E' ormai alle stelle la tensione in Medio Oriente, con l’Agenzia internazionale per l’energia nucleare che ammonisce l'Iran. Per voce del suo direttore Rafael Grossi, l'Aiea ha sottolineato che "il lavoro delle ispezioni va preservato e non può essere merce di scambio nei negoziati". L'Agenzia insomma non è disposta ad accettare nuove limitazioni ai controlli dei tecnici.
Le conclusioni della riunione a Vienna dei governatori Aiea arrivano quando il balletto della diplomazia per ora non ha garantito la ripresa dei colloqui, dopo che i primi segni di disponibilità della Casa Bianca sono stati – almeno in apparenza – respinti dal governo iraniano. A poco è servito l'avvertimento di Javad Zarif, ministro degli Esteri iraniano, perché risoluzioni Aiea "non complichino ulteriormente la situazione". Un irrigidimento delle parti annullerebbe l'impegno europeo a far riprendere i negoziati e di fatto favorirebbe i "falchi" di Teheran.
Intanto Israele punta il dito contro la Repubblica islamica per l’attacco di giovedì alla Mv Helios Ray. Il cargo, che batte bandiera delle Bahamas ma è di proprietà israeliana, è stato colpito giovedì da uno o due missili mentre navigava nel golfo di Oman, poco lontano dallo stretto di Hormuz. La nave appartiene alla Ray Shipping, compagnia israeliana registrata all’isola di Man: era partita da un porto saudita ed era diretta verso Singapore, con 28 uomini di equipaggio, illesi dopo l’esplosione. Sabato un gruppo di ufficiali israeliani è partito per Dubai, dove la nave è ferma per le riparazioni, così da verificare danni e responsabilità.
Benny Gantz, ministro della Difesa, crede che a organizzare l’attacco siano stati i Guardiani della Rivoluzione, “a giudicare dal contesto e dalla posizione”. Per Benjamin Netanyahu, “che sia stata un’operazione dell’Iran è evidente”: in un’intervista con la radio Kan Bet il premier dello Stato ebraico non ha indicato prove concrete, ma ha sottolineato che la Repubblica islamica “è il più grande nemico di Israele” e il suo governo intende mettere fine a questi atti di aggressione, “colpendolo in tutta la regione”.
Le accuse sono state respinte da Teheran. Saeed Khatibzadeh, portavoce del ministero degli Esteri, ha negato ogni coinvolgimento iraniano e ha sottolineato che Netanyahu “è ossessionato dall’Iran”, che invece “tiene molto alla sicurezza nel Golfo”. Domenica il premier israeliano ha ordinato le prime rappresaglie: i cacciabombardieri con la stella di Davide hanno colpito diverse volte nella zona di Damasco. I media siriani sostengono che i sistemi difensivi hanno intercettato gran parte dei missili, mentre la Difesa israeliana sostiene di aver colpito “numerosi obiettivi iraniani”.
Per ora i “duri” iraniani respingono gli inviti americani a riaprire il negoziato, ma contrariamente alle chiusure dell’era Trump sono evidenti i segnali di una diplomazia al lavoro. Netanyahu preme perché Washington imponga ulteriori limiti alle disponibilità militari di Teheran, e vorrebbe che l’accordo sul programma nucleare sia allargato anche alle potenzialità missilistiche convenzionali. Quanto al tema centrale, non ci sono dubbi: “Con o senza accordo, l’Iran non deve avere armamenti nucleari: l’ho detto all’amico Joe Biden”, ha tagliato corto il premier di Israele. Come dire: se la corsa degli ayatollah all’arma atomica non si ferma con la diplomazia, sarà fermata con le bombe.