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I fregi del Partenone esposti al British museum di Londra (reuters)

Johnson gela le speranze della Grecia: "I marmi del Partenone restano a Londra"

Il premier ribadisce il "no" della Gran Bretagna alla restituzione dei fregi del tempio principale dell'acropoli di Atene
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LONDRA - Due anni fa, in piena campagna elettorale, aveva dimostrato il suo amore per la Grecia dell'era classica recitando a memoria una strofa dell'Iliade in greco antico, reminiscenza degli studi scolastici a Eton. Nello studio che ora occupa a Downing Street, accanto a un busto di Winston Churchill, ci tiene a esibire la statua di un altro dei suoi eroi: Pericle, il celebre politico, militare e oratore del quinto secolo avanti Cristo che contribuì a fare di Atene la culla della civiltà, costruendo fra l'altro il Partenone. Ma Boris Johnson, a dispetto di tutto questo, ha ribadito che i fregi del più importante monumento dell'Acropoli resteranno in Gran Bretagna, nonostante l'accusa di averli acquisiti illegalmente.

"Capisco i sentimenti del popolo greco e dello stesso primo ministro greco Kyriakos Mitsokakis sulla questione", afferma il premier britannico in un'intervista a Ta Nea, quotidiano di Atene. "Ma il nostro gove…
LONDRA - Due anni fa, in piena campagna elettorale, aveva dimostrato il suo amore per la Grecia dell'era classica recitando a memoria una strofa dell'Iliade in greco antico, reminiscenza degli studi scolastici a Eton. Nello studio che ora occupa a Downing Street, accanto a un busto di Winston Churchill, ci tiene a esibire la statua di un altro dei suoi eroi: Pericle, il celebre politico, militare e oratore del quinto secolo avanti Cristo che contribuì a fare di Atene la culla della civiltà, costruendo fra l'altro il Partenone. Ma Boris Johnson, a dispetto di tutto questo, ha ribadito che i fregi del più importante monumento dell'Acropoli resteranno in Gran Bretagna, nonostante l'accusa di averli acquisiti illegalmente.

"Capisco i sentimenti del popolo greco e dello stesso primo ministro greco Kyriakos Mitsokakis sulla questione", afferma il premier britannico in un'intervista a Ta Nea, quotidiano di Atene. "Ma il nostro governo ha da lungo tempo una chiara posizione su tali sculture, secondo cui furono legalmente comprate da lord Thomas Bruce Elgin in base alle leggi dell'epoca e sono legalmente proprietà del British Museum a cui egli le vendette regolarmente". Sebbene la disputa duri da tempo, nell'imminenza del bicentenario dell'indipendenza la Grecia ha rilanciato la campagna per riavere i cosiddetti marmi del Partenone, aggiungendo una nuova offerta: la promessa di dare al Regno Unito, per un'esposizione nei musei di Londra, un buon numero di capolavori antichi mai usciti prima dal suo territorio, in cambio della restituzione dei fregi, considerati fra le vette dell'arte classica. Grazie a una proposta analoga, lo scorso anno la Francia ha accettato di restituire ad Atene 50 metri di fregi che erano finiti al Louvre: c'era dunque la speranza che il Regno Unito facesse la medesima scelta. Invece Johnson ha deluso ogni aspettativa.

Reagendo immediatamente all'intervista del leader conservatore, il ministero della Cultura greco afferma di poter fornire alle autorità britanniche prove documentali che i marmi, lunghi 80 metri, circa la metà di quelli che originariamente adornavano il Partenone, furono requisiti illecitamente da lord Elgin. Per la precisione, la ministra della Cultura Lina Mendoni sostiene che l'aristocratico inglese era "un ladro seriale". Ambasciatore ad Atene durante l'occupazione della Grecia da parte dell'Impero ottomano, Elgin fece smontare i fregi dal Partenone apparentemente dopo avere ottenuto un "permesso" dalle forze turche; nel 1816, tornato in patria e finito in bancarotta, li vendette al British Museum.

"La Gran Bretagna dovrebbe smettere di combattere una battaglia perdente", ammonisce in una precedente intervista all'Observer il primo ministro Mitsotakis. "L'Acropoli non appartiene solamente alla Grecia. È una vestigia culturale di significato globale. Ma se si vuole veramente comprenderla occorre ammirarla sul posto, nella sua interezza. E non può essere completa senza i fregi". Soggiunge adesso il suo ministero della Cultura: "Per noi il British Museum non è il legittimo possessore di quei marmi. Il Partenone, come simbolo dell'Unesco e della civiltà occidentale, riflette valori universali. Tutti hanno l'obbligo di lavorare per una risoluzione della disputa".

Sullo sfondo ci sono anche nuovi accordi bilaterali tra Londra e Atene dopo la Brexit, motivo dell'intervista concessa da Johnson al quotidiano greco. Il premier dei Tories vuole proteggere i diritti delle migliaia di cittadini britannici che hanno preso la residenza in Grecia. Tra i quali ce n'è anche uno che lui ben conosce: suo padre Stanley, proprietario di una villa affacciata al mare Egeo. Ma neanche questo sembra avergli fatto cambiare idea sui marmi del Partenone.