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L’accusa a Trump punta sui video: “Istigò l’assalto e lo seguì come uno show”

Secondo giorno del processo d’impeachment. I dem mostrano nuovi video in aula: immagini crude “non adatte ai bambini”. L’obiettivo, dicono, era uccidere Pence e Pelosi. Repubblicani divisi: McConnell pronto a invitare a votare secondo coscienza
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NEW YORK - "Is this America?", è questa l'America? È il quesito, gravissimo, posto ieri alla coscienza dei colleghi repubblicani dal capo-accusatore dem, Jamie Riskin, al termine del suo intervento d'introduzione alla seconda giornata di processo contro Donald Trump.

Sì, proprio il senatore del Maryland che già martedì aveva commosso tutti evocando la sua personale esperienza dell'assalto a Capitol Hill del 6 gennaio (il giorno prima aveva seppellito il figlio Thomas, suicidatosi a 25 anni, e al Congresso aveva portato l'intera famiglia, uscitane sconvolta).

È toccato a lui a spiegare le motivazioni che hanno spinto i democratici a ricorrere, per la seconda volta, allo strumento dell'impeachment contro l'ormai ex presidente: "Ha istigato l'insurrezione, rinunciando al suo ruolo di comandante-in-capo per trasformarsi in incitatore-in-capo". Riassumendo gli argomenti poi sviscerati dagli altri ot…
NEW YORK - "Is this America?", è questa l'America? È il quesito, gravissimo, posto ieri alla coscienza dei colleghi repubblicani dal capo-accusatore dem, Jamie Riskin, al termine del suo intervento d'introduzione alla seconda giornata di processo contro Donald Trump.

Sì, proprio il senatore del Maryland che già martedì aveva commosso tutti evocando la sua personale esperienza dell'assalto a Capitol Hill del 6 gennaio (il giorno prima aveva seppellito il figlio Thomas, suicidatosi a 25 anni, e al Congresso aveva portato l'intera famiglia, uscitane sconvolta).

È toccato a lui a spiegare le motivazioni che hanno spinto i democratici a ricorrere, per la seconda volta, allo strumento dell'impeachment contro l'ormai ex presidente: "Ha istigato l'insurrezione, rinunciando al suo ruolo di comandante-in-capo per trasformarsi in incitatore-in-capo". Riassumendo gli argomenti poi sviscerati dagli altri otto "impeachment manager" - i deputati scelti da Nancy Pelosi per portare avanti l'accusa - alternatisi sul podio nel corso della lunga giornata (proseguiranno anche oggi).

Fra le prove esibite, moltissimi tweet di Trump dai quali, dicono gli accusatori, si deduce come l'allora inquilino della Casa Bianca "non fu solo uno spettatore" capace di "guardare l'attacco in tv come fosse un reality show, festeggiando, senza fare nulla per aiutarci". Bensì l'orchestratore della manifestazione violenta organizzata il giorno dell'Epifania, mentre in Senato si sanciva la vittoria di Joe Biden, "da lui deliberata, pianificata e premeditata" nei 18 giorni precedenti. Annunciata, infatti, già il 12 dicembre via Twitter: "La lotta è iniziata".

E lanciata ufficialmente il 19: "Vi aspetto a Washington il 6 gennaio. Sarà selvaggio". Un vero invito - sottolineano ancora i dem - come ribadito da molti rivoltosi poi arrestati: "Rispondevamo alla chiamata di Trump". Una ribellione sfociata nelle violenze mostrate ieri anche attraverso nuovi video inediti, immagini crude riprese dalle telecamere di sorveglianza interne all'edificio, "non adatte ai bambini", come è stato premesso prima di trasmetterlo in aula: e in diretta tv.

Una mossa, quest'ultima, che secondo i media americani ha preso - nuovamente - in contropiede Bruce Castor e David Schoen, gli avvocati nominati "last minute" da The Donald, dopo aver licenziato, pare per motivi di parcella, quelli assoldati in precedenza.

Martedì il loro esordio è stato così disastroso da "far urlare Trump di rabbia davanti alla tv", ha raccontato Jim Acosta di Cnn, citando fonti interne a Mar-a-Lago. Con Castor (che sperava di sfruttare la visibilità per lanciare la sua corsa a governatore della Pennsylvania) confuso e a corto di argomenti. E Schoen fin troppo aggressivo nel dire "è un processo motivato da odio", salvo commuoversi recitando una poesia di Henry Wadsworth Longfellow, The Building of the Ship.

Proprio l'accuratezza degli argomenti dell'accusa contrapposti all'inconsistenza della difesa - insieme all'opportunità politica di liberarsi dell'ombra di Trump, capace di spaccare il partito dell'elefante - starebbe spingendo, in queste ore, il leader della minoranza repubblicana al Senato Mitch McConnell a consigliare ai colleghi di "votare secondo coscienza", affermando di non aver deciso, lui stesso, come schierarsi.

Con solo sei senatori repubblicani ad aver sostenuto la costituzionalità del processo (approvata a maggioranza semplice) sembra improbabile, per i dem, ottenere altri 11 voti e raggiungere così la maggioranza dei due terzi di senatori necessaria a condannare l'ex presidente. Ma, secondo Politico, l'incognita sulle intenzioni dal navigato repubblicano apre uno spiraglio di vittoria.

Comunque vada, già altre grane si profilano per Donald Trump. Proprio ieri la procura di Fulton, Georgia, ha aperto un'inchiesta penale sulle pressioni da lui fatte per ribaltare la vittoria di Biden nel Peach State, partendo dalla telefonata (trasmessa anche ieri in Senato) al segretario dello Stato Brad Raggensperger affinché trovasse " i voti necessari a cambiare l'esito delle elezioni".

È questa l'America? La risposta, nel fine settimana.