Esteri

Una deputata della Lega per la democrazia solleva le tre dita simbolo della protesta alle spalle di uno dei soldati schierati contro i manifestanti a Yangon (ansa)

Colpo di Stato in Myanmar, tornano i carri armati nelle strade. Ma la disobbedienza civile continua

Prolungato l'arresto di Aung San Suu Kyi e del presidente: dopodomani in video conferenza davanti ai giudici. Soffre l'economia. Anche dagli Stati etnici appoggio ai manifestanti. L'ira della protesta contro la Cina per il sostegno ai generali

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BANGKOK. La consigliera di Stato Aung San Suu Kyi e il presidente del Myanmar U Win Myint dovevano essere teoricamente già stati rilasciati oggi a due settimane dal loro arresto. Ma come prevedibile, entrambi restano rinchiusi sotto sorveglianza nelle loro case della nuova capitale Naypyidaw, mentre continuano nelle città presidiate sempre più pesantemente da truppe e carri armati le proteste e le azioni di disobbedienza civile per chiedere la fine del golpe militare del primo febbraio e la liberazione di tutti i prigionieri, compresi molti membri della Lega per la democrazia. 


Secondo il loro avvocato Khin Maung Zaw, la Nobel per la Pace e l’uomo da lei scelto per guidare il governo in sua vece compariranno mercoledì 17 in videoconferenza presso la corte della capitale dove hanno sede il quartier generale dell’esercito e i due rami del disciolto Parlamento, oltre che tutti i ministeri. Suu Kyi è formalmente accusata di aver utilizzato radio walkie talkie importate illegalmente, un reato che prevede fino a 3 anni di carcere e che suona surreale in queste giornate drammatiche per le sorti della incompleta e fragile democrazia birmana. Risibili anche le accuse contro il presidente che deve rispondere di violazione delle leggi d’emergenza post-Covid dopo aver salutato pubblicamente i sostenitori della Lnd alla vigilia dell’inaugurazione del nuovo Parlamento, che non ha mai avuto luogo.

Il dramma della ragazza ferita

 
A Naypyidaw si sta anche consumando il dramma della ventenne Mya Thwe Thwe Khine, colpita sei giorni fa alla testa da un proiettile che secondo la polizia era di gomma ma a quanto pare era d’acciaio e ha forato il suo casco da motociclista. La ragazza è in condizioni così gravi che la famiglia sta considerando di chiedere ai medici dell’ospedale dove è stata operata d’urgenza di staccare la spina delle macchine che la tengono in vita. "Dal punto di vista medico – ha detto il fratello - l'hanno considerata deceduta perché il cervello ha smesso di funzionare. Morirà rapidamente una volta rimossa la spina del ventilatore". 

La sua morte potrebbe segnare un altro tragico capitolo nella pacifica campagna di disobbedienza civile contro il colpo di Stato messo a segno con la scusa di presunti brogli elettorali; centinaia di migliaia di birmani continuano a scendere nelle strade delle principali città rischiando ogni giorno la vita, oltre che la detenzione. Domenica sera a Myitkyina, capitale dello Stato Kachin, la polizia ha sparato proiettili di gomma e lanciato lacrimogeni contro la folla che cercava di evitare il blocco di una centrale elettrica gestita dal locale partito indipendentista, arrestando anche 5 giornalisti. 


Brutalmente represse con sparatorie e arresti anche le proteste nella seconda città del paese, Mandalay, scesa in piazza per chiedere la liberazione di una ventina di giovanissimi studenti tra i 15 e i 17 anni. 
Immagini delle violente cariche e dei feriti sono state diffuse via social network dai netizen che usano la sigla CDM, o movimento di disobbedienza civile per sfidare le nuove leggi dello stato d’emergenza che sospendono ogni diritto come quello della libertà di stampa e di associazione, oltre a imporre il coprifuoco alle 8 di sera e drastiche limitazioni all’uso di Internet. 

I cittadini-vigilantes


Una modifica al codice penale estende il reato di sedizione contro chiunque attacchi "Servizi di difesa o personale dei servizi di difesa" con condanne fino a 20 anni di reclusione anche per alto tradimento se l’intento è di “rovesciare il governo” composto da soli militari, oltre ad aumenti di pena per chiunque istighi il danneggiamento di beni pubblici. Anche le norme sulla privacy e la sicurezza sono state cancellate e i militari possono compiere perquisizioni e arresti senza mandato dei giudici, come sta succedendo da nord a sud del paese dove gran parte dei rastrellamenti di dissidenti e manifestanti avviene di notte. Col calare delle tenebre gruppi di cittadini-vigilantes, in violazione del coprifuoco, si sono organizzati per tentare di impedire alla polizia di portare via i loro compagni, anche se nonostante tutto gli arresti avrebbero già superato i 400. 

 

"Detenuti liberati per terrorizzare la popolazione"

 

Secondo le numerose denunce via social c’è anche il sospetto che l’esercito stia utilizzando - per terrorizzare la popolazione – anche una parte dei 23mila detenuti tra i quali molti criminali comuni liberati pochi giorni fa con un’amnistia.

A Yangon non si erano mai visti tanti carri armati nemmeno durante la Rivoluzione di zafferano guidata nel 2007 dai monaci e fin dal mattino truppe delle famigerate 77ma e 99esima brigata già impiegate a quel tempo hanno presidiato la Banca centrale, diverse arterie del centro e della periferia nonché l’area degli uffici della Lega nazionale della democrazia, dove militanti e dirigenti sono rimasti barricati dentro. La inquietante vista dei mezzi pesanti dell’esercito per le strade della ex capitale si è trasformata almeno per un momento in farsa quando uno dei cingolati è rimasto in panne in mezzo alla strada e i manifestanti hanno postato le immagini con una serie di commenti ironici. 

Ma il clima di paura in tutto il paese diventa sempre pesante e ora si cominciano a temere anche gli effetti delle misure per la “sicurezza cibernetica” con controlli capillari delle comunicazioni e blocchi della rete internet e telefonica favoriti – secondo le informazioni circolate – dall’arrivo di specialisti e tecnologie giunte a bordo di aerei dalla città cinese di Kunming. Già durante le manifestazioni davanti all’ambasciata della Repubblica popolare a Yangon i birmani non hanno nascosto i loro sentimenti di ostilità verso il potente vicino e contro il governo russo, accusati di sostenere nemmeno troppo velatamente i golpisti guidati dal comandante dell’esercito Min Aung Hlaing.

 

La paralisi dell'economia

 

La già fragile economia dell’Unione di Myanmar colpita ulteriormente dalla crisi del Covid è pressoché alla paralisi dopo che moltitudini di impiegati di banca, medici, funzionari pubblici sono entrati in sciopero come richiesto dai leader della Lega o di loro spontanea volontà. Contro di loro grava l’incognita delle minacce di arresto e licenziamento lanciate dagli organi di informazione dei militari. Ma molti si domandano, tra le proteste ancora timide della comunità internazionale, se il potente esercito formato da 500mila uomini potrà avere la meglio senza inauspicabili spargimenti di sangue su un movimento di disobbedienza che coinvolge anche le popolazioni degli Stati etnici e cresce ogni giorno, determinato – costi quel che costi - a continuare la sfida contro i golpisti.