Esteri

Il coronavirus iniettato in cavie umane, via all'esperimento nel Regno Unito

Boris Johnson con una fiala del vaccino AstraZeneca (reuters)
Novanta persone tra i 18 e i 30 anni hanno accettato di farsi contagiare dal virus: lo scopo è studiare come si sviluppa la malattia e in un secondo tempo anche il funzionamento del vaccino. Cinquemila euro di compenso ciascuno. Polemiche dal punto di vista etico
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LONDR.- La chiamano Human Challenge, anche se qualcuno potrebbe pensare che sia una sfida disumana: prendere un gruppo di volontari e iniettare loro il virus del Covid-19. Sarebbe lecito considerarla una missione altamente pericolosa, se non potenzialmente suicida, ma in realtà è un esperimento scientifico strettamente monitorato da medici, che dovrebbe comportare un rischio minimo per le cavie che vi si sottopongono. Lo scopo è studiare come si sviluppa il coronavirus; e, in un secondo tempo, come un organismo infettato reagisce al vaccino.

Isolati in ospedale

È il primo test al mondo di questo genere contro il coronavirus e sta per iniziare nei prossimi giorni nel Regno Unito. Novanta persone accetteranno di farsi contagiare dal Covid attraverso un’iniezione praticata per vie nasali. Da quel momento ognuno di loro resterà isolato in ospedale, in una camera singola, entrando a contatto soltanto con personale sanitario dovutamente protetto da maschere, guanti e camici speciali. Poiché i candidati appartengono tutti a una fascia di età fra i 18 e i 30 anni, e devono essere in piena salute, cioè non avere disturbi pregressi di altro tipo, statisticamente la possibilità che si ammalino in modo grave è assai bassa. E naturalmente, nel caso in cui ciò avvenga, sono pronti tutti i medicinali e le terapie per curarli rapidamente.

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Cinquemila euro di compenso

Il virus verrà iniettato nel terzo giorno di ricovero. Se dopo due settimane i volontari risulteranno negativi a tutti i tamponi, potranno tornare a casa: vorrà dire che i loro anticorpi naturali sono riusciti a respingere l’attacco del Covid. In ogni modo continueranno a essere seguiti regolarmente, inclusi esami del sangue, per un anno. Ognuno riceverà un compenso di 4500 sterline, pari a circa 5 mila euro: cifra indicativa che si tratta comunque di una sfida importante, perché i volontari per altri generi di esperimenti sono pagati molto meno, in certi casi neanche un decimo di questa somma.

Durante la seconda fase dell’esperimento, soltanto fra qualche mese però, ai volontari che avranno contratto il virus sarà somministrato uno dei vaccini attualmente utilizzati in Gran Bretagna: e anche questo test sarà monitorato per verificare quanto tempo occorre affinché l’antidoto abbia effetto e come agisce su diversi tipi di persone e diversi gradi di malattia. Sperimentazioni di questo genere, mirate soltanto a studiare l’efficacia del vaccino, erano già avvenute proprio in Inghilterra nei mesi scorsi. Ma questa ha inizialmente uno scopo diverso e più ampio, ovvero comprendere la battaglia tra il virus e il corpo umano, al di là e prima della eventuale vaccinazione.

In generale sono infatti tre le domande principali a cui la Human Challenge deve rispondere: 1) quanto virus è necessario per fare iniziare l’infezione? 2) in che modo il corpo umano organizza le sue prime difese? 3) è possibile predire chi verrà contagiato e chi no?

 

Più tardi i test sulle varianti

Per il momento, il test verrà fatto soltanto con la forma del Covid che si è manifestata nella prima parte del 2020. Fra tre o quattro mesi la Challenge si occuperà anche delle altre varianti più aggressive: come quella “inglese” e quella “sudafricana”. E in futuro sarà un metodo importante per capire se i vaccini funzionano contro queste nuove forme del virus.

 

Le obiezioni morali

L’idea di iniettare il coronavirus su volontari suscita obiezioni di carattere morale: non tutti sono d’accordo con questo tipo di esperimenti. In particolare all’inizio della pandemia, erano in molto a opporsi, ritenendo che non sarebbe stato eticamente accettabile esporre a un rischio delle cavie umane, quando si sapeva ancora poco della malattia e non erano ancora stati trovati i vaccini. Ma in assoluto non è un concetto nuovo: la ricerca sui vaccini per la malaria, il colera e l’influenza è stata assistita da test simili a questo. I cui risultati non saranno noti prima di un anno.