Esteri

G7, l'impegno dei Grandi sul Covid: "Vaccinare tutto il mondo"

(ansa)
Summit virtuale, la prima volta di Biden e Draghi. Johnson promette di donare ai Paesi emergenti le dosi che non servono al Regno Unito. Gli Usa contribuiranno con 2 miliardi di dollari al Covax, il fondo per l'accesso globale alle inoculazioni: in totale l'impegno finanziario dei Paesi del G7 sarà di 7,5 miliardi di euro
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LONDRA – “Tutto il mondo deve essere vaccinato”, dice Boris Johnson. Il premier britannico promette di donare ai Paesi emergenti le dosi in più che non servono al Regno Unito, Emmanuel Macron invita Europa e Stati Uniti a inviare urgentemente il 5 per cento dei loro vaccini alle nazioni in via di sviluppo e Joe Biden si impegna a contribuire “immediatamente” 2 miliardi di dollari al Covax, il fondo per l’accesso globale alle inoculazioni. La Germania, che aveva già stanziato 600 milioni di euro, metterà a disposizione a questo scopo un altro miliardo e mezzo di euro: in totale, l'impegno finanziario concordato dai Grandi in tal senso raggiungerà i 7,5 miliardi di euro. Sono i risultati del summit virtuale del G7 che si è svolto stamane, con i leader delle sette potenze industrializzate del mondo democratico collegati fra loro in videoconferenza. A presiedere la riunione , durata due ore, è stato l’inquilino di Downing Street, un ruolo che ripeterà a giugno per il vertice vero e proprio che quest’anno si terrà nel Regno Unito, in Cornovaglia.
 
È stato anche il primo faccia a faccia con il nuovo presidente americano e con Mario Draghi, insediato da pochi giorni a Palazzo Chigi, anche se molti dei suoi interlocutori conoscevano già il neopresidente del Consiglio italiano dai suoi trascorsi di governatore della Banca Centrale Europea. Tema del giorno, la pandemia, con la necessità di accelerare la campagna di vaccinazione per poter riprendere al più presto l’attività economica e al tempo stesso di fornire un vaccino ai tanti paesi del mondo che non ne hanno ancora ricevuto nemmeno uno. Come ha ricordato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, notando che la distribuzione è stata “ingiusta e disomogenea”, con solo 10 nazioni che hanno somministrato il 75 per cento di tutti i vaccini Covid-19 messi a disposizione dalle case farmaceutiche mentre più di 130 sono senza una singola dose.
 
Ma al summit virtuale si è parlato anche d’altro, a cominciare dal rilancio dell’economia: “Con l’obiettivo di sostenere un sistema globale equo e di beneficio per tutti”, afferma il comunicato finale, “ci impegneremo al confronto con gli altri Paesi, in particolare quelli del G20, incluse grandi economie come la Cina”. Parole che suonano come un’offerta di dialogo con Pechino, nonostante il fronte comune americano ed europeo sui diritti umani e le minacce a Taiwan. Un fronte comune sottolineato dal presidente Biden in un intervento successivo, alla conferenza di Moonaco, sempre in video collegamento, in cui il capo della Casa Bianca ha ripetuto il suo slogan "America is back", l'America è tornata, e ha messo in guardia dagli "attacchi alla democrazia" da parte di Russia e Cina.. Un tema, quello della ritrovata alleanza occidentale, su cui si è espresso anche il premier britannico al G7: “Vogliamo che il 2021 sia l’anno della svolta per il multilateralismo”. Un addio al trumpismo, insomma, da colui che ne era stato fra i sostenitori in Europa. 
 
Come anticipato stamane in una intervista al Financial Times, sul fronte del Covid il presidente francese Macron ha ribadito l'invito a Europa e Usa a inviare urgentemente fino al 5 per cento delle loro forniture ai Paesi in via di sviluppo, assicurando che la sua proposta ha il sostegno della cancelliera tedesca Angela Merkel. Per parte sua l’Unione Europea si appresta ad annunciare il raddoppio del proprio contributo al Covax, il sistema di vaccinazione anti-Covid promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per portarlo a un miliardo di euro, e un contributo di 100 milioni di euro in aiuti umanitari a sostegno della campagna di vaccinazione in Africa. 
 
Pur promettendo a sua volta fondi immediati al Covax, Biden non si è però impegnato a cedere una parte di scorte americane, come invece proposto da Macron, almeno fino a quando un’alta percentuale di americani non sarà vaccinata. Una scelta, a detta di molti, sbagliata: il vaccino diffuso più equamente nel mondo aiuterebbe a diminuire il proliferare di varianti del virus più aggressive e pericolose. Sembra dunque restare qualche divisione fra i leader del Gruppo dei Sette sulla rapidità con cui l’Occidente dovrebbe condividere le proprie dosi con il resto del pianeta. Boris Johnson, che da questo punto di vista si è mosso prima degli altri, ha già acquistato 400 milioni di dosi per la Gran Bretagna, che con una popolazione di 65 milioni di persone, anche se tutti facessero due dosi, avrà dunque un ampio surplus da distribuire ad altri paesi. E inoltre la campagna britannica procede più spedita che nel resto d’Europa, marciando verso 20 milioni di vaccinati con almeno una dose e l’obiettivo di vaccinare tutti al di sopra dei 40 anni entro fine marzo.