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(ansa)

La diplomazia di Biden: “L’America è tornata, reagirà a Cina e Russia”

Il presidente fa visita al Dipartimento di Stato: “Affronteremo Pechino”. “Vogliamo riparare le nostre alleanze per rispondere alle sfide di domani”  
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NEW YORK -  "America Is Back": l'America è di ritorno. Subito dopo: "Diplomacy Is Back", torniamo a fare diplomazia. Sono le due frasi con cui Joe Biden apre il suo primo discorso programmatico di politica estera. Lo fa al termine di una visita al Dipartimento di Stato, sede di quella diplomazia che Donald Trump aggirava con i suoi tweet.

Il ritorno alla tradizione nei modi e nel linguaggio, non significa però guardare al passato. "Vogliamo riparare le nostre alleanze - ha detto Biden - non per reagire alle sfide di ieri ma a quelle di domani". Indica subito quali siano le due sfide principali: "Rispondere alle ambizioni crescenti della Cina. Reagire alle offensive con cui la Russia ha cercato di sabotare la nostra democrazia".

Per Biden il richiamo alla tradizione liberale e umanitaria non è buonismo: "Una diplomazia che affonda le radici nei nostri valori, che difende la libertà, è la nostra f…
NEW YORK -  "America Is Back": l'America è di ritorno. Subito dopo: "Diplomacy Is Back", torniamo a fare diplomazia. Sono le due frasi con cui Joe Biden apre il suo primo discorso programmatico di politica estera. Lo fa al termine di una visita al Dipartimento di Stato, sede di quella diplomazia che Donald Trump aggirava con i suoi tweet.

Il ritorno alla tradizione nei modi e nel linguaggio, non significa però guardare al passato. "Vogliamo riparare le nostre alleanze - ha detto Biden - non per reagire alle sfide di ieri ma a quelle di domani". Indica subito quali siano le due sfide principali: "Rispondere alle ambizioni crescenti della Cina. Reagire alle offensive con cui la Russia ha cercato di sabotare la nostra democrazia".

Per Biden il richiamo alla tradizione liberale e umanitaria non è buonismo: "Una diplomazia che affonda le radici nei nostri valori, che difende la libertà, è la nostra forza, è ciò che ci ha sempre messi in vantaggio sugli avversari". Che non ci sia un disegno di abbassare la guardia verso Xi Jinping, lo chiarisce subito: "Affronteremo la Cina per i suoi abusi economici. Se rispettasse le regole del gioco, non avrebbe sofferto tanto la competitività dei lavoratori e delle imprese americane". C'è anche il tema dei diritti umani sul quale questa Amministrazione usa un linguaggio eguale a quello di Mike Pompeo: il nuovo segretario di Stato Antony Blinken ha ripreso la stessa definizione di "genocidio" per il trattamento inflitto agli uiguri musulmani dello Xinjiang. Ma apre alla cooperazione "se i cinesi vogliono lavorare insieme a noi". Biden indica subito un terreno possibile d'intesa nella lotta al cambiamento climatico.

Fra i terreni su cui invece lui è deciso a contrastare l'avanzata cinese - oltre alla guerra tecnologica, al 5G, allo spionaggio industriale, agli attacchi di hacker - c'è l'esportazione del modello autoritario fuori dal perimetro della Grande Muraglia. Biden cita la prima crisi internazionale che ha dovuto affrontare, il colpo di Stato militare in Birmania. Conferma il suo metodo: "Lavoriamo con i nostri partner, per restaurare le democrazie".

La divergenza con Xi è già netta su questa crisi "periferica", perché al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stata proprio la Cina a bloccare una risoluzione di condanna del golpe. Sul contenimento dei regimi autoritari Biden aggiunge frecciate verso Vladimir Putin, pur spiegando che si può negoziare con lui: "Abbiamo interesse a coinvolgere diplomaticamente gli avversari, l'ho fatto con la Russia rinnovando il trattato New Start per evitare un'altra proliferazione di armi nucleari. Però gli ho fatto capire che non ci sarà più nessuna tolleranza verso i suoi comportamenti aggressivi contro i paesi vicini (leggi Ucraina, ndr). L'arresto di Aleksej Navalnyj è inaccettabile, va liberato subito e senza condizioni".

Un dispiacere all'Italia: quando Biden elenca i governi amici con cui ha voluto avere i primi contatti, oltre a Canada e Giappone ci sono tutti i big europei Germania, Francia, Regno Unito, ma il nostro paese manca all'appello. E la crisi di governo non c'entra: le telefonate di Biden ai leader stranieri sono cominciate subito dopo l'Inauguration Day, 20 gennaio.

Biden si conferma attento all'Europa perché annuncia che non ci sarà il ritiro di truppe americane dalla Germania, contrariamente a quanto aveva deciso Trump. Più in generale però vuole una revisione delle priorità strategiche degli Stati Uniti in favore della nuova centralità asiatica: per la precisione verso l'Asia-Pacifico, quell'arco strategico che racchiude Estremo Oriente, Sud-est asiatico, fino all'India.

È questo il senso della prima missione che Biden affida al suo segretario di Stato Blinken insieme con il collega della Difesa Austin: "Rivedremo il dispiegamento mondiale delle nostre forze militari". Si va verso un ridimensionamento del Medio Oriente, perché la rivalità con la Cina è il tema prevalente in futuro. La correzione di rotta rispetto a Trump c'è, ma è moderata: questa Amministrazione non venderà più armi ai sauditi per la guerra nello Yemen, tuttavia continuerà ad appoggiarli nella difesa contro le aggressioni dell'Iran. Il discorso si conclude fra colpi di tosse e una crescente raucedine, quasi per ricordare a tutti che a 78 anni Biden dovrà dosare le sue uscite.