NEW YORK - "Donald Trump è inaffidabile: perché mai dovremmo dargli i briefing d'intelligence? Potrebbe sbagliarsi e farsi sfuggire qualcosa". Il presidente Joe Biden non ha dubbi: il suo predecessore - accusato di aver incitato la folla spingendola ad assalire il Congresso lo scorso 6 gennaio e per questo sottoposto per la seconda volta a procedura d'impeachment - non deve aver accesso alle informazioni riservate dell'intelligence. Quei dossier vengono consegnati pure agli ex presidenti per consuetudine: ma non per obbligo costituzionale.
Biden lo dice chiaro nel corso della sua prima intervista tv da quando è alla Casa Bianca, quella rilasciata venerdì sera alla giornalista Norah O'Donn di Cbs e in onda nel suo formato integrale domani alle 16 americane (le 22 in Italia). Ovvero, come da tradizione avviata da George H. W. Bush, poco prima del fischio d'inizio del SuperBowl, sulla rete dove va in onda l'evento sportivo.
Oggi sono state diffuse alcune anticipazioni di quel colloquio. Rispondendo a una domanda precisa della giornalista - che gli ricordava come in passato avesse definito Trump "una minaccia e un pericolo, un incosciente e un'irresponsabile" - Biden afferma: "L'ho detto e ancora lo penso. In campagna elettorale ho corso come un dannato per sconfiggerlo, convinto che fosse inadeguato all'incarico di presidente".
Nell'intervista, il leader democratico non lo dice espressamente, ma certamente pensa alle informazioni rivelate avventatamente da Trump nel 2017 durante un colloquio col ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov in presenza pure dell'allora ambasciatore Serghej Kisljak coinvolto nel Russiagate, riguardanti un possibile attentato dell'Isis su voli provenienti dal Medio Oriente attraverso cellulari e tablet. Informazioni top secret, classificate nella più alta categoria di riservatezza per non mettere in pericolo la fonte.
Secondo la Cnn, Trump in realtà non ha ancora chiesto ufficialmente di ricevere i rapporti dei servizi segreti. La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, lo conferma: "Se una richiesta del genere sarà avanzata, l'intelligence la valuterà, come ha sempre fatto". L'ex presidente, d'altronde, non amava leggere i dossier. Secondo alcuni testimoni li sfogliava distrattamente, preferendo un breve riassunto orale da parte dei suoi collaboratori. E se ora dovesse venirgli voglia di avere quei documenti, quasi certamente si troverà davanti a un no.
Non solo per il parere negativo di President Biden. Poche settimane fa Sue Gordon, ex vicedirettore dell'Intelligence nazionale, ha sintetizzato l'opinione dei suoi colleghi con un editoriale sul Washington Post dove afferma: "L'ex presidente è estremamente vulnerabile e potrebbe finire sotto l'influenza dei nostri nemici". Raccontando, comunque, che la sua reazione più tipica alle informazioni riservate approdate sulla sua scrivania era metterne in dubbio la veridicità.