BERLINO - Si prepara un triste, cupo San Valentino per i pochi, coraggiosi media liberi rimasti ancora attivi in Ungheria. Il 14 febbraio prossimo sarà l'ultimo giorno in cui il brand decano dell'informazione indipendente nel paese magiaro, l'ultima radio libera. E' l'emittente privata di Budapest Klubrádio, potrà andare in onda. Dall'indomani, le sarà vietato. Il governo del premier Viktor Orbán, star e attualmente, uscito di scena Donald Trump, massima mente creativa e leader carismatico del sovranismo a livello mondiale, gli ha revocato la licenza di trasmissione e quindi gli ha tolto la frequenza. Invano Klubrádio ha presentato ricorso appellandosi alla legge e a norme e trattati europei: il suo appello è stato respinto dalla potente e temuta NMHH, l'autorità statale di controllo dei media creata da Orbán poco dopo il suo trionfale ritorno al potere dell'aprile 2010. La motivazione del provvedimento è pretestuosa: Klubrádio avrebbe comunicato in ritardo quanta musica ungherese trasmetteva. Aveva poi ovviato alla mini-manchevolezza pagando la dovuta multa, ma invano.
Klubrádio era stata fondata nel 1999, e da allora, guidata da András Arató, una grande firma del giornalismo liberal ed europeista magiaro, è stata punto di riferimento per chiunque cercasse notizie, informazioni, storie, approfondimenti imparziali e attendibili su ogni tema della vita pubblica. Confronto politico, corruzione, rapporti internazionali del potere. Anni fa Orbán e ai suoi ordini la NMHH aveva cominciato a colpire duro l'emittente. Le aveva limitato il diritto di continuare a trasmettere su una frequenza captabile unicamente nella capitale Budapest, e non più su frequenze ricevibili nel resto del paese.
Per vincere, notano diplomatici occidentali, gli serve il silenzio mediatico sui crescenti scandali di corruzione e sulla gestione, molto criticata dalla gente, della lotta alla pandemia. Per questo ha anche vietato ai media la settimana scorsa l'uso di droni con telecamere, dopo che alcune testate usandoli avevano scoperto lussuose residenze della famiglia di Orbán, di ministri e di oligarchi a loro fedeli. Nel frattempo tv e radio pubbliche e i 400 principali media del paese, filogovernativi perché controllati dalla fondazione degli oligarchi Kesma, tacciono sull'affaire piú grave e pericoloso per economia e salute pubblica. Cioè sulla minaccia dell'Unione europea di non pagare all'Ungheria la sua quota dello European recovery fund per lotta alla pandemia e ripartenza se il governo non eliminerà "la corruzione sistemica della pubblica amministrazione negli appalti pubblici", con gare d'appalto finanziate da fondi Ue e sistematicamente vinte dagli oligarchi, Lorinc Mészárós in testa (ex benzinaio e riparatore del gas della famiglia Orbán, oggi forse uomo piú ricco del paese) senza un vero concorso, violando ogni legge e norma Ue sulla libera concorrenza. Anche su questo, la voce storica e attenta e precisa di Klubrádio mancherà.