NEW YORK - La gara per il controllo dell’Artico è la nuova frontiera ad alta tensione fra le superpotenze. America, Russia e Cina si contendono il “continente bianco” per ragioni militari ed energetiche, in uno scenario sconvolto dall’emergenza climatica. Il fatto che sia una zona sostanzialmente extra-territoriale, o dove s’incrociano e si sovrappongono diverse sovranità, ne fa un accumulo di tensioni.
Da pochi giorni gli Stati Uniti dispiegano per la prima volta bombardieri B-1 in Norvegia. È il primo gesto militare ben visibile della nuova Amministrazione Biden. Il messaggio: gli americani sono pronti a difendere gli alleati contro qualsiasi aggressione russa in una regione strategicamente importante. Sono coinvolti quattro bombardieri e duecento militari trasferiti dalla Dyess Air Force in Texas alla base di Orland in Norvegia. A breve inizieranno le missioni nel Circolo Artico e nello spazio internazionale a nord-ovest del…
Da pochi giorni gli Stati Uniti dispiegano per la prima volta bombardieri B-1 in Norvegia. È il primo gesto militare ben visibile della nuova Amministrazione Biden. Il messaggio: gli americani sono pronti a difendere gli alleati contro qualsiasi aggressione russa in una regione strategicamente importante. Sono coinvolti quattro bombardieri e duecento militari trasferiti dalla Dyess Air Force in Texas alla base di Orland in Norvegia. A breve inizieranno le missioni nel Circolo Artico e nello spazio internazionale a nord-ovest del…
NEW YORK - La gara per il controllo dell’Artico è la nuova frontiera ad alta tensione fra le superpotenze. America, Russia e Cina si contendono il “continente bianco” per ragioni militari ed energetiche, in uno scenario sconvolto dall’emergenza climatica. Il fatto che sia una zona sostanzialmente extra-territoriale, o dove s’incrociano e si sovrappongono diverse sovranità, ne fa un accumulo di tensioni.
Da pochi giorni gli Stati Uniti dispiegano per la prima volta bombardieri B-1 in Norvegia. È il primo gesto militare ben visibile della nuova Amministrazione Biden. Il messaggio: gli americani sono pronti a difendere gli alleati contro qualsiasi aggressione russa in una regione strategicamente importante. Sono coinvolti quattro bombardieri e duecento militari trasferiti dalla Dyess Air Force in Texas alla base di Orland in Norvegia. A breve inizieranno le missioni nel Circolo Artico e nello spazio internazionale a nord-ovest della Russia.
Gli americani sembrano reagire in ritardo ad un espansionismo russo già in atto da molti anni. Per motivi economici, a cui si sono aggiunti i comportamenti militari conseguenti. Il poderoso impatto del cambiamento climatico sull’Artico apre opportunità di business. L’Artico contiene più di un quinto di tutte le risorse ancora inutilizzate di idrocarburi. L’industria mineraria è interessata allo sfruttamento di metalli come il rame, nonché giacimenti di minerali rari.
C’è poi il guadagno di tempo e denaro con l’apertura delle nuove rotte polari per la navigazione mercantile, lungo una linea “tagliata” dal surriscaldamento climatico che scioglie i ghiacci. I passaggi marittimi a Nord-Ovest o a Nord-Est (a seconda del punto di partenza) che un tempo erano impraticabili, si stanno aprendo per periodi sempre più lunghi: l’Oceano Artico entro il 2040 sarà “liquido”, senza iceberg, per tutta la stagione estiva. Il risparmio in distanze è enorme per le navi, dato che la Terra è più stretta ai poli. Quelle rotte polari che i passeggeri aerei percorrono sui voli intercontinentali, da New York a Pechino o dall’Europa al Giappone, diventano utilizzabili anche ad altitudine zero, al livello del mare.
Vladimir Putin è stato il primo a sfruttare questa nuova opportunità. Una petroliera russa nell’agosto del 2017 è stata la prima nave della storia a viaggiare lungo la rotta polare senza neppure essere scortata da una rompi-ghiaccio. La petroliera si chiama Christophe de Margerie, trasportò un carico di gas naturale liquefatto dalla Norvegia alla Corea del Sud in soli 19 giorni, cioè il 30% di tempo in meno rispetto alle rotte convenzionali che traversano il canale di Suez.
I russi hanno costruito quella petroliera apposta per sfruttare la rotta polare e trasportare gas estratto nella penisola Yamal, uno dei grandi giacimenti della zona artica voluto da Putin. La previsione russa è che il traffico cargo lungo la rotta polare sarà decuplicato. Questo significa anche nuovo inquinamento, generato dalle navi in una zona che prima resisteva al loro passaggio. Se c’è una potenza che trae maggior beneficio dallo scioglimento dei ghiacci, è la Russia, vista l’estensione della sua fascia nordica, e l’assenza di sbocchi sui mari caldi del Sud.
La Russia è la più intraprendente tra le nazioni che vantano diritti di sovranità sull’Artico. Sono altri sette ad avere territori confinanti, e come tali a partecipare con Mosca al Consiglio Artico: Canada, Danimarca (Groenlandia), Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Usa. Ma dal 2018 si è affacciata anche la Cina, che negli ultimi tre anni si auto-definisce uno Stato “quasi-Artico”, e allunga le ambizioni della sua Belt and Road con l’aggiunta di una Via della Seta Polare.
Da allora anche Pechino pretende di essere associata alle decisioni del Consiglio Artico. Un organismo in realtà molto leggero: si occupa di monitoraggio sul cambiamento climatico e ricerca scientifica, aiuti umanitari alle popolazioni autoctone. Non ha competenze in materia di sicurezza. Neppure di traffico navale. Proprio su quest’ultimo si misura la volontà di potenza della Russia, al centro delle preoccupazioni del North American Aerospace Command (Norad) che unisce Usa e Canada. Mosca per difendere le rotte nordiche in partenza dal porto siberiano di Yamal, e fino allo Stretto di Bering in Cina, ha rafforzato la sua flotta militare basata vicino a Murmansk.
La Russia esige un diritto di controllo su quelle acque, pretende che le navi chiedano il suo permesso per il transito, di fatto limita l’accesso e la libertà di navigazione. Negli ultimi anni le innovazioni tecnologiche hanno aumentato le potenzialità di estrarre minerali rari, petrolio e gas naturale. La corsa all’Artico incrocia quella per le materie prime. Per Joe Biden che mette al centro della sua politica estera la questione ambientale, pochi luoghi sono così densi di sfide quanto il continente bianco.
Da pochi giorni gli Stati Uniti dispiegano per la prima volta bombardieri B-1 in Norvegia. È il primo gesto militare ben visibile della nuova Amministrazione Biden. Il messaggio: gli americani sono pronti a difendere gli alleati contro qualsiasi aggressione russa in una regione strategicamente importante. Sono coinvolti quattro bombardieri e duecento militari trasferiti dalla Dyess Air Force in Texas alla base di Orland in Norvegia. A breve inizieranno le missioni nel Circolo Artico e nello spazio internazionale a nord-ovest della Russia.
Gli americani sembrano reagire in ritardo ad un espansionismo russo già in atto da molti anni. Per motivi economici, a cui si sono aggiunti i comportamenti militari conseguenti. Il poderoso impatto del cambiamento climatico sull’Artico apre opportunità di business. L’Artico contiene più di un quinto di tutte le risorse ancora inutilizzate di idrocarburi. L’industria mineraria è interessata allo sfruttamento di metalli come il rame, nonché giacimenti di minerali rari.
C’è poi il guadagno di tempo e denaro con l’apertura delle nuove rotte polari per la navigazione mercantile, lungo una linea “tagliata” dal surriscaldamento climatico che scioglie i ghiacci. I passaggi marittimi a Nord-Ovest o a Nord-Est (a seconda del punto di partenza) che un tempo erano impraticabili, si stanno aprendo per periodi sempre più lunghi: l’Oceano Artico entro il 2040 sarà “liquido”, senza iceberg, per tutta la stagione estiva. Il risparmio in distanze è enorme per le navi, dato che la Terra è più stretta ai poli. Quelle rotte polari che i passeggeri aerei percorrono sui voli intercontinentali, da New York a Pechino o dall’Europa al Giappone, diventano utilizzabili anche ad altitudine zero, al livello del mare.
Vladimir Putin è stato il primo a sfruttare questa nuova opportunità. Una petroliera russa nell’agosto del 2017 è stata la prima nave della storia a viaggiare lungo la rotta polare senza neppure essere scortata da una rompi-ghiaccio. La petroliera si chiama Christophe de Margerie, trasportò un carico di gas naturale liquefatto dalla Norvegia alla Corea del Sud in soli 19 giorni, cioè il 30% di tempo in meno rispetto alle rotte convenzionali che traversano il canale di Suez.
I russi hanno costruito quella petroliera apposta per sfruttare la rotta polare e trasportare gas estratto nella penisola Yamal, uno dei grandi giacimenti della zona artica voluto da Putin. La previsione russa è che il traffico cargo lungo la rotta polare sarà decuplicato. Questo significa anche nuovo inquinamento, generato dalle navi in una zona che prima resisteva al loro passaggio. Se c’è una potenza che trae maggior beneficio dallo scioglimento dei ghiacci, è la Russia, vista l’estensione della sua fascia nordica, e l’assenza di sbocchi sui mari caldi del Sud.
La Russia è la più intraprendente tra le nazioni che vantano diritti di sovranità sull’Artico. Sono altri sette ad avere territori confinanti, e come tali a partecipare con Mosca al Consiglio Artico: Canada, Danimarca (Groenlandia), Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Usa. Ma dal 2018 si è affacciata anche la Cina, che negli ultimi tre anni si auto-definisce uno Stato “quasi-Artico”, e allunga le ambizioni della sua Belt and Road con l’aggiunta di una Via della Seta Polare.
Da allora anche Pechino pretende di essere associata alle decisioni del Consiglio Artico. Un organismo in realtà molto leggero: si occupa di monitoraggio sul cambiamento climatico e ricerca scientifica, aiuti umanitari alle popolazioni autoctone. Non ha competenze in materia di sicurezza. Neppure di traffico navale. Proprio su quest’ultimo si misura la volontà di potenza della Russia, al centro delle preoccupazioni del North American Aerospace Command (Norad) che unisce Usa e Canada. Mosca per difendere le rotte nordiche in partenza dal porto siberiano di Yamal, e fino allo Stretto di Bering in Cina, ha rafforzato la sua flotta militare basata vicino a Murmansk.
La Russia esige un diritto di controllo su quelle acque, pretende che le navi chiedano il suo permesso per il transito, di fatto limita l’accesso e la libertà di navigazione. Negli ultimi anni le innovazioni tecnologiche hanno aumentato le potenzialità di estrarre minerali rari, petrolio e gas naturale. La corsa all’Artico incrocia quella per le materie prime. Per Joe Biden che mette al centro della sua politica estera la questione ambientale, pochi luoghi sono così densi di sfide quanto il continente bianco.