Esteri

Germania, così i "muri di cravatte" delle aziende resistono alle quote rosa

(ansa)
A fine 2020 si contavano appena 101 presenze femminili su 878 membri dei board: appena il 12 per cento.. Dopo anni e anni di ritardi e di dichiarata riluttanza persino da parte di Angela Merkel, è stata da poco approvata  una norma che dovrebbe rafforzare la parità
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“Le donne non sono una minoranza nella società, eppure sono trattate come tali”. E sulle quote rosa Hiltrud Werner, mosca bianca della finanza tedesca, unica donna nel board di Volkswagen, ha confessato al Financial Times di aver cambiato idea. “A trent’anni ero totalmente contraria”. Ma il perdurante deserto di donne ai piani alti delle aziende più importanti in Germania le ha fatto cambiare idea. “Per arrivare alla parità di genere è necessario che il legislatore se ne faccia carico”. In altre parole: dove non ci sono, le quote rosa devono diventare obbligatorie. 

Attualmente nel Dax 30, l’aristocrazia delle blue chip, la lista delle più importanti società quotate tedesche, non c’è neanche un amministratore delegato donna. Allargando lo sguardo ai consigli, si scopre che in 25 aziende su 30 è comparsa almeno una donna. Ma è un’evoluzione recente, legata a una legge che sta per entrare in vigore. E che riguarderà comunque 67 aziende. Non molte.

Dopo anni e anni di ritardi e di dichiarata riluttanza persino da parte di Angela Merkel, la Germania ha approvato finalmente una norma che dovrebbe rafforzare la parità almeno nell’olimpo del Dax (anche se gli esperti pensano che sarà ancora possibile aggirarla). Ma in teoria, quando la legge varata dal governo avrà il via libera del Parlamento, prevedibilmente a maggio, le imprese quotate con oltre duemila dipendenti dovranno prevedere almeno una donna, se il board conta quattro membri. E purtroppo, la giustificazione della confindustria tedesca BDI per l’ostinato muro di cravatte ai piani alti è il solito, trito e smentito dalle statistiche: “Le imprese cercando disperatamente donne qualificate: non ce ne sono abbastanza”. 

La legge sulle quote rosa per determinate aziende del Dax rimedia malamente a un quadro tragico: secondo l’Istituto di ricerca economica DIW, nelle duecento aziende più redditizie della Germania, a fine 2020 si contavano appena 101 donne su 878 membri dei board. Il dodici per cento.

E anche se si guarda al complesso delle aziende quotate, il quadro è imbarazzante. L’anno scorso la quota di donne ai vertici delle imprese del Dax era del 14,3%, dodici mesi dopo langue ancora al 17,8%. Nella britannica Ftse100 sono un terzo; nella lista S&P 500 circa il 30%.