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Proteste in India dell'United Hindu Front contro Meena Harris, Greta Thunberg e Rihanna accusate di far propaganda contro il governo indiano 

La nipote di Kamala Harris, Meena, con i contadini in rivolta. Le critiche a Modi imbarazzano Biden

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Il ritratto dell’attivista Usa viene bruciato nelle strade dai sostenitori del premier di Nuova Delhi
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NEW YORK - "Non mi farò intimidire, non resterò in silenzio". Meena Harris, 36 anni - sì, la nipote attivista della vicepresidente degli Stati Uniti Kamala - risponde con fermezza a chi, dall'altro lato dell'Oceano, in quell'India dove pure era nata sua nonna, in queste ore ne brucia le effigi. Insieme a quelle dell'ambientalista Greta Thunberg e della pop star Rihanna. Colpevoli, secondo i sostenitori del premier indiano Narendra Modi, di far propaganda contro il governo di Delhi.

Attraverso quei loro tweet in sostegno dei contadini in rivolta contro la riforma agraria approvata in autunno, e che favorisce gli interessi delle multinazionali a discapito dei piccoli produttori. In virtù dei suoi legami con la donna più potente del mondo, è però soprattutto contro Meenakshi Ashley Harris - per gli amici Meena, appunto - che si sta scatenando l'ira degli iscritti al Bharatiya Janata Party, il partito con pi&u…
NEW YORK - "Non mi farò intimidire, non resterò in silenzio". Meena Harris, 36 anni - sì, la nipote attivista della vicepresidente degli Stati Uniti Kamala - risponde con fermezza a chi, dall'altro lato dell'Oceano, in quell'India dove pure era nata sua nonna, in queste ore ne brucia le effigi. Insieme a quelle dell'ambientalista Greta Thunberg e della pop star Rihanna. Colpevoli, secondo i sostenitori del premier indiano Narendra Modi, di far propaganda contro il governo di Delhi.

Attraverso quei loro tweet in sostegno dei contadini in rivolta contro la riforma agraria approvata in autunno, e che favorisce gli interessi delle multinazionali a discapito dei piccoli produttori. In virtù dei suoi legami con la donna più potente del mondo, è però soprattutto contro Meenakshi Ashley Harris - per gli amici Meena, appunto - che si sta scatenando l'ira degli iscritti al Bharatiya Janata Party, il partito con più aderenti al mondo: ben 180 milioni. Tanto più dopo la sua denuncia, sempre via Twitter, delle violenze sessuali subite dalla sindacalista Nodeep Kaur, 23 anni appena: "Arrestata, torturata, stuprata dalla polizia per 20 giorni consecutivi".

Avvocatessa, ex stratega di Uber, la giovane Harris è da tempo impegnata in difesa dei diritti delle donne: fondatrice di "Phenomenal Woman Action Campaign", azienda di t-shirt con messaggi etici i cui proventi vanno ad associazioni femministe e al movimento Black Lives Matter e indossate pure da celebrity come la campionessa di tennis Serena Williams, l'attrice Viola Davis, la cantante Lizzo. "Ho imparato da mamma e zia il gusto di battermi per i diritti civili" ha sempre ripetuto, fiera. E a loro ha dedicato perfino un libro per bambine, Kamala and Maya Big Idea's. "Strano vedere la tua immagine bruciare in strade lontane. Purtroppo, sappiamo bene cosa ci farebbero quegli uomini indignati dalla voce delle donne, se fossimo in India" attacca dunque sul social (dove conta ben 675mila follower) alludendo allo strazio di Kaur. La cui storia è finalmente approdata sulle prime pagine dei giornali indiani - e all'attenzione del mondo - proprio grazie ai suoi post.

Tanto rumore arriva però in un momento delicato dei rapporti fra Stati Uniti e India. Lunedì, mentre lei definiva sui social il leader nazionalista hindu "dittatore fascista", Joe Biden era al telefono proprio con Modi: per convincerlo a rilanciare la battaglia ai cambiamenti climatici e unirsi agli Stati Uniti nella lotta al terrorismo globale.

Anche per questo Kamala Harris ha evitato ogni commento sui tweet dell'impegnata parente. E il Dipartimento di Stato si è affrettato a prendere le distanze da Meenakshi, bollandole come "opinioni di un privato cittadino". Guardandosi bene dal prendere posizione contro la riforma agraria di Modi: "Generalmente parlando, siamo a favore di misure nate per implementare l'efficienza del mercato indiano e attrarre investimenti privati". Criticando solo la scelta del governo indiano di spegnere internet nell'area delle proteste: "La rete è uno strumento cruciale per la libertà d'espressione". Alla "nipote-in-capo" poco importa: "Non resterò in silenzio". Con o senza l'appoggio della potente zia.