del "falco" Kurt Campbell come super-coordinatore delle politiche verso l'Asia conferma un'analisi molto più negativa sulla minaccia cinese, rispetto alle Amministrazioni Obama-Biden. Il ritorno di Samantha Power, la militante umanitaria che fu ambasciatrice all'Onu, alla guida dell'agenzia UsAid, segnala una rivalutazione degli aiuti ai Paesi poveri.
Nell'immediato non mancheranno i gesti amichevoli verso gli europei. Biden rientrerà subito negli accordi di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico. Cancellerà anche l'uscita degli Stati Uniti dall'Organizzazione mondiale della sanità. Potrebbe eliminare una serie di dazi che avevano colpito prodotti europei. Ci sarà un rilancio del ruolo della Nato e forse non avverrà il taglio di truppe di stanza in Germania che Trump aveva ordinato. La manifestazione simbolica più potente di questa nuova luna di miele tra i vecchi coniugi America ed Europa, sarà il super-vertice delle democrazie annunciato da Biden. Il presidente-eletto vuole "rinnovare il comune sentire e l'unità di obiettivi tra le nazioni del mondo libero". È ispirato ad un summit che Obama organizzò nel 2012 per la limitazione delle armi nucleari, solo che al vertice del "mondo libero" non saranno invitati Xi Jinping e Vladimir Putin né altri autocrati. Ma l'iniziativa di Biden ha perso un po' del suo fascino strada facendo, per ragioni che gettano un'ombra sul rilancio dell'Occidente. Il covid costringerà a trasformare il summit in un evento in remoto, virtuale, depotenziandolo. La stessa pandemia ha rafforzato la Cina, e l'assalto al Congresso di Washington il 6 gennaio ha inflitto un colpo al prestigio della democrazia Usa.
In Europa l'elettorato ha un'opinione dell'America che è appena di poco migliore rispetto a Cina e Russia. Gli americani stessi ereditano dal governo Obama-Biden un "pivot to Asia" che è la presa d'atto della realtà: il centro del mondo è nel Pacifico. Il vero test delle nuove relazioni con l'Europa, sarà proprio la Cina. Biden, consigliato da Sullivan e Campbell, vuole costruire una grande coalizione per rafforzare il potere contrattuale dell'Occidente verso la Cina ed estrarre concessioni da Xi su molti terreni: dal commercio alle tecnologie ai diritti umani. Ma Xi lo ha battuto in velocità attirando gli europei in un accordo Cina-Ue sugli investimenti, alla vigilia di Natale.