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"Ha fornito segreti a uno Stato estero": Pechino contro la giornalista australiana

(reuters)
L'anchorwoman della tv di Stato in lingua inglese Cheng Lei era stata fermata ad agosto. Ora la formalizzazione dell'arresto con l'accusa di spionaggio peserà sui rapporti già tesi tra Canberra e Pechino
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Cheng Lei era detenuta già dallo scorso agosto. Lunedì, come d’abitudine a scoppio ritardato, le autorità cinesi ne hanno annunciato formalmente l’arresto. La giornalista 49enne nata nella Repubblica Popolare, ma di nazionalità australiana, volto noto della televisione di Stato cinese CGTN, è accusata di aver trasmesso all’estero in maniera illegale dei segreti di Stato. Le imputazioni di spionaggio sono spesso usate da Pechino in modo strumentale per ritorsioni politiche. L’Australia non ha chiesto il rilascio della giornalista, ma ha invocato il rispetto di “standard basilari di giustizia”. Il ministero degli Esteri di Pechino invece ha detto che spera non ci siano interferenze. I rapporti diplomatici tra i due Paesi sono al livello più basso da decenni, dopo che il governo di Canberra ha promosso l’indagine internazionale sulle origini del coronavirus e la Cina ha risposto imponendo tariffe doganali…

Cheng Lei era detenuta già dallo scorso agosto. Lunedì, come d’abitudine a scoppio ritardato, le autorità cinesi ne hanno annunciato formalmente l’arresto. La giornalista 49enne nata nella Repubblica Popolare, ma di nazionalità australiana, volto noto della televisione di Stato cinese CGTN, è accusata di aver trasmesso all’estero in maniera illegale dei segreti di Stato. Le imputazioni di spionaggio sono spesso usate da Pechino in modo strumentale per ritorsioni politiche. L’Australia non ha chiesto il rilascio della giornalista, ma ha invocato il rispetto di “standard basilari di giustizia”. Il ministero degli Esteri di Pechino invece ha detto che spera non ci siano interferenze. I rapporti diplomatici tra i due Paesi sono al livello più basso da decenni, dopo che il governo di Canberra ha promosso l’indagine internazionale sulle origini del coronavirus e la Cina ha risposto imponendo tariffe doganali altissime a una serie di prodotti Made in Australia.

La giornalista lavorava da anni per il canale in inglese della televisione di Stato CCTV a Pechino, di cui era una delle anchor di punta. Ad agosto, i colleghi ne hanno segnalato la sparizione e la sua scheda è improvvisamente scomparsa dal sito della tv. Al momento del fermo i suoi due figli, entrambi minorenni, si trovavano in Australia per le vacanze estive. La famiglia di Cheng Lei ne professa l’innocenza e ha chiesto alle autorità di darle la possibilità di vedere i bambini.

 

Il gelo tra i due paesi

 

Il clima tra Pechino e Canberra peggiora in modo progressivo da almeno tre anni. Il governo conservatore di Scott Morrison ha attuato una decisa revisione delle politiche bilaterali, è stato uno dei primi a bandire Huawei delle reti 5G e ha approvato una nuova legge contro le interferenze straniere nella politica australiana. Nell’ultimo anno lo scontro è salito ancora di livello, dopo che Canberra si è schierata a fianco degli Stati Uniti nel chiedere un’indagine sulle origini (cinesi) del coronavirus. Per tutta risposta Pechino ha di fatto bloccato diverse importazioni dall’Australia, di cui è primo partner commerciale, tra cui il vino e la carne.

Dopo la sparizione di Cheng Lei, due corrispondenti australiani in Cina hanno lasciato il Paese su consiglio delle autorità diplomatiche, dopo essere stati interrogati dalla polizia cinese. Così, per la prima volta nella storia, le testate del Paese non hanno giornalisti in Cina. Un altro cittadino australiano di origine cinese, lo scrittore, blogger e attivista per la democrazia Yang Hengjun, è agli arresti da due anni nella Repubblica Popolare con l’accusa di spionaggio.

 

Rapporti difficili anche con il Canada

 

Quello con Canberra è solo uno dei fronti diplomatici aperti per la Cina, che negli ultimi mesi, mentre salivano di tono le accuse nei suoi confronti su temi come la gestione del virus e i diritti umani, ha notevolmente alzato il livello di aggressività, a parole ed azioni, contro i Paesi da cui ritiene di essere attaccata. I rapporti sono molto tesi anche con il Canada: dopo l’arresto di Meng Wanzhou, figlia del fondatore di Huawei e direttrice finanziaria dell’azienda, Pechino ha arrestato due cittadini canadesi con le solite accuse di spionaggio. Sono detenuti da oltre due anni senza che alcun processo sia stato avviato. Ma negli ultimi giorni sta aumentando di intensità anche lo scontro con il Regno Unito: dopo la decisione di Londra di revocare la licenza di trasmissione sul suo territorio alla rete CGTN, è probabile che la Cina vari delle ritorsioni contro i media inglesi. Australia, Canada e Regno Unito fanno tutti parte dell’alleanza di intelligence Five Eyes, guidata dagli Stati Uniti.