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Sostenitori del leader indigeno Yaku Perez, rivelazione delle elezioni in Ecuador che ha visto in vantaggio, al primo turno, l'economista di sinistra Arauz (afp)

L’America latina al voto: il Covid spiana la strada al ritorno della sinistra

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Primi segnali da Bolivia ed Ecuador. Una sfida per gli Usa che lottano con Cina e Russia per l’influenza nell’emisfero
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È l'anno della pandemia, ma è anche un anno di elezioni. Con il più alto tasso di mortalità al mondo a causa del Covid-19, l'America Latina sembra trovarsi all'inizio di un nuovo ciclo di cambiamenti politici e sociali e l'eterno pendolo, che ha scandito le vicende dell'immenso continente a sud del Rio Grande negli ultimi decenni, potrebbe pendere di nuovo a sinistra.

Dopo gli Anni 70 delle rivolte armate e dei "golpe" militari, dopo gli anni Ottanta del faticoso ritorno alla democrazia, dopo gli anni Novanta e i trionfi della sinistra nella sua duplice veste (quella populista-autoritaria e quella democratica-occidentale), l'America Latina ha vissuto più restaurazioni che riforme, spesso pilotate da un esasperato neo-liberismo, da una nuova povertà e da tensioni sociali di cui hanno approfittato anche le grandi organizzazioni criminali.

Dopo il crollo dei governi di sinistra nell'ultimo decennio e l'…
È l'anno della pandemia, ma è anche un anno di elezioni. Con il più alto tasso di mortalità al mondo a causa del Covid-19, l'America Latina sembra trovarsi all'inizio di un nuovo ciclo di cambiamenti politici e sociali e l'eterno pendolo, che ha scandito le vicende dell'immenso continente a sud del Rio Grande negli ultimi decenni, potrebbe pendere di nuovo a sinistra.

Dopo gli Anni 70 delle rivolte armate e dei "golpe" militari, dopo gli anni Ottanta del faticoso ritorno alla democrazia, dopo gli anni Novanta e i trionfi della sinistra nella sua duplice veste (quella populista-autoritaria e quella democratica-occidentale), l'America Latina ha vissuto più restaurazioni che riforme, spesso pilotate da un esasperato neo-liberismo, da una nuova povertà e da tensioni sociali di cui hanno approfittato anche le grandi organizzazioni criminali.

Dopo il crollo dei governi di sinistra nell'ultimo decennio e l'inaspettato arrivo un anno fa del coronavirus, si dava per scontato che sia l'America Centrale che quella del Sud avrebbero avuto una crisi di tale portata da favorire nuove destre e (forse) nuovi golpe. Il 30% dei morti da pandemia a livello mondiale, in un'area in cui vive solo l'8% della popolazione del pianeta Terra e la mancanza delle misure anti-crisi da miliardi di dollari attuate negli Stati Uniti e in Europa, hanno creato in pochi mesi un nuovo esercito di poveri di 50 milioni di persone (stima Oxfam) che nei prossimi appuntamenti elettorali potranno avere un'importanza decisiva alle urne. Ed è su di loro che le varie sinistre latino-americane puntano per una rivincita insperata fino a pochi mesi fa.

Un primo segnale era arrivato dalla Bolivia a fine 2020, quando Luis Arce, il leader del Mas (movimento socialista), ha sconfitto la favorita candidata della destra Jeanine Añez, che aveva preso il posto (ad interim) del dimissionario leader della sinistra populista Evo Morales. Il voto in Ecuador, che ha visto in vantaggio al primo turno Andrés Arauz (il candidato progressista vicino all'ex presidente Rafael Correa) è il primo esempio del 2021, un anno elettorale piuttosto intenso.

Si voterà nel Salvador (28 febbraio), in Perù (11 aprile), in Messico (a luglio) ad Haiti (19 settembre), in Cile (21 novembre), in Argentina (24 ottobre), in Nicaragua e Honduras (entrambi a novembre). Nei quattro anni in cui alla Casa Bianca regnava Donald Trump, la politica di Washington ha tentato di favorire con ogni mezzo (a volte con successo) la destra latino-americana, ma allo stesso tempo ha fatto perdere agli Stati Uniti diversi consensi in quello che per gli Usa è sempre stato il cosiddetto "cortile di casa" (America Centrale in primis).

Le politiche sull'immigrazione, le minacce al Messico con il Muro ("lo pagherete voi"), il disprezzo per i latinos, hanno finito per avvantaggiare chi in America Latina era visto come il contraltare alla superpotenza americana. La Cina innanzitutto e - sia pure in misura minore rispetto all'Unione Sovietica degli anni Settanta - la Russia di Putin. La pandemia non ha fatto altro che accelerare questo processo. I farmaci anti-virali e i vaccini più economici, necessari come il pane per fronteggiare l'alto tasso di mortalità da coronovirus, provengono da aziende statali cinesi (Sinovac e Sinopharm), il vaccino russo Sputnik ha avuto un impatto (grazie al suo massiccio uso) nelle elezioni in Bolivia.

Nel nuovo decennio il vecchio dilemma di sempre dell'America Latina (cambiamento o caos) torna dunque d'attualità. La mancata distribuzione della ricchezza, l'aumento del divario tra ricchi e poveri, il ritardo ormai cronico nel soddisfare i bisogni più urgenti delle popolazioni hanno innescato in diversi paesi latino-americani proteste su vasta scala, così come aumentano le violenze di piazza (e di Stato).

Per la Casa Bianca di Joe Biden, l'America Latina diventa una nuova sfida che il presidente non vuole perdere. Deve ridare dignità ad alleati che si sono sentiti traditi, neutralizzare l'autoritarismo crescente (vedi Brasile) ed impedire che l'influenza di Cina e Russia cresca ancora. Se non ci riuscirà il "cortile di casa" rischia di esplodere.