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Da sinistra, il ministro Koizumi assieme al ministro della Difesa Kono 

Il ministro dell’Ambiente Shinjiro Koizumi: “Basta critiche al mio Giappone, il Paese è pronto alla svolta verde"

Il volto green della politica nipponica: "Puntiamo a eliminare le centrali a carbone inefficienti entro il 2030: per fare questo dovremo raddoppiare l’energia da fonti rinnovabili"
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PECHINO - Shinjiro Koizumi è la faccia verde della politica giapponese. Verde come il ministero dell'Ambiente che guida da settembre 2019 e dove ha contribuito a smuovere un Paese criticatissimo per l'inerzia sui temi climatici: il premier Suga ha da poco formalizzato l'impegno a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, obiettivo che nei prossimi giorni, anticipa il ministro, diventerà legge. E verde per la sua età: a 39 anni Koizumi è l'astro nascente del Partito conservatore.

Figlio dell'ex primo ministro Junichiro Koizumi, popolarissimo anche per il matrimonio con la presentatrice tv Christel Takigawa, la sua decisione di prendere un (mini) congedo di paternità ha fatto discutere il Giappone. Molti lo indicano come un naturale candidato al ruolo di primo ministro, la novità in un Paese di leader anziani. Koizumi è prudente, ma non si nasconde: "Il mio tempo è ora", dice, usando s…
PECHINO - Shinjiro Koizumi è la faccia verde della politica giapponese. Verde come il ministero dell'Ambiente che guida da settembre 2019 e dove ha contribuito a smuovere un Paese criticatissimo per l'inerzia sui temi climatici: il premier Suga ha da poco formalizzato l'impegno a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, obiettivo che nei prossimi giorni, anticipa il ministro, diventerà legge. E verde per la sua età: a 39 anni Koizumi è l'astro nascente del Partito conservatore.

Figlio dell'ex primo ministro Junichiro Koizumi, popolarissimo anche per il matrimonio con la presentatrice tv Christel Takigawa, la sua decisione di prendere un (mini) congedo di paternità ha fatto discutere il Giappone. Molti lo indicano come un naturale candidato al ruolo di primo ministro, la novità in un Paese di leader anziani. Koizumi è prudente, ma non si nasconde: "Il mio tempo è ora", dice, usando spesso la parola "cambiamento".

Dopo l'Accordo di Parigi il Giappone è stato molto criticato per aver fissato obiettivi molto bassi di riduzione delle emissioni. L'annuncio del premier Suga è una svolta, ma da quali azioni concrete partirete?
"Per prima cosa, io stesso ho fatto esperienza delle critiche internazionali al vertice COP25 di Madrid (a dicembre del 2019, ndr). Da allora il nostro governo ha rivisto le sue politiche sul carbone e l'anno scorso siamo stati in grado di cambiarle: questo ha portato il primo ministro Suga ad annunciare l'obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050. Durante la sessione della Dieta iniziata questa settimana l'obiettivo verrà promulgato come legge. Anche l'Unione europea lo ha fatto, allo stesso modo in Giappone vogliamo assicurare la prevedibilità, l'affidabilità e la continuità di politiche e investimenti. Nella sessione verrà anche deliberata una legge di bilancio supplementare e l'intervento più importante che presenteremo è un raddoppio dei sussidi per l'acquisto di veicoli elettrici. Passeranno da 400mila a 800mila yen (circa 6.300 euro, ndr), ma con una condizione: l'acquirente dovrà avere un contratto con una società energetica per l'acquisto del 100% di energia rinnovabile. È la prima condizione di questo tipo che viene posta sui sussidi".

Oggi il Giappone dipende dal carbone e gli attuali piani nazionali dicono che nel 2030 varrà ancora il 26% dell'energia prodotta, lo stesso livello del 2010. Rivedrete l'obiettivo?
"Nei Contributi nazionali presentati all'Onu lo scorso marzo abbiamo già comunicato l'intenzione di abbassare il target del 26% e prima del vertice COP26 (il prossimo novembre in Scozia, ndr) presenteremo un aggiornamento, che rifletterà l'obiettivo al 2050 e il cambiamento che sta avvenendo in Giappone. Il Piano energetico nazionale è in fase di revisione sotto l'egida del ministero dell'Economia, ma il ministero dell'Ambiente contribuirà con tutti gli input necessari e il nostro pilastro è l'integrazione delle energie rinnovabili. A proposito del carbone stiamo promuovendo una nuova politica per eliminare gradualmente le centrali inefficienti entro il 2030. Anche le aziende giapponesi stanno accelerando le loro mosse per la decarbonizzazione, per esempio Toshiba si ritirerà dal settore e passerà alle rinnovabili. Tendenze di questo tipo stanno accelerando".

Quindi aumenterete gli obiettivi per le rinnovabili?
"La premessa delle nostre attività al ministero è che dobbiamo raddoppiare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030 (oggi sono al 17%, ndr). Questo nuovo sussidio condizionato all'acquisto di vetture elettriche è un riflesso degli sforzi del governo. Tra l'altro qui al ministero diventeremo rinnovabili al 100% entro il 2030".

Dieci anni dopo l'incidente di Fukushima il nucleare resta impopolare in Giappone e la maggior parte delle centrali non sono attive. Lei si è espresso più volte contro il nucleare, ma il Giappone potrà arrivare a emissioni zero senza?
"La posizione base del governo Suga è chiara: primo aumentare il più possibile l'adozione delle rinnovabili, secondo assicurare emissioni zero dalle centrali termoelettriche, terzo usare tutti i mezzi possibili per arrivarci, incluso il nucleare. Tuttavia è chiaro che il governo vuole ridurre il più possibile la dipendenza dal nucleare, quindi la chiave di tutto è quanto riusciremo a spingere l'adozione delle rinnovabili".

Ha proposto di costruire impianti rinnovabili nei parchi nazionali. Non significa sacrificare l'ambiente in nome dell'ambiente?
"Non credo. I parchi nazionali giapponesi non sono come quelli americani, con i cancelli all'ingresso, sono gestiti a zone. In alcune vivono persone, ci sono aziende e attività economiche, altre devono essere conservate in via prioritaria. Non abbiamo assolutamente intenzione di coinvolgere queste ultime, ma nelle zone in cui ci sono già attività economiche e la possibilità di introdurre rinnovabili, credo che si debba procedere".

La transizione energetica ha dei costi. In questo momento di recessione post-Covid  i governi sono pronti a sacrificare una parte di crescita per gli obiettivi ambientali?
"In Giappone non c'è compromesso tra riduzione delle emissioni ed economia. Negli ultimi sei anni abbiamo ridotto le emissioni mantenendo un tasso di crescita e anzi aumentandolo. Questa "separazione" è l'obiettivo a cui puntiamo e credo che il mondo debba andare nella stessa direzione, oppure non potremo raggiungere gli obiettivi di Parigi. Quella tra economia e riduzione delle emissioni non è un'alternativa".

Certe industrie inquinanti, penso al carbone o all'acciaio, perderanno posti di lavoro.
"Credo che dovremmo concentrarci su una transizione che crei nuovi posti di lavoro e contribuisca alla crescita del Pil. Certo, dobbiamo fare molta attenzione alle industrie che porteranno un peso per raggiungere gli obiettivi di transizione energetica, ma secondo alcune stime il digitale e la green economy, pilastri delle politiche economiche del premier Suga, spingeranno verso l'alto il Pil giapponese del 2,3%. Credo che il ministero dell'Ambiente abbia un grande ruolo da giocare per far sì che la transizione verde sia lungimirante, per le industrie e le persone".

Alcuni settori chiave dell'economia giapponese, come automotive e acciaio, sono in ritardo nel processo di transizione. Quanta pressione devono fare i governi sul settore privato, in termini di incentivi, penalità o divieti?
"Tutta l'industria giapponese, compresi i settori automotive o dell'acciaio, supporta l'obiettivo 2050. Questo è uno dei grandi cambiamenti in corso: in passato all'interno del nostro governo era difficile discutere meccanismi di "carbon pricing" (una "tassa" sulle emissioni, ndr), ora invece abbiamo deciso di proseguire con la discussione. Di conseguenza anche le industrie stanno cambiando. Per esempio l'acciaio: le aziende stanno cercando di sviluppare nuove tecnologie di produzione a base di idrogeno e il governo ha già deciso di creare un fondo 2mila miliardi di yen (16 miliardi di euro, ndr) per supportare queste innovazioni. Il ministero si incontra regolarmente con gli industriali per scambiare punti di vista, ora vogliamo discutere di "carbon pricing"".

Il Giappone consuma molta plastica e questo è in parte legato all'importanza che i suoi cittadini attribuiscono all'igiene. Come si cambiano le abitudini di un Paese?
"Lo scorso anno c'è già stato un cambiamento drastico, da luglio le buste di plastica in supermercati e negozi sono a pagamento. Prima di quella misura solo il 30% dei clienti non acquistava buste di plastica per le spese settimanali, in un sondaggio condotto alla fine dell'anno la percentuale è salita al 70. Un grande cambiamento. A marzo del 2019 abbiamo formulato una strategia per il riciclo, uno degli obiettivi è ridurre l'utilizzo della plastica monouso del 25% entro il 2030 e per avanzare in questa direzione proporremo una nuova legge alla Dieta. Nel testo saranno incluse delle linee guida per i produttori in modo che adottino nuovi design più rispettosi dell'ambiente, riducendo la quantità di plastica".

Quest'anno i temi climatici saranno al centro del G20 di Roma e del vertice COP26 in Scozia. Greta Thunberg ha puntato il dito contro le "parole vuote" e l'inazione dei leader globali, cosa risponde?
"Da quando sono ministro dell'Ambiente penso sempre a come la voce dei giovani possa riflettersi nelle nostre politiche. In Giappone abbiamo un'organizzazione di giovani ispirati da Greta che lavorano sul cambiamento climatico e con loro abbiamo regolari confronti. Ci hanno proposto di dichiarare una emergenza ambientale e lo scorso novembre i due rami del Parlamento hanno adottato una dichiarazione sull'Emergenza climatica. La voce dei giovani ha influenzato le politiche e portato a un'azione bipartisan".

Ma sono ancora parole...
"Il nostro governo ha dichiarato l'impegno per la neutralità carbonica al 2050 e questa è un'azione politica".

Sarà una lunga strada, a che punto si trova il Giappone in questo momento?
"Siamo all'inizio di un piano di azione che riporterà il Giappone in prima linea nelle politiche ambientali mondiali. Vent'anni fa il Protocollo di Kyoto è stato adottato qui, ma da allora il Giappone non è riuscito a esercitare la sua leadership. Io ho combattuto duro per cambiare la situazione e da quando sono ministro dell'Ambiente abbiamo operato una revisione delle politiche sul carbone, ci siamo impegnati alla neutralità carbonica e spinto avanti le discussioni sul "carbon pricing". Questi sono i tre grandi cambiamenti avvenuti lo scorso anno. Presto anche gli Stati Uniti torneranno a impegnarsi sul tema ambientale e credo che in questa nuova situazione il Giappone possa giocare un ruolo unico".

Lei è uno dei politici più giovani del Giappone. La politica del suo Paese ha bisogno di un ricambio generazionale?
"Non c'è alcun settore in cui il ricambio generazionale non sia necessario, anche i media. Il mio tempo è ora. Sono il più giovane ministro uomo della storia del Giappone e sono in carica. I am in charge (lo dice in inglese, ndr). Nell'era in cui il cambiamento climatico è la questione più importante per la comunità internazionale, in Giappone questa responsabilità è affidata a me, significa che un cambiamento sta avvenendo. Anche se ho 39 anni, agli occhi dei ragazzi che si preoccupano per l'ambiente, della generazione Z, sono già vecchio. Quindi non lavoro su questo tema credendo di essere giovane, ma di non esserlo abbastanza. E li ascolto".

Allora è già abbastanza vecchio per fare il primo ministro?
"Il Giappone è una democrazia, tutti hanno l'opportunità di diventare primo ministro. Non ci sono limitazioni di età".