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La polizia del Guatemala blocca a Vado Hondo, Chiquimula, la carovana di migranti verso gli Stati Uniti (ansa)

Il sogno dei migranti si ferma in Guatemala

Partiti a migliaia dall’Honduras nella speranza di raggiungere gli Usa, sono stati bloccati a bastonate dalle forze di sicurezza. Un muro di seicento agenti e soldati ha interrotto la marcia della “carovana Biden”: i centramericani convinti di un futuro migliore senza Trump
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Qualcuno l'ha già chiamata la Carovana Biden. Un omaggio al nuovo presidente Usa: un attestato di speranza alle sue aperture sul tema dell'immigrazione. L'obiettivo, del resto, non era neanche sottaciuto nelle frenetiche ore dei preparativi che annunciavano la più grande marcia degli ultimi anni di migliaia di disperati dell'Honduras.

Colpito da due uragani, Eta e Iota, nel giro di pochi giorni il piccolo Paese centroamericano era stato sommerso dalla pioggia e dal fango. La fragile economia non aveva retto al colpo e la gente, senza più lavoro né terreni da coltivare e animali da allevare, afflitta dalla violenza delle pandillas, stanca delle promesse di un governo accusato di corruzione, aveva deciso di giocarsi la carta americana.

Giovedì notte si sono radunati nella piazza centrale di San Pedro Sula, capitale industriale dell'Honduras, e poco dopo l'alba si sono messi in moto. A piedi, con furgoni e carretti, saltando al…
Qualcuno l'ha già chiamata la Carovana Biden. Un omaggio al nuovo presidente Usa: un attestato di speranza alle sue aperture sul tema dell'immigrazione. L'obiettivo, del resto, non era neanche sottaciuto nelle frenetiche ore dei preparativi che annunciavano la più grande marcia degli ultimi anni di migliaia di disperati dell'Honduras.

Colpito da due uragani, Eta e Iota, nel giro di pochi giorni il piccolo Paese centroamericano era stato sommerso dalla pioggia e dal fango. La fragile economia non aveva retto al colpo e la gente, senza più lavoro né terreni da coltivare e animali da allevare, afflitta dalla violenza delle pandillas, stanca delle promesse di un governo accusato di corruzione, aveva deciso di giocarsi la carta americana.

Giovedì notte si sono radunati nella piazza centrale di San Pedro Sula, capitale industriale dell'Honduras, e poco dopo l'alba si sono messi in moto. A piedi, con furgoni e carretti, saltando al volo sui camion di passaggio, afferrando i bus che partivano verso il Guatemala. Erano in 3.500. Durante il percorso sono cresciuti tanto da diventare 9 mila sabato pomeriggio.

Riescono a superare anche la frontiera del Guatemala. Ma all'altezza del chilometro 177 della strada che incrocia il Dipartimento di Chiquimula, c'è la sorpresa: un muro di 600 tra agenti e soldati in assetto di guerra. Il corteo avanza e sospinto da quelli che continuano ad arrivare finisce per trovarsi faccia a faccia con il blocco militare. Vola qualche sasso. La carica parte improvvisa. Impugnando veri bastoni, soldati e agenti si accaniscono sulle prime file. Picchiano con furia chiunque si trovi davanti. La gente si difende, molti indietreggiano sotto una pioggia di lacrimogeni.

Sull'asfalto resta un tappeto di borse, scarpe, giacche, maglioni. La marcia è interrotta, molti, stravolti, si accampano ai lati. Altri si perdono nei boschi vicini. Trovano dei varchi. Si radunano qualche chilometro più avanti. Si compattano di nuovo e riprendono il cammino.

Il Guatemala avverte il Messico, il presidente Obrador non perde tempo. Raddoppia con 500 agenti e 500 soldati i posti di frontiera, blinda il ponte internazionale Rodolfo Robles, tra le città di Ciudad Hidalgo e Tecún Umán, nel Chiapas. Croce Rossa e diverse Ong avvertono dei rischi che corrono i migranti. "Hanno bisogno di protezione, sono nel mirino delle gang, vittime di estorsioni, violenze sessuali, sequestri", ricordano.

A metà pomeriggio di ieri si trovavano a 400 chilometri dal río Suchiate, teatro di tante battaglie campali. Obrador ha usato la mano dura negli ultimi anni. Aveva raggiunto un accordo con Trump: soldi in cambio di un Messico trasformato in diga. Ma a Natale i toni erano diversi. Il presidente eletto annunciava cambi sulla politica migratoria. Parole che avevano acceso le speranze e che hanno rimesso in moto la prima grande carovana del nuovo anno. Dalla Casa Bianca si invita alla pazienza: "Le leggi saranno modificate, ma non da un giorno all'altro". I migranti possono aspettare.