L’Himalaya si sta sciogliendo. Il ghiacciaio travolge una diga
di Carlo Pizzati , di Carlo PizzatiIndia, fango e detriti in un fiume causano un’esondazione: decine di morti e molti dispersi. Distrutte due centrali elettriche. È l’effetto del surriscaldamento sulla catena montuosa
CHENNAI - È piena mattina sull’Himalaya quando tonnellate di ghiaccio si staccano dal ghiacciaio della seconda vetta più alta dell’India, Nanda Devi, la “Divinità che regala la beatitudine”, e crollano nel fiume Dhauliganga, trascinando a valle pezzi di montagna. Il fiume esplode e da esso nasce quello che appare come un drago di ghiaccio e detriti che guizza verso il villaggio di Raini, nel comune di Chamoli, 500 km a nord di Delhi, spaccando e divorando tutto quello che trova. La diga della centrale elettrica di Rishiganga si spezza come un biscotto.
Siamo nello stato dell’Uttarakhand, che significa “la Terra degli dei”. Ma questa domenica la dea non regala beatitudine, ma solo distruzione e morte creati da questo tsunami dell’Himalaya figlio del riscaldamento globale. I livelli del fiume si alzano di un metro, le zone fluviali entrano in allerta. Ma non c’è tempo di salvare le dozzine di vite i…
Siamo nello stato dell’Uttarakhand, che significa “la Terra degli dei”. Ma questa domenica la dea non regala beatitudine, ma solo distruzione e morte creati da questo tsunami dell’Himalaya figlio del riscaldamento globale. I livelli del fiume si alzano di un metro, le zone fluviali entrano in allerta. Ma non c’è tempo di salvare le dozzine di vite i…
CHENNAI - È piena mattina sull’Himalaya quando tonnellate di ghiaccio si staccano dal ghiacciaio della seconda vetta più alta dell’India, Nanda Devi, la “Divinità che regala la beatitudine”, e crollano nel fiume Dhauliganga, trascinando a valle pezzi di montagna. Il fiume esplode e da esso nasce quello che appare come un drago di ghiaccio e detriti che guizza verso il villaggio di Raini, nel comune di Chamoli, 500 km a nord di Delhi, spaccando e divorando tutto quello che trova. La diga della centrale elettrica di Rishiganga si spezza come un biscotto.
Siamo nello stato dell’Uttarakhand, che significa “la Terra degli dei”. Ma questa domenica la dea non regala beatitudine, ma solo distruzione e morte creati da questo tsunami dell’Himalaya figlio del riscaldamento globale. I livelli del fiume si alzano di un metro, le zone fluviali entrano in allerta. Ma non c’è tempo di salvare le dozzine di vite ingoiate dall’alluvione lampo che ha distrutto due centrali idroelettriche. Ci sono almeno 150 dispersi, operai sepolti in un tunnel. Con tutta probabilità nessuno è sopravvissuto. «È stato tutto troppo veloce, impossibile allertare la popolazione. Ho avuto la sensazione che non mi sarei salvato neanche io», racconta Sanjay Singh Rana, dal villaggio di Raini.
Ondate su ondate di polvere, sassi e tanta acqua arrabbiata hanno arato un solco in questa valle himalayana, nei fiumi che nutrono il sacro Gange. Lo stato di allerta è arrivato fino ad Hardiwar, dove in queste settimane si stanno radunando milioni di fedeli indù nel ritrovo del Kumbh Mela. È un dejà vu delle alluvioni che colpirono l’Uttarakhand nel 2013, quando piogge incessanti causarono frane, sbriciolando villaggi e uccidendo migliaia di persone.
Il primo ministro Narendra Modi su Twitter dice che «la nazione prega per la salvezza di tutte le persone coinvolte nel disastro». Le famiglie delle vittime avranno l’equivalente di 2.500 euro come risarcimento. Il ministro degli Interni Amit Shah fa evacuare i centri abitati e annuncia uno spiegamento di mezzi e di uomini. Nei cieli decollano gli elicotteri per le ricognizioni, mentre 200 agenti della polizia Indo-tibetana perlustrano il terreno. Ma c’è poco da fare, il disastro è stato rapidissimo, letale e, purtroppo, prevedibile.
Il riscaldamento globale si sta mangiando i ghiacciai himalayani, mettendo a rischio centinaia di milioni di persone che vivono lungo i fiumi che sgorgano da queste cime. Lo dice uno studio pubblicato su Science Advances nel 2019, basandosi su quaranta anni di fotografie satellitari. I ghiacciai hanno perso 45 cm l’anno dal 2000, a ritmo molto più celere dei precedenti 25 anni, con una perdita di otto miliardi di tonnellate d’acqua all’anno. Immaginate 3,2 milioni di piscine olimpioniche che scompaiono dalle torri di ghiaccio dell’Asia, che dovrebbero essere una garanzia contro la siccità. Secondo il Centro internazionale per lo sviluppo integrato della montagna, l’Himalaya potrebbe perdere un terzo del suo ghiaccio entro la fine del secolo, anche se il mondo riuscisse nel suo obiettivo più ambizioso di far sì che le temperature globali aumentino solo di 1,5 gradi oltre i livelli preindustriali.
Come si manifesta questa scomparsa dei ghiacciai? Lentamente, un’estate alla volta. Ma anche con accelerazioni disastrose come quella che domenica mattina ha visto la montagna scrollarsi di dosso tonnellate di detriti e insegnare agli umani che possono fare tutti i progetti che vogliono, ma la natura segue le sue regole e quando si alterano i suoi equilibri, la fa pagare cara.
Siamo nello stato dell’Uttarakhand, che significa “la Terra degli dei”. Ma questa domenica la dea non regala beatitudine, ma solo distruzione e morte creati da questo tsunami dell’Himalaya figlio del riscaldamento globale. I livelli del fiume si alzano di un metro, le zone fluviali entrano in allerta. Ma non c’è tempo di salvare le dozzine di vite ingoiate dall’alluvione lampo che ha distrutto due centrali idroelettriche. Ci sono almeno 150 dispersi, operai sepolti in un tunnel. Con tutta probabilità nessuno è sopravvissuto. «È stato tutto troppo veloce, impossibile allertare la popolazione. Ho avuto la sensazione che non mi sarei salvato neanche io», racconta Sanjay Singh Rana, dal villaggio di Raini.
Ondate su ondate di polvere, sassi e tanta acqua arrabbiata hanno arato un solco in questa valle himalayana, nei fiumi che nutrono il sacro Gange. Lo stato di allerta è arrivato fino ad Hardiwar, dove in queste settimane si stanno radunando milioni di fedeli indù nel ritrovo del Kumbh Mela. È un dejà vu delle alluvioni che colpirono l’Uttarakhand nel 2013, quando piogge incessanti causarono frane, sbriciolando villaggi e uccidendo migliaia di persone.
Il primo ministro Narendra Modi su Twitter dice che «la nazione prega per la salvezza di tutte le persone coinvolte nel disastro». Le famiglie delle vittime avranno l’equivalente di 2.500 euro come risarcimento. Il ministro degli Interni Amit Shah fa evacuare i centri abitati e annuncia uno spiegamento di mezzi e di uomini. Nei cieli decollano gli elicotteri per le ricognizioni, mentre 200 agenti della polizia Indo-tibetana perlustrano il terreno. Ma c’è poco da fare, il disastro è stato rapidissimo, letale e, purtroppo, prevedibile.
Il riscaldamento globale si sta mangiando i ghiacciai himalayani, mettendo a rischio centinaia di milioni di persone che vivono lungo i fiumi che sgorgano da queste cime. Lo dice uno studio pubblicato su Science Advances nel 2019, basandosi su quaranta anni di fotografie satellitari. I ghiacciai hanno perso 45 cm l’anno dal 2000, a ritmo molto più celere dei precedenti 25 anni, con una perdita di otto miliardi di tonnellate d’acqua all’anno. Immaginate 3,2 milioni di piscine olimpioniche che scompaiono dalle torri di ghiaccio dell’Asia, che dovrebbero essere una garanzia contro la siccità. Secondo il Centro internazionale per lo sviluppo integrato della montagna, l’Himalaya potrebbe perdere un terzo del suo ghiaccio entro la fine del secolo, anche se il mondo riuscisse nel suo obiettivo più ambizioso di far sì che le temperature globali aumentino solo di 1,5 gradi oltre i livelli preindustriali.
Come si manifesta questa scomparsa dei ghiacciai? Lentamente, un’estate alla volta. Ma anche con accelerazioni disastrose come quella che domenica mattina ha visto la montagna scrollarsi di dosso tonnellate di detriti e insegnare agli umani che possono fare tutti i progetti che vogliono, ma la natura segue le sue regole e quando si alterano i suoi equilibri, la fa pagare cara.