ROMA - "E' anche su mani italiane il sangue degli yemeniti uccisi nei bombardamenti": lo sostengono i rappresentanti della Rete italiana Pace Disarmo, che con le ong yemenite Mwatana for human rights e berlinese European center for constitutional and human rights hanno fatto appello al tribunale di Roma. Gli attivisti chiedono che sia garantito il proseguimento delle indagini sul ruolo della azienda produttrice di armamenti Rwm Italia e dei dirigenti dell'Autorità nazionale italiana per l'esportazione di armamenti Uama, in merito a un bombardamento in Yemen nel 2016 che causò la morte di una famiglia di sei persone a Deir al-Hajari, un villaggio nel nord-ovest del Paese.
Nell'attacco, lanciato dai cacciabombardieri della coalizione internazionale guidata da Arabia saudita ed Emirati arabi uniti, sarebbero state impiegate armi di produzione italiana. Sul luogo del bombardamento sono stati trovati resti di bombe prodotte da Rwm Italia spa, filiale dell'azienda tedesca Rheinmetall Ag. Nell'aprile 2018 le organizzazioni, assistite dall'avvocato Francesca Cancellaro, hanno presentato una denuncia penale contro i dirigenti dell'azienda e gli alti funzionari dell'autorità per l'esportazione di armamenti.
Nell'ottobre 2019 la procura di Roma ha chiesto l'archiviazione del caso, decisione contro la quale le tre organizzazioni della società civile hanno fatto appello. Ieri gli attivisti hanno fatto ricorso, indicando i vertici della Rwm e dell'Uama come possibili responsabili di omicidio colposo. "Nessuna valutazione etica o politica", dice l'avvocato Cancellaro, "solo la raccomandazione del rispetto per le leggi di controllo degli armamenti".